Medio Oriente

Trump nega, ma il Pentagono mette pressione all'industria bellica: «Ci servono missili, e in fretta»

Nonostante il presidente USA abbia smentito la carenza di munizioni, parlando di «scorta illimitata», emerge una comunicazione rivolta al settore della difesa per velocizzare la produzione e la consegna di missili
©MATT KAMINSKY
Michele Montanari
09.08.2026 09:00

Gli Stati Uniti stanno esaurendo i missili destinati alla guerra contro l’Iran? Secondo diverse fonti citate da alcuni medi americani sì, anche se il presidente USA Donald Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth negano. Oggi è il Washington Post ad aggiungere un ulteriore tassello alla vicenda. Secondo il quotidiano americano, che cita una comunicazione interna del Dipartimento della Difesa, il Pentagono ha chiesto all'industria bellica statunitense di accelerare rapidamente la produzione e la consegna di armi, comprese le «munizioni che scarseggiano» a causa del conflitto in Medio Oriente.

Il vicesegretario alla Difesa, Steve Feinberg, mercoledì scorso ha scritto ai leader del settore degli armamenti, dando loro «non più di 21 giorni» per presentare piani volti ad «accelerare significativamente i tempi di consegna e aumentare la produzione di capacità critiche».

Insomma, agli USA servono missili, e pure in fretta. Nella nota inviata da Feinberg si legge che «cicli di sviluppo che durano anni non sono accettabili. Dobbiamo accelerare drasticamente i nostri programmi ed espandere subito la nostra capacità produttiva».

Giovedì scorso Trump, criticando i media che hanno diffuso le notizie sul drastico calo di missili, ha scritto sul social Truth che gli Stati Uniti possiedono «enormi quantità» di munizioni, aggiungendo che «grossi quantitativi vengono prodotti e spediti secondo necessità». Il tycoon qualche ha pure smentito quelle che secondo lui sono fake news durante un incontro con i giornalistia allo Studio Ovale: «Disponiamo di una scorta illimitata di armi. Siamo messi molto bene. Abbiamo quantità letteralmente enormi di munizioni».

Casa Bianca e Pentagono hanno più volte contestato le recenti notizie apparse sui media americani secondo cui le scorte di armi, sia offensive sia difensive, sarebbero scese a livelli «pericolosamente bassi», a partire dai sistemi missilistici Thaad e Patriot. Stando al Wall Street Journal, il presidente USA avrebbe pure ordinato indagini sulle rivelazioni apparse sui maggiori siti di informazione americani e internazionali, intensificando gli sforzi contro la fuga di notizie compromettenti sulla guerra con l'Iran.

Stando a una fonte vicina al Pentagono, citata dalla Reuters, l'esercito statunitense avrebbe tuttavia utilizzato «praticamente tutte» le sue armi terra-aria a lungo raggio ad alta precisione durante il conflitto.

Trump continua a ripetere che la guerra con l'Iran finirà presto. Anche se Teheran non la vede allo stesso modo. Nelle scorse ore, infatti, il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell'Iran, Mohammad Baqer Zolqadr, ha lanciato il suo monito: «Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale non si tirerà mai indietro; né in guerra né nei negoziati». Tra le varie rivendicazioni, Zolqadr ha puntualizzato che Washington deve «porre fine per sempre alla guerra e all'aggressione contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq».

Secondo il Washington Post, nel solo primo mese di guerra in Medio Oreinte, gli Stati Uniti hanno lanciato più di 850 missili da crociera Tomahawk e oltre 1.000 intercettori Patriot e THAAD. Gli Stati Uniti hanno inoltre utilizzato più di 1.300 missili balistici tattici dell'esercito nelle prime settimane di combattimento.

Stando all’ultimo rapporto sul materiale militare impiegato contro l’Iran diffuso dalla CNN, l'esercito statunitense, dal 28 febbraio di quest’anno, ha utilizzato circa quattro quinti del suo inventario di missili THAAD e quasi la metà dei suoi intercettori Patriot dall'inizio del conflitto. Parliamo tra l'altro di sistemi costosissimi: i primi sono valutati tra i 12 e i 15 milioni di dollari a unità, i secondi circa 4 milioni di dollari. Secondo il Center for Strategic and International Studies, prima dell’inizio dei bombardamenti in Medio Oriente, Washington aveva in dotazione circa 2.200 missili Patriot e 452 missili THAAD.

Negli ultimi mesi, ricorda ancora il WP, il Pentagono si è impegnato ad incrementare la propria produzione di armamenti. Lunedì, il Dipartimento della Difesa ha annunciato un accordo quadro con Northrop Grumman e Lockheed Martin per aumentare la produzione dei missili Patriot Advanced Capability-3 (PAC-3) e THAAD. La scorsa settimana, il Pentagono ha invece assegnato sempre a Lockheed Martin un contratto del valore massimo di 58,6 miliardi di dollari per triplicare la produzione di PAC-3 entro il 2030.

Lo scorso maggio, il Pentagono aveva annunciato diversi accordi quadro con aziende del settore della tecnologia della difesa, tra cui Anduril, Castelion, CoAspire, Leidos e Zone 5, per «espandere in modo significativo» le capacità di attacco delle forze armate statunitensi e acquistare i loro missili a basso costo. A fine giugno, il dipartimento ha anche ospitato i leader di diverse start-up della Silicon Valley, sottolineando il loro ruolo cruciale nel riapprovvigionamento di armamenti degli Stati Uniti.

I presunti buchi nell’arsenale americano sollevano parecchi dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di condurre attacchi contro l'Iran per un periodo prolungato. Inoltre, secondo diversi analisti interpellati dai media americani, la mancanza di missili potrebbe pure compromettere la capacità dell'esercito a stelle e strisce di combattere una potenziale guerra futura contro la Cina, la Russia o la Corea del Nord. Inutile dire che l'esaurimento scorte dei missili Patriot, che da anni difendono i cieli di Kiev dagli attacchi russi, sarebbe un grosso problemi pure per l'Ucraina. Proprio nelle scorse ore il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lancitao l'allarma su un possibile nuovo schieramento di migliaia di soldati nordcoreani da parte di Mosca.

In questo articolo: