Trump fissa la scadenza: «Entro gennaio 2029 la Groenlandia sarà degli Stati Uniti»

Il conflitto in Medio Oriente non distoglie Trump da tutti gli altri suoi obiettivi. Tra cui, neanche a dirlo, quello di controllare la Groenlandia. Nonostante, negli ultimi tempi, l'attenzione del presidente americano sia stata concentrata su altre tematiche, il desiderio di conquistare il territorio artico non lo ha ancora abbandonato. A confermarlo sono state le sue stesse parole, pronunciate nel corso della programma Real America's Voice lo scorso 31 luglio. Interpellato dal conduttore Steve Gruber sulla possibilità di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti entro la fine del suo secondo mandato da presidente, il tycoon non ha perso occasione per ribadire i suoi progetti. A suo dire, sulla questione si «potrebbe scommettere»: per Trump, infatti, è praticamente certo che il territorio artico, entro gennaio 2029, diventerà parte degli USA.
Alla domanda di Gruber su quanto l'isola sia ancora da considerarsi «di vitale importanza» per la difesa occidentale, il presidente americano ha risposto sottolineando – una volta in più – quanto il territorio sia «fondamentale» per gli Stati Uniti. «La Groenlandia è importante dal nostro punto di vista. Non dal loro, ma dal nostro. Dovresti proprio scommettere su quello», ha dichiarato il tycoon, rispondendo all'affermazione di Gruber nella quale il conduttore ricordava di aver previsto che prima del termine del mandato di Trump, il territorio artico sarà sotto il controllo operativo statunitense. «Avrai ragione, voglio fare qualcosa», ha ribadito Trump.
Dopo quella conversazione, Trump ha ulteriormente ribadito il suo interesse per il territorio artico pubblicato su Truth l'immagine – già condivisa anche in passato – del suo volto che incombe sulla città di Tasiilaq, sulla costa orientale, con la scritta «Ciao Groenlandia!». Un modo in più per evidenziare le sue intenzioni e il suo desiderio di controllo del territorio artico.
Nel frattempo, nonostante – come detto – l'attenzione degli USA sia stata concentrata altrove negli ultimi mesi, tra i groenlandesi non si placa la tensione. A fine luglio, nel corso di un'intervista, il senatore Mark Kelly (democratico dell'Arizona) ha riferito di aver recentemente incontrato i primi ministri di Danimarca e Groenlandia, i quali – a suo dire – erano preoccupati di una possibile invasione della Groenlandia da parte di Donald Trump. Timori, questi, che non si sono mai spenti in questi mesi, e che anzi toccano sempre più groenlandesi. «Il primo ministro della Groenlandia ha dichiarato che ora anche i bambini hanno paura degli americani», ha rivelato Kelly. Sempre secondo quanto riportato dal senatore, per i funzionari europei incontrati in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, gli americani «hanno perso la testa». Al punto tale che, in Danimarca, un tempo tra i più stretti alleati di Washington, ora la Cina gode di un consenso maggiore rispetto agli Stati Uniti.
