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Lo riporta Barak Ravid di Axios – Il cessate il fuoco tra USA e Iran, iniziato ai primi di aprile, ha «posto fine» alle ostilità tra le parti ai fini della scadenza congressuale sui poteri di guerra – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Atene offre aiuto per garantire il rientro sicuro degli attivisti della Flotilla
La Grecia «in quanto fattore di stabilità nella regione, guidata dal diritto internazionale e per ragioni umanitarie, ha chiesto a Israele di ritirare le sue navi dalla regione e ha offerto i suoi buoni uffici impegnandosi ad accogliere le persone a bordo sul proprio territorio e a garantirne il rientro in sicurezza nei rispettivi paesi». Lo comunica il ministero degli Esteri greco sul suo sito in merito alla vicenda della Global Sumud Flotilla.
«Le autorità greche sono in contatto con le autorità israeliane in merito alla questione dello sbarco in sicurezza in Grecia. Una delegazione del Ministero degli Affari Esteri si sta recando al punto di arrivo per coordinare le azioni di tutte le autorità greche competenti e per cooperare con le autorità consolari straniere, che vengono debitamente informate delle proprie azioni».
Alla luce dell'operazione israeliana «contro le navi della Global Sumud Flotilla in acque internazionali al largo di Creta, chiediamo moderazione e rispetto universale del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale del mare e il diritto internazionale umanitario».
Il dipartimento di Stato USA dal canto suo condanna fermamente la «flottiglia di Gaza» intercettata dall'esercito israeliano al largo di Creta, definendola un'iniziativa filo Hamas e «controproducente», e valuteranno «l'impiego degli strumenti a disposizione per imporre conseguenze a coloro che le forniscono sostegno», appoggiando «le azioni legali intraprese dai nostri alleati contro di essa».
Washington si aspetta «che tutti i nostri alleati intraprendano azioni decise contro questa insensata trovata politica, negando l'accesso ai porti, l'attracco, la partenza e il rifornimento alle imbarcazioni che partecipano alla flottiglia».
07:37
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Il punto alle 7.30
L'ammiraglio Brad Cooper, a capo del CENTCOM, e il Capo di Stato Maggiore congiunto, generale Dan Caine, hanno informato Donald Trump sui piani per possibili attacchi contro l'Iran. Lo riporta Barak Ravid di Axios, aggiungendo che, secondo due funzionari il briefing di giovedì è durato 45 minuti. Il cessate il fuoco tra USA e Iran, iniziato ai primi di aprile, ha «posto fine» alle ostilità tra le parti ai fini della scadenza congressuale sui poteri di guerra. Lo ha chiarito un funzionario dell'amministrazione, secondo i media USA, dopo che i repubblicani al Senato hanno sollecitato un'interpretazione dei 60 giorni previsti dal War Powers Act
La sollecitazione dei senatori repubblicani è maturata in vista della scadenza del primo maggio, termine oltre i quale il presidente è tenuto ad un passaggio di autorizzazione al Congresso sui suoi poteri di guerra, salvo che non decida di ridimensionare le le operazioni, anche se il conteggio ha un inizio incerto e variabile. I primi attacchi contro l'Iran sono stati sferrati a fine febbraio.
«Ai fini del War Powers Act, le ostilità iniziate sabato 28 febbraio sono nel frattempo terminate», ha riferito il funzionario, sulla considerazione non vi sono stati più atti di guerra tra le due forze armate da quando, oltre tre settimane fa, è entrato in vigore un fragile cessate il fuoco.
La legge del 1973 concede al presidente 60 giorni per un'azione militare prima di doverla interrompere, richiedendo l'autorizzazione al Congresso, o domandare una proroga di 30 giorni motivata da «inevitabile necessità militare» alla sicurezza delle forze armate. Trump ha notificato il conflitto al Congresso 48 ore più tardi, facendo scattare i 60 giorni, la cui scadenza era fissata per il primo maggio.
Durante l'audizione al Senato di giovedì, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto di ritenere che il conteggio si fosse interrotto durante la tregua. I dem hanno contestato l'interpretazione, sostenendo l'assenza di disposizioni legali in tal senso. La Costituzione americana stabilisce che solo il Congresso, non il presidente, abbia il potere di dichiarare guerra. Fanno eccezione, però, le operazioni che l'amministrazione qualifica come a breve termine o mirate a contrastare una minaccia immediata.
