Trump in TV dopo l'attacco: «Non ho avuto paura, viviamo in un mondo di matti»

«Non ho avuto paura, so come va la vita, viviamo in un mondo di pazzi». Donald Trump, nella prima intervista con 60 Minutes dopo l'attacco alla cena dei media a Washington, ha parlato dell'aggressore come «un cristiano che poi si è radicalizzato ed è diventato anticristiano». È «una persona molta disturbata», ha aggiunto.
Il presidente USA, scampato per la terza volta a un attentato dopo quelli al comizio a Butler e al golf club a Palm West Beach, ha poi attaccato l'intervistatrice dell'emittente televisiva CBC News, quando ha letto un passo del manifesto dell'assalitore. Nel manifesto l'uomo – Cole Tomas Allen – dice di «non essere più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani con i suoi crimini», con un apparente riferimento al presidente. «Non sono uno stupratore, né un pedofilo. E tu sei una persona orribile per aver letto queste parole. Dovresti vergognarti», ha attaccato il tycoon.
Il presidente ha però voluto pure fare dell'ironia. In particolare, sulla velocità con la quale l'assalitore che ha aperto il fuoco è sfrecciato davanti agli agenti del Secret Service. «È stato velocissimo, la NFL dovrebbe assumerlo», ha detto riferendosi alla lega di football americano. «È uno molto veloce».
Ancora, il presidente americano ha raccontato che subito dopo l'attacco alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, quando il Secret Service lo ha raggiunto sul palco e gli ha chiesto di «mettersi giù», lui non lo ha voluto fare subito. «Volevo capire che cosa stava succedendo, ho chiesto agli agenti "aspettate un attimo"», ha raccontato Trump. «Mi hanno detto di mettermi giù, a me e alla first lady».
C'era anche l'ambasciatore svizzero
L'ambasciatore svizzero Ralf Heckner è stato testimone diretto del tentativo di attacco. «Sono rimasto calmo», racconta in un'intervista concessa a CH Media. Heckner si trovava nella sala, a circa dieci metri dal presidente americano, quando si è sentito un rumore sordo e le forze di sicurezza hanno reagito immediatamente. Grazie alla sua posizione strategica vicino a una porta principale, Heckner sapeva da dover poter fuggire. «Ho avuto la sensazione che la situazione fosse rapidamente sotto controllo. Ma molte persone erano molto preoccupate». Gli eventi previsti per la serata si sono svolti comunque nonostante l'incidente, ma con misure di sicurezza rafforzate. «Non era però una festa in un'atmosfera esuberante», ha ammesso Heckner.
Il compleanno di Melania Trump
Intanto, Melania ha compiuto 56 anni il 26 aprile, all'indomani dell'attacco al gala dei media. La Casa Bianca ha postato sui suoi social media ufficiali un post di buon compleanno alla First Lady.
Le immagini della moglie di Donald Trump con l'espressione comprensibilmente preoccupata mentre il Secret Service portava via lei e il presidente hanno fatto il giro del mondo, mentre il marito l'ha elogiata pubblicamente per il «coraggio e la pazienza». «Non voglio dire che la Melania fosse spaventata, perché a nessuno piace che si dica di loro che hanno paura – ha dichiarato durante l'intervista –. È una donna intelligente, quando ci hanno detto di buttarci a terra ha capito che la situazione era grave. Chi non sarebbe stato spaventato?».
Il video virale
Tra le decine di video circolati sui social dopo l'attacco alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca – da quelli sul caos e il panico ad alcuni più leggeri sul furto di bottiglie di vino dai tavoli abbandonati –, ce n'è uno che sta diventando virale. La clip ritrae un uomo di una certa età, l'agente della Creative Artists Agency Michael Glantz, che continua a mangiare mentre tutte le persone al suo tavolo e a quelli accanto si stanno mettendo al riparo. Intorno a lui, che imperterrito continua a portare la forchetta alla bocca, gli agenti del Secret Service in piedi che urlano ai presenti di «stare giù».
L'assalitore
Oggi, l'aggressore Cole Tomas Allen compare in tribunale. Ha viaggiato tre giorni in treno dalla California a Washington per poter nascondere le tante armi con le quali intendeva uccidere Donald Trump e altri funzionari dell'amministrazione. Ha preso una stanza nell'hotel Hilton per passare il più possibile inosservato e studiare meglio la macchina della sicurezza all'ingresso del salone che ospitava il gala dei corrispondenti alla Casa Bianca. Ma i suoi piani sono falliti. Dieci minuti prima di compiere l'attacco il 31.enne ha lasciato un messaggio ai suoi familiari definendosi l'«assassino federale gentile». «Porre l'altra guancia serve quando si è oppressi in prima persona. Io non sono una persona violentata in un campo di detenzione. Non sono l'adolescente abusata dai molti criminali dell'amministrazione. Porgere l'altra guancia quando è qualcun altro a subire l'oppressione non è un comportamento cristiano, è complicità ai crimini dell'oppressore», si legge nel manifesto.
Cresciuto a Torrence, alla periferia di Los Angeles, Allen si è laureato in ingegneria meccanica alla Caltech nel 2017. L'anno prima con il suo team ha vinto un concorso per costruire robot calciatori. Alcuni mesi più tardi ha sviluppato il prototipo di un freno di emergenza per sedie a rotelle. Stage alla NASA, Master in Scienza informatica alla California State University nel 2025 e poi il lavoro dei sogni: progettare videogiochi. Allen insegnava anche part-time alla C2 Education, un'azienda che aiuta gli studenti delle scuole superiori ad accedere all'università, dove è stato nominato «professore dell'anno».
Sabato sera, Allen era armato di un fucile da caccia, una pistola e diversi coltelli. Secondo Trump, un agente del Secret Service è stato colpito da almeno un proiettile ed è stato salvato dal giubbotto antiproiettile.

