Trump non molla sul Nobel per la Pace: «Ho fermato 8 guerre»

Il presidente USA Donald Trump è ancora convinto di meritare il premio Nobel per la Pace. Dopo le scenate del 2025 e il riconoscimento «farlocco» assegnatogli a gennaio dalla leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado, il capo della Casa Bianca è tornato a sollevare la questione.
Sul tavolo c’è però un nuovo pesantissimo avvenimento, che stride terribilmente con il concetto di pace: la guerra scatenata in Medio Oriente con gli attacchi sull’Iran. Un conflitto che, al di là del bilancio di morti, feriti e devastazioni, sta avendo pesantissime ripercussioni sul mondo intero dal punto di vista economico ed energetico. Di più, quest’anno Trump non è riuscito a smuovere di un centimetro la situazione in Ucraina, con i possibili negoziati tra Kiev e Mosca più congelati che mai.
«Non so quale sarà la loro decisione», ha detto ieri Trump riferendosi al Comitato norvegese preposto all’assegnazione del premio Nobel 2026, ma «generalmente sono noti per non assegnarlo a persone come me», ha dichiarato ai giornalisti presenti nello Studio Ovale.
Il ritornello è noto e, onestamente, stancante: Trump afferma di meritare il prestigioso riconoscimento da quando è tornato alla Casa Bianca, ripetendo con convinzione di aver fermato 8 guerre: «Ho fatto cose che nessun altro ha mai fatto. Non mi sto vantando, vi sto solo dicendo i fatti. Probabilmente nessun presidente ha mai risolto delle guerre. Io ne ho risolte otto». E ha aggiunto: «Ho salvato milioni di vite e probabilmente ho fermato la distruzione del mondo perché l'Iran non avrà un'arma nucleare». Poco importa se il conflitto tra Iran e Israele sia tuttora in corso o se nella Repubblica Democratica del Congo e lungo il confine tra Cambogia e Thailandia gli scontri siano tutt’altro che sopiti. Inoltre, alcune delle «guerre» elencate sono piuttosto situazioni di forte tensione, mai degenerate in un conflitto armato, come nel caso di Serbia e Kosovo.
Trump ha quindi ricordato l’incontro con María Corina Machado: «Sono stato molto onorato di ricevere il premio indirettamente dalla precedente vincitrice, la quale ha detto che nessuno nella storia lo merita più di me». La vicenda è nota e, a suo tempo, sollevò una valanga di polemiche. La leader dell'opposizione venezuelana e vincitrice del prestigioso riconoscimento, lo scorso gennaio, consegnò simbolicamente la medaglia del Nobel al tycoon, durante un incontro tra i due alla Casa Bianca.
Machado, in quella occasione, spiegò di aver «offerto» il suo premio per l’impegno dimostrato da Trump «nella difesa della libertà in Venezuela». E argomentò: «Duecento anni fa il generale Lafayette donò a Simon Bolívar una medaglia con il volto di George Washington. Bolivar conservò quella medaglia per il resto della sua vita. Duecento anni dopo, il popolo di Bolívar restituisce all'erede di Washington una medaglia, in questo caso la medaglia del premio Nobel per la Pace, come riconoscimento per il suo impegno straordinario a favore della nostra libertà».
Non serve essere accaniti detrattori di Trump per constatare come la situazione in Ucraina abbia raggiunto uno dei punti più critici dall’inizio del conflitto, scoppiato nel 2022 con l’invasione da parte delle truppe russe. Le Nazioni Unite, proprio negli scorsi giorni, hanno denunciato come il 2026 sia stato l’anno più letale per i civili ucraini, pesantemente bombardati dai russi con missili balistici e con i nuovi droni Geran-5.
Il tycoon in campagna elettorale si era vantato di poter porre fine alla guerra in poche ore. Un'esternazione che oggi risulta incommentabile di fronte ai ripetuti e sanguinosi attacchi di Mosca. Il Consiglio per i diritti umani dell'ONU oggi parla infatti di oltre 15 mila civili morti o feriti nei primi otto mesi dell’anno, ovvero il 55% in più rispetto al 2025. Ma non solo, le Nazioni Unite hanno pure denunciato un livello «scioccante» di violenze sessuali e di devastazione di obiettivi civili, con la popolazione ucraina che vive ormai in un «costante stato di terrore».
Trump è pure tornato ad attaccare l’ex presidente americano Barack Obama, affermando di non sapere perché abbia ricevuto il Nobel per la Pace nel 2009: «Guardate, Obama l'ha ricevuto, e non ha fatto niente... ancora non sa perché l'ha ricevuto. L'ha ricevuto quando è stato eletto, giusto? Proprio all'inizio. Che io lo ottenga o no, ho fatto molto di più di lui», ha sottolineato il tycoon. Il vincitore del Premio Nobel per la Pace 2026 verrà annunciato venerdì. Tra i favoriti, scrive la Reuters, figurano papa Leone XIV, la Corte penale internazionale e il relatore speciale per i territori palestinesi.
