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Lo riporta Barak Ravid di Axios – Svizzera-Iran: Cassis ha parlato con il ministro degli Esteri Araghchi – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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23:41
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Libano: sei morti nei raid israeliani nel sud
Sei persone, tra cui un bambino, sono state uccise oggi in due raid israeliani su un villaggio nel sud del Libano, che l'esercito israeliano aveva ordinato di evacuare nonostante il cessate il fuoco; lo ha riferito il Ministero della Salute libanese.
Secondo un comunicato del Ministero, altre otto persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite in questi attacchi su Habboush. L'agenzia di stampa ufficiale libanese (ANI) ha riferito di «una serie di intensi raid (...) poco meno di un'ora dopo l'avvertimento» israeliano. A Habboush, un fotografo dell'AFP ha visto volte di fumo levarsi a seguito dei bombardamenti.
L'ANI ha dato notizia di altri raid e tiri di artiglieria su altre località del sud, tra cui uno sulla città costiera di Tiro, nonostante il cessate il fuoco tra Hezbollah filo-iraniano e Israele, in vigore dal 17 aprile. Ieri, 17 persone erano state uccise in raid nel sud, dove l'esercito israeliano ha stabilito una zona larga 10 km a partire dalla frontiera - vietata alla stampa e alla popolazione - in cui effettua operazioni di demolizione.
Distruzioni sono state segnalate a Shamaa ma anche a Yaroun dove, secondo l'agenzia ANI, sono stati demoliti un monastero, una scuola privata, case, negozi e strade. Israele afferma di voler proteggere la sua regione settentrionale da Hezbollah, che continua a rivendicare attacchi contro posizioni israeliane in Libano e, più raramente, contro il territorio israeliano.
In virtù dell'accordo di cessate il fuoco, Israele si riserva «il diritto di adottare, in qualsiasi momento, tutte le misure necessarie per legittima difesa contro attacchi pianificati, imminenti o in corso», una clausola contestata da Hezbollah. L'esercito israeliano ha annunciato ieir la morte «in combattimento» di uno dei suoi soldati nel sud del Libano, il quarto dall'entrata in vigore del cessate il fuoco.
Il Ministero della Salute libanese ha aggiornato il bilancio oggi, indicando che oltre 2600 persone sono state uccise dalla ripresa delle ostilità tra Hezbollah e Israele, avvenuta il 2 marzo, nel contesto della guerra in Medio Oriente. Secondo questa fonte, tra le vittime figurano 103 soccorritori.
«Che una persona che tenta di salvare vite umane, di alleviare la sofferenza umana, possa essere presa di mira (...) è una cosa che trovo assolutamente inaccettabile», ha dichiarato ai giornalisti nei pressi di Beirut il vicesegretario generale della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), Xavier Castellanos.
23:41
23:41
Trump: «L'Iran vuole un accordo, ma la proposta non mi soddisfa»
L'Iran presenta agli Usa la sua nuova proposta per la pace. Ma l'accoglienza americana è fredda: «Al momento, non sono soddisfatto di quanto offrono», ha detto Donald Trump tornando ad aleggiare lo spettro di nuovi attacchi e a criticare l'Europa per il mancato aiuto sul dossier.
«Non sono contento dell'Italia e non sono contento della Spagna. Ritengono che l'Iran possa avere l'arma nucleare», ha insistito dopo aver minacciato il possibile ritiro delle truppa americane nei due Paesi e in Germania. Contro l'Europa il presidente ha anche riaperto la partita dei dazi, annunciando dalla prossima settimana tariffe al 25% sulle auto Ue. E' «inaccettabile» e dimostra che gli Stati Uniti sono un partner «inaffidabile», ha tuonato il presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lang. Ma Trump vuole andare avanti: «L'Ue non ha rispettato l'accordo commerciale», ha detto prima di volare in Florida, da dove continuerà a seguire «al telefono» le trattative con Teheran.
I contenuti della nuova proposta iraniana restano per ora riservati vista la delicata fase. E' stata consegnata ai mediatori del Pakistan, che lunedì scorso hanno ricevuto da Washington una lista di emendamenti per reinserire la questione nucleare nel testo di un eventuale accordo. La precedente proposta iraniana prevedeva la riapertura di Hormuz e il rinvio a una seconda fase delle trattative sul programma nucleare. Trump però l'aveva respinta e gli emendamenti richiesti riflettono lo scetticismo americano sul non affrontare subito il tema: gli Usa - riporta Axios - vogliono che l'Iran si impegni a sospendere ogni attività nei propri siti nucleari bombardati e non tocchi le scorte di uranio arricchito a trattative in corso.
Uno sblocco dello stallo appare così ancora lontano. E, secondo indiscrezioni, l'Iran starebbe approfittando della tregua per recuperare armi, missili e munizioni «nascosti sottoterra o sepolte dalle macerie». Trump ha ribadito a più riprese di voler seguire la via diplomatica ma per ora - ha detto - Teheran ha chiesto cose che non è in grado di accettare. L'opzione militare resta così aperta: le alternative sono «un accordo o bombardarli a tappeto», ha spiegato dopo aver ricevuto un briefing di 45 minuti dai comandanti sulle possibili mosse militari da intraprendere per mettere pressione a Teheran.
Mentre mentre valuta le opzioni, il commander-in-chief fa i conti con l'impopolarirtà crescente della guerra, che piace agli americani addirittura meno di quella in Vietnam. Il conflitto sta portando alla luce anche crepe nel suo partito, aprendo la strada una possibile battaglia in Congresso. Oggi è scaduto il termine dei 60 giorni previsto dalla legge affinché un presidente notifichi a Capitol Hill una guerra e ne chieda l'autorizzazione. L'amministrazione Trump ritiene invece che la tregua scattata il 7 aprile abbia bloccato il conteggio e «terminato» il confronto diretto Iran-Usa. Una spiegazione che non convince molti anche fra i repubblicani e che rischia di aprire un nuovo pericoloso fronte in vista di Midterm.
23:39
23:39
«14 pasdraran morti in operazioni di sminamento nel nord dell'Iran»
Quattordici soldati iraniani sono morti oggi durante operazioni di disinnesco di ordigni inesplosi nella provincia nord-occidentale iraniana di Zanjan, secondo quanto riportato dai media locali.
«A seguito di raid aerei nemici con bombe a grappolo e mine aeree, alcune zone della provincia di Zanjan, tra cui circa 1.200 ettari di terreno agricolo, sono state contaminate da bombe», ha riferito l'agenzia di stampa Fars, citando le potenti Guardie Rivoluzionarie del Paese.
Gli specialisti delle Guardie Rivoluzionarie stanno lavorando per bonificare le aree e hanno neutralizzato oltre 15.000 ordigni, ha aggiunto l'agenzia. «Tuttavia, oggi, durante una di queste missioni, 14 di queste forze specializzate sono stati martirizzati e 2 sono rimasti feriti», ha concluso.
L'Iran ha precedentemente accusato gli Stati Uniti e Israele di utilizzare munizioni a grappolo, che esplodono a mezz'aria disperdendo bombe più piccole, alcune delle quali non esplodono, creando un pericolo che può durare per decenni. Anche Israele ha accusato l'Iran di utilizzare queste munizioni nei suoi attacchi missilistici contro le città israeliane. Iran, Israele e Stati Uniti hanno tutti rifiutato di aderire agli oltre 100 paesi firmatari della Convenzione del 2008 sulle munizioni a grappolo, che ne vieta l'uso, il trasferimento, la produzione e lo stoccaggio.
23:32
23:32
Trump al Congresso: «Terminate le ostilità, ma l'Iran resta una minaccia»
Donald Trump ha notificato al Congresso che le «ostilità» contro l'Iran sono «terminate» ma ha messo in evidenza che Teheran rappresenta ancora una minaccia «significativa».
In una lettera allo speaker della Camera Mike Johnson alla scadenza dei 60 giorni che obbligano il presidente a chiedere l'autorizzazione per continuare la guerra, Trump afferma: «le ostilità iniziate il 28 febbraio 2026 sono terminate. Non ci sono stati scambi di colpi fra le forze americane e quelle iraniane dal 7 aprile. Continuerò a dirigere le forze armate in linea con le mie responsabilità e ai sensi della mia autorità costituzionale di condurre le relazioni estere degli Stati Uniti e in qualità» di commander-in-chief.
La Casa Bianca ritiene che il cessate il fuoco sospenda il limite dei 60 giorni, aggirando così la necessità di un'autorizzazione congressuale.
23:30
23:30
Iran: colloquio telefonico Araghchi-Lavrov
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto oggi una conversazione telefonica con la sua controparte russa, Sergey Lavrov. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Teheran, secondo cui durante il colloquio Araghchi «ha avuto uno scambio di vedute con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in merito alle ultime posizioni e iniziative della Repubblica Islamica dell'Iran per porre fine alla guerra e all'aggressione di Stati Uniti e Israele».
23:28
23:28
Trump: «In guerra perché l'Iran non può avere il nucleare»
«Siamo in una guerra perché non possiamo permettere a dei pazzi di avere l'arma nucleare, Non possiamo consentire all'Iran di avere il nucleare». Lo ha detto Donald Trump, assicurando che porterà a termine correttamente il conflitto e l'accordo. «Se non avessimo agito Israele sarebbe stato fatto a pezzi, il Medio Oriente sarebbe stato fatto a pezzi e penso anche l'Europa», ha aggiunto il presidente spiegando che si sarebbe atteso un calo dei mercati finanziari del 25% e prezzi del petrolio ben più alti di quelli attuali.
23:25
23:25
Pentagono: «Il blocco dei porti è costato all'Iran 4,8 miliardi»
Il blocco dei porti è costato all'Iran 4,8 miliardi di dollari. E' la stima del Pentagono, secondo quanto riportato da Axios. Il Dipartimento della Difesa, il blocco ha precluso a Teheran quasi 5 miliardi di ricavi petroliferi: da quando è iniziato il 13 aprile, le forze americane hanno respinto 40 navi che hanno cercato di attraversarlo. In totale 31 petroliere cariche di 53 milioni di barili di greggio sono bloccate nel Golfo e hanno un valore di 4,8 miliardi.
16:55
16:55
Svizzera-Iran: Cassis parla con ministro esteri Araghchi
Il consigliere federale Ignazio Cassis ha avuto ieri un colloquio telefonico con il ministro degli affari esteri dell'Iran, Abbas Araghchi. La notizia, confermata oggi dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), arriva in un momento delicato per le relazioni internazionali.
Contattato da Keystone-Ats, il DFAE non ha voluto fornire informazioni sui contenuti della conversazione. Stando a quanto diffuso su X dalla piattaforma informativa Iran Nuances i capi delle rispettive diplomazie hanno discusso della situazione regionale.
La telefonata segue di pochi giorni l'annuncio, da parte del DFAE, della riapertura parziale dell'ambasciata elvetica a Teheran. La sede diplomatica era stata temporaneamente chiusa l'11 marzo 2026 a causa della precarietà della situazione della sicurezza, aveva spiegato Berna. Erano i tempi dei raid americani e israeliani. Come si ricorderà la Svizzera rappresenta gli interessi statunitensi in Iran.
16:14
16:14
«Gli USA hanno inviato lunedì una lista di emendamenti all'Iran»
Gli Stati Uniti, tramite i mediatori del Pakistan, hanno inviato lunedì all'Iran un elenco di emendamenti volti a reinserire la questione nucleare nel testo dell'accordo. Lo riporta Axios citando alcune fonti. Uno degli emendamenti includeva la richiesta che l'Iran si impegnasse a non svolgere alcuna attività ai propri impianti nucleari bombardati e a non tentare di toccare le scorte di uranio arricchito finché proseguono i negoziati.
15:32
15:32
«Teheran ha consegnato una nuova proposta negoziale»
Teheran ha consegnato ai mediatori pakistani una «nuova proposta negoziale» rivolta a Washington su un possibile accordo per concludere il conflitto in corso: lo riferisce l'agenzia iraniana Irna. È stata recapitata ieri sera, aggiunge la stessa fonte.
13:54
13:54
Nuovi raid israeliani nel sud del Libano: recuperati 5 corpi
Diversi attacchi israeliani sono stati riportati in mattinata da località del sud del Libano: lo riferisce il giornale L'Orient-Le Jour, aggiungendo che, tra i luoghi colpiti, ci sono Zebqine, Qlaylé (Tiro), Zrariyé (Sidone) e Breiké (Nabatiyeh). In queste zone, riferisce la testata, si sono registrati bombardamenti aerei, mentre a Halta (Hasbayah) ci sarebbero stati dei lanci di artiglieria.
Alcuni raid sono stati riportati anche dall'agenzia NNA, che riferisce inoltre come stamane è stato completato il recupero dei corpi di 5 persone morte in un attacco della scorsa notte a Kfar Roummane (Nabatieh). In precedenza, il ministero della Salute libanese aveva riferito di altri due morti e 10 feriti a Nabatieh al-Fawqa.
11:10
11:10
Teheran: «Gli USA non affrontano nucleare e sanzioni in modo serio»
Gli Stati Uniti «non affrontano in modo serio la questione del nucleare e le sanzioni» riguardanti l'Iran: è quanto affermato dal portavoce del ministero degli esteri di Teheran, Esmail Baghaei, citato dall'agenzia IRNA.
Parlando in un programma TV, Baghaei, ha affermato che «ogni volta che l'Iran ha avviato colloqui con gli Stati Uniti sulla questione nucleare e sulla revoca delle sanzioni, gli USA hanno contemporaneamente condotto azioni militari» contro la Repubblica Islamica. E ha sottolineato che «gli Stati Uniti non sono seri riguardo alla revoca delle sanzioni e non hanno imparato dagli errori del passato».
Baghaei ha quindi affermato che tra i due Paesi «esiste una profonda sfiducia» e ha accusato gli Stati Uniti di «aspettarsi che vengano accettate le loro richieste massimaliste», mentre l'Iran «ha sempre presentato le proprie proposte sulla base della fine della guerra e dell'instaurazione di un cessate il fuoco».
Il portavoce ministeriale iraniano ha anche spiegato che «molti Paesi, con varie intenzioni, hanno annunciato la propria disponibilità a mediare», ma per Teheran «il mediatore ufficiale resta il Pakistan».
Dal canto suo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che nessuno, a parte lui e una manciata di altre persone, conosce lo stato dei colloqui con l'Iran, suggerendo che i negoziati stiano procedendo nonostante l'apparenza pubblica di una situazione di stallo, pur riconoscendo l'incertezza sulla leadership iraniana.
Stando a quanto riporta la CNN l'inquilino della Casa Bianca ha detto che i negoziati si stanno svolgendo «telefonicamente» e che la sua risposta a qualsiasi proposta dell'Iran dipenderà da quanto Teheran si spingerà nel limitare il proprio programma nucleare.
Oggi - ricorda il media americano - i mediatori pachistani si aspettano una proposta di pace rivista da parte dell'Iran, dopo che il presidente Usa ha respinto la versione precedente.
10:46
10:46
Due attivisti della Flotilla saranno portati in Israele e interrogati
Due degli attivisti della Global Sumud Flotilla intercettati tra mercoledì e giovedì dalle forze israeliane in acque internazionali nel Mediterraneo «saranno condotti in Israele per essere interrogati», in quanto considerati autori di attività sospette: lo indica in un comunicato il Ministero degli esteri israeliano. Si tratta di Saif Abu Keshek, «sospettato di affiliazione a un'organizzazione terroristica», e Thiago Ávila, «sospettato di attività illegali», aggiunge il comunicato. Nella nota, il ministero israeliano ringrazia inoltre il governo greco per aver accettato lo sbarco a Creta dei restanti attivisti della Flotilla.
10:23
10:23
A Gaza i campi profughi invasi da ratti e parassiti
Negli ultimi mesi si sono moltiplicate a Gaza le segnalazioni di morsi di ratto per il diffuso aumento delle infestazioni di roditori, in particolare nelle aree sovraffollate e nelle zone in cui si stanno accumulando grandi quantità di macerie nella Striscia.
È quanto segnala un rapporto dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), secondo cui la carenza di beni di prima necessità amplifica il rischio per una popolazione già vulnerabile e in gravi condizioni di salute.
La mancanza di pesticidi, riferisce l'ONU, rappresenta un'ulteriore piaga a Gaza e sette mesi dopo il cessate il fuoco, le tende degli sfollati si stanno trasformando in rifugi per ratti e topi mentre gli operatori umanitari faticano a controllare la proliferazione di questi roditori, portatori di gravi malattie come la leptospirosi e la peste.
Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, la carenza di acqua contribuisce al diffondersi della malattie. Circa il 60% delle famiglie non ha accesso a una quantità sufficiente di acqua potabile e quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza è stato distrutto o danneggiato, per questo circa l'80% della popolazione attualmente dipende dall'acqua potabile trasportata tramite autocisterne, il che aggrava le condizioni di vita in un contesto di sovraffollamento.
L'ultimo rapporto delle Nazioni Unite stima che 67'000 sfollati vivano in 83 centri di accoglienza collettivi gestiti dall'agenzia. Le squadre di sorveglianza medica dell'agenzia delle Nazioni Unite continuano a segnalare «un preoccupante aumento delle malattie cutanee ectoparassitarie, come la scabbia e la varicella», che sta esacerbando i problemi di salute pubblica.
«I casi registrati sono triplicati tra gennaio e marzo, con focolai identificati nella regione di Mawasi-Khan Younis». Secondo gli operatori umanitari, la capacità di controllare il problema è limitata anche dalla grave carenza di «shampoo anti-pidocchi, trattamenti contro la scabbia e lozione alla calamina».
10:12
10:12
Sbarcati a Creta gli attivisti della Flotilla intercettati da Israele
I circa 175 attivisti della Global Sumud Flotilla per Gaza che erano stati intercettati nella notte tra mercoledì e giovedì dalle forze israeliane in acque internazionali nel Mediterraneo sono sbarcati sull'isola di Creta.
Lo ha constatato un giornalista dell'agenzia AFP sul posto. Lo sbarco è avvenuto nel sud-est dell'isola. Scortati dalla guardia costiera greca gli attivisti sono saliti su quattro autobus diretti verso una destinazione al momento non specificata dalle autorità, secondo la stessa fonte.
In precedenza il Ministero degli esteri greco aveva chiesto a Israele di ritirare le sue navi dalla regione e offerto al contempo i suoi buoni uffici per accogliere sul proprio territorio le persone a bordo della Global Sumud Flotilla, garantendone il rientro in sicurezza nei rispettivi Paesi.
07:51
07:51
Atene offre aiuto per garantire il rientro sicuro degli attivisti della Flotilla
La Grecia «in quanto fattore di stabilità nella regione, guidata dal diritto internazionale e per ragioni umanitarie, ha chiesto a Israele di ritirare le sue navi dalla regione e ha offerto i suoi buoni uffici impegnandosi ad accogliere le persone a bordo sul proprio territorio e a garantirne il rientro in sicurezza nei rispettivi paesi». Lo comunica il ministero degli Esteri greco sul suo sito in merito alla vicenda della Global Sumud Flotilla.
«Le autorità greche sono in contatto con le autorità israeliane in merito alla questione dello sbarco in sicurezza in Grecia. Una delegazione del Ministero degli Affari Esteri si sta recando al punto di arrivo per coordinare le azioni di tutte le autorità greche competenti e per cooperare con le autorità consolari straniere, che vengono debitamente informate delle proprie azioni».
Alla luce dell'operazione israeliana «contro le navi della Global Sumud Flotilla in acque internazionali al largo di Creta, chiediamo moderazione e rispetto universale del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale del mare e il diritto internazionale umanitario».
Il dipartimento di Stato USA dal canto suo condanna fermamente la «flottiglia di Gaza» intercettata dall'esercito israeliano al largo di Creta, definendola un'iniziativa filo Hamas e «controproducente», e valuteranno «l'impiego degli strumenti a disposizione per imporre conseguenze a coloro che le forniscono sostegno», appoggiando «le azioni legali intraprese dai nostri alleati contro di essa».
Washington si aspetta «che tutti i nostri alleati intraprendano azioni decise contro questa insensata trovata politica, negando l'accesso ai porti, l'attracco, la partenza e il rifornimento alle imbarcazioni che partecipano alla flottiglia».
07:37
07:37
Il punto alle 7.30
L'ammiraglio Brad Cooper, a capo del CENTCOM, e il Capo di Stato Maggiore congiunto, generale Dan Caine, hanno informato Donald Trump sui piani per possibili attacchi contro l'Iran. Lo riporta Barak Ravid di Axios, aggiungendo che, secondo due funzionari il briefing di giovedì è durato 45 minuti. Il cessate il fuoco tra USA e Iran, iniziato ai primi di aprile, ha «posto fine» alle ostilità tra le parti ai fini della scadenza congressuale sui poteri di guerra. Lo ha chiarito un funzionario dell'amministrazione, secondo i media USA, dopo che i repubblicani al Senato hanno sollecitato un'interpretazione dei 60 giorni previsti dal War Powers Act
La sollecitazione dei senatori repubblicani è maturata in vista della scadenza del primo maggio, termine oltre i quale il presidente è tenuto ad un passaggio di autorizzazione al Congresso sui suoi poteri di guerra, salvo che non decida di ridimensionare le le operazioni, anche se il conteggio ha un inizio incerto e variabile. I primi attacchi contro l'Iran sono stati sferrati a fine febbraio.
«Ai fini del War Powers Act, le ostilità iniziate sabato 28 febbraio sono nel frattempo terminate», ha riferito il funzionario, sulla considerazione non vi sono stati più atti di guerra tra le due forze armate da quando, oltre tre settimane fa, è entrato in vigore un fragile cessate il fuoco.
La legge del 1973 concede al presidente 60 giorni per un'azione militare prima di doverla interrompere, richiedendo l'autorizzazione al Congresso, o domandare una proroga di 30 giorni motivata da «inevitabile necessità militare» alla sicurezza delle forze armate. Trump ha notificato il conflitto al Congresso 48 ore più tardi, facendo scattare i 60 giorni, la cui scadenza era fissata per il primo maggio.
Durante l'audizione al Senato di giovedì, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto di ritenere che il conteggio si fosse interrotto durante la tregua. I dem hanno contestato l'interpretazione, sostenendo l'assenza di disposizioni legali in tal senso. La Costituzione americana stabilisce che solo il Congresso, non il presidente, abbia il potere di dichiarare guerra. Fanno eccezione, però, le operazioni che l'amministrazione qualifica come a breve termine o mirate a contrastare una minaccia immediata.
