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Trump: «Non rimarrà nulla dell'Iran se non vi sarà un accordo»

Il presidente statunitense su Truth: «Per l'Iran il tempo stringe: è meglio che si diano una mossa - e in fretta! - altrimenti non rimarrà più nulla di loro. Il tempo è essenziale» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump: «Non rimarrà nulla dell'Iran se non vi sarà un accordo»


Red. Online
17.05.2026 09:01
23:44
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Sanders: «L'America non dovrebbe sostenere attività militari a Gaza»

«In passato i repubblicani erano un partito di centrodestra, non diversi da quello che c'è qui in Europa, ma con Trump sono diventati degli estremisti di destra, e da molti punti di vista anche il partito del culto dell'individuo. E quindi se un repubblicano va contro Trump e dice: »Sa una cosa? Beh, questa guerra iraniana non è in linea con la Costituzione«, lui dirà: »Bene, sei finito politicamente, ti distruggo«. Ieri, di fatto proprio ieri, un senatore della Louisiana che ha votato per l'impeachment di Trump qualche anno fa è stato davvero mandato a casa». Così il senatore degli Stati Uniti Bernie Sanders ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, rispondendo ad una domanda sull'America di Trump.

Sanders crede comunque che le elezioni di midterm ci saranno. «Quello che ha fatto Trump al Papa è difficile dire. Gli americani, non solo i cattolici, sono stati grandemente offesi dall'immagine di Trump travestito da Cristo. E i suoi attacchi contro il Papa. Ecco, il Papa a noi americani insomma ci rende orgogliosi, lo amiamo perché difende i poveri, i migranti ed è contro la guerra, e quindi assolutamente popolare negli Stati Uniti d'America», aggiunge.

Sui rapporti con l'Italia ultimamente incrinati: «Non è semplicemente che ce l'abbia con l'Italia. Io credo che per quanto riguarda l'Europa e anche il resto del mondo c'è davvero una delusione, una rabbia profonda, e il presidente ha messo in gioco qualsiasi cosa che gli Stati Uniti d'America invece in passato hanno sostenuto. Io sono orgoglioso di essere americano, sono orgoglioso del nostro sistema, però l'America non dovrebbe essere un paese che sostiene attività militare a Gaza, che poi provoca un genocidio senza essere provocati, che ignori i cambiamenti climatici, che ci si basi sempre di più sui combustibili fossili, che di fatto arricchisce di più i più ricchi a scapito dei poveri. Ecco, l'America non è questa cosa», ha concluso il senatore.

23:43
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Sanders: «La guerra in Iran è illegale e incostituzionale»

«La guerra in Iran, dal mio punto di vista è illegale e non costituzionale. Sulla base dei dettati costituzionali degli Stati Uniti d'America Il presidente non può fare la guerra dove e come vuole, deve avere l'approvazione del congresso degli Stati Uniti d'America e Trump non l'ha fatto per niente. E questa idea che gli Stati Uniti d'America insieme a Netanyahu in Israele improvvisamente, nel bel mezzo della notte, bombardino un altro paese è una cosa che la stragrande maggioranza degli americani non vuole approvare. E allora si dice in questo momento che la popolarità di Trump si abbassa sempre di più, perché le persone davvero ne hanno abbastanza. Di vedere quelle cose terribili che ci sono state a Gaza. Sono assolutamente preoccupati della situazione libanese attuale, come lei ha citato, per esempio per quanto riguarda la previdenza e la sanità americana, che significa come dire far morire milioni di bimbi al mondo. E quindi il nostro movimento fa di tutto per riuscire a sconfiggerlo». Così il senatore degli Stati Uniti Bernie Sanders ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa.

Rispondendo poi ad una domanda se secondo lui può accadere la stessa cosa a Cuba: «Sì, tristemente sì. E le dico una cosa: sono stato disgustato da ciò che ha fatto 4 anni fa Putin in Ucraina. Dopo 75 anni di pace in Europa, ecco, lui ha iniziato da dittatore questa guerra e io credo che questo ha dato il via a Netanyahu, che ha fatto poi le cose terribili che ha fatto, e anche il verde a Trump per fare ciò che ha fatto in Venezuela e adesso sta facendo in Iran. E io spero di no, ma forse a Cuba. E vorrei che tutti voi pensaste a ciò che questo significa. Significa che non c'è più il diritto internazionale, che ogni paese che voglia attaccare un altro paese per qualsiasi motivazione può pensare di poterlo fare. Questa anarchia internazionale è, dal mio punto di vista, estremamente pericolosa.»

Infine, alla domanda se è adeguata secondo lui la reazione dei democratici americani alla politica del presidente Trump, ha risposto: «non come vorrei io. Io credo che praticamente qualsiasi democratico al Senato capisca che questa guerra non è in linea con i dettati della Costituzione. Stiamo facendo progressi nel cercare appunto di tagliare gli aiuti militari a Israele, siamo molto attivi, ma c'è molto ancora da fare».

22:10
22:10
Cisgiordania: in vigore la legge con la pena di morte per palestinesi

Entra in vigore in Cisgiordania la legge che prevede la pena di morte per i terroristi palestinesi dopo che il comandante del Comando centrale dell'esercito israeliano, il generale di divisione Avi Bluth, ha firmato l'ordine militare necessario per attuare il provvedimento nel territorio. Lo scrive il quotidiano in linea The Times of Israel.

L'ordinanza militare prevede che un tribunale militare che presiede al processo per un attentato terroristico che ha provocato la morte di una vittima applichi la pena di morte come unica condanna disponibile, a meno che la corte non riscontri circostanze eccezionali che consentano la detenzione a vita.

La legge è stata ampiamente condannata come discriminatoria poiché stabilisce esplicitamente che non si applica ai cittadini israeliani o ai residenti in Israele. Inoltre, si applica solo ai processi per terrorismo che si svolgono nei tribunali militari, utilizzati per i palestinesi, mentre gli israeliani vengono processati nei tribunali civili israeliani.

Una delle tre condizioni per l'imposizione della pena di morte è che il movente sia quello di «negare l'esistenza dello Stato di Israele o l'autorità del comandante militare nella zona», moventi che probabilmente si applicherebbero solo ai terroristi palestinesi.

«Si tratta di un cambiamento di politica netto e inequivocabile dopo il massacro del 7 ottobre del 2023: un terrorista che uccide ebrei non può più contare sugli accordi di scambio di prigionieri, sulle buone condizioni carcerarie o sulla speranza di essere rilasciato in futuro», affermano in una dichiarazione congiunta il ministro della difesa Israel Katz e quello della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.

«Chiunque scelga di perpetrare atti di terrorismo omicida contro gli ebrei deve sapere che lo Stato di Israele lo porterà davanti alla giustizia fino in fondo.» «I terroristi che uccidono gli ebrei non staranno in prigione in condizioni piacevoli, non aspetteranno gli accordi di scambio di prigionieri e non sogneranno la liberazione: pagheranno il prezzo più alto», aggiunge Katz.

Ben Gvir ha salutato la firma dell'ordine militare come il mantenimento di una promessa elettorale del suo partito di estrema destra Otzma Yehudit, aggiungendo che Israele «non capitola né contiene il terrorismo omicida, ma lo sconfigge».

22:10
22:10
Polizia iraniana: «6.500 persone arrestate dall'inizio della guerra»

Il capo della polizia iraniana, Ahmadreza Radan, ha dichiarato che le forze di sicurezza hanno arrestato 6.500 persone dall'inizio della guerra con gli Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio. Radan ha descritto i detenuti come «traditori» e «spie», aggiungendo che gli arresti legati alle proteste nazionali di gennaio sono ancora in corso. Lo riporta Iran International.

19:21
19:21
Trump: «Non rimarrà nulla dell'Iran se non vi sarà un accordo»

Il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito in un messaggio sulla sua rete sociale Truth Social che «non rimarrà nulla» dell'Iran «se non accetterà un accordo».

«Per l'Iran il tempo stringe: è meglio che si diano una mossa - e in fretta! - altrimenti non rimarrà più nulla di loro. Il tempo è essenziale», ha scritto.

18:37
18:37
«Trump ha ottenuto dalla Cina l'impegno a non fornire armi all'Iran»

Il rappresentante per il commercio statunitense Jamieson Greer ha dichiarato che il presidente Donald Trump ha ottenuto dai cinesi l'impegno a non «fornire sostegno materiale all'Iran», ribadendo che gli Stati Uniti non hanno richiesto l'aiuto di Pechino per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Trump «si è concentrato piuttosto, e con grande determinazione, nell'assicurarsi che non fornissero sostegno materiale all'Iran. È questo l'impegno che ha ottenuto e confermato», ha affermato Greer in un'intervista all'emittente televisiva statunitense ABC News.

18:13
18:13
Netanyahu: «Trump deve prendere una decisione sull'Iran»

Il presidente statunitense Donald Trump «deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l'Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». L'affermazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu è riportata dal sito di informazioni israeliano Ynet, che cita una fonte dello Stato ebraico.

Quest'ultima fa riferimento a una telefonata, durata più di mezz'ora, avvenuta oggi tra Netanyahu e Trump e conclusasi a ridosso dell'inizio della riunione di gabinetto israeliano, attualmente in corso.

17:21
17:21
Ubs: «Le scorte globali di petrolio verso i minimi da 10 anni»

Le scorte mondiali di petrolio si avvicinano rapidamente al loro livello minimo degli ultimi dieci anni, con il rischio che si arrivi a un punto in cui, specie per alcune zone o paesi, non sarà più solo una questione di prezzi alti ma di scarsità, con conseguente distruzione della domanda e danni all'economia.

Mentre perdura il blocco dello Stretto di Hormuz dove i transiti di petroliere avvengono con il contagocce, un nuovo allarme arriva dal colosso bancario elvetico UBS. Secondo gli analisti, malgrado le misure governative come il rilascio delle riserve strategiche e una certo rallentamento della domanda ad aprile, il calo delle scorte scenderà, entro la fine di maggio, al livello minimo dal 2016, a quota 7,6 miliardi di barili contro gli 8,2 miliardi registrati a febbraio.

Gli effetti nelle prossime settimane e mesi potrebbero essere quelli di un nuovo rialzo dei prezzi e volatilità in una situazione già difficile. Dall'inizio del conflitto nel Golfo Persico, il Brent è salito del 50% arrivando sopra i 100 dollari (78,64 franchi al cambio attuale) al barile mentre il West Texas Intermediate (Wti) viaggia su quota 110 dollari. Ma a parte il livello delle quotazioni il rischio è quello di una scarsità, poiché la distribuzione delle scorte non è uniforme e colpisce alcune zone e paesi più degli altri.

Sulle prospettive del mercato vanno considerati poi altri fattori: secondo i media, l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha lasciato scadere la deroga alle sanzioni che consentiva a paesi come l'India di acquistare petrolio russo via mare. Inoltre gli attacchi dei droni ucraini stanno mettendo a dura prova le infrastrutture di Mosca.

A rincarare la dose è stato poi nei giorni scorsi il direttore di Exxon, multinazionale petrolifera con sede in Texas (USA), Darren Woods, che ha sottolineato come «il mercato petrolifero non ha ancora risentito pienamente dell'impatto della perdita di forniture» ma se le scorte commerciali finiranno per scendere a livelli tali da non poter più fungere da fonte di approvvigionamento «continueremo a vedere un aumento dei prezzi sul mercato.»

Una dinamica che appunto sta già avendo effetti sull'inflazione, costringendo le banche centrali, almeno quella europea) a intervenire alzando i tassi. Una stretta che, unita all'alto costo dei trasporti e dell'energia, frenerà la spesa dei consumatori e gli investimenti delle aziende innescando quel circolo vizioso temuto da tutti. L'Eurozona e l'UE stanno già sperimentando un rallentamento del prodotto interno lordo che potrebbe divenire più consistente a seconda della durata del conflitto.

17:19
17:19
Europa, le banche fanno i conti con guerra e inflazione

Le banche europee guardano con grande attenzione all'evoluzione della guerra in Iran con l'impatto sull'economia e sull'inflazione. Uno scenario che crea preoccupazione dopo che già nel primo trimestre gli istituti di credito hanno registrato una flessione del coefficiente di patrimonializzazione. Rimane stabile, invece, la qualità dei crediti.

Il coefficiente di patrimonializzazione delle banche (Cet1, che indica quanta parte del capitale «più sicuro» della banca è disponibile per assorbire perdite rispetto ai rischi assunti), secondo Bloomberg Intelligence (il servizio di ricerca e analisi di Bloomberg, media newyorchese specializzato in informazioni economiche e finanziarie), che ha analizzato i risultati trimestrali, nei primi tre mesi dell'anno è sceso al 14,8%, anche per effetto dei consistenti riacquisti di azioni proprie.

In questo contesto gli istituti di credito e le autorità di vigilanza «continueranno a valutare le linee guida sul capitale anche perché il profilo di rischio delle banche è sensibile a un rallentamento economico e a un aumento dell'inflazione», spiegano gli analisti.

Questo scenario potrebbe portare le banche a riconsiderare i piani per la distribuzione dei «dividendi e quelli per il riacquisto di azioni che potrebbero essere moderati o ritardati». Nel primo trimestre, intanto, la qualità degli attivi delle banche europee è rimasta solida così come anche la liquidità.

12:47
12:47
Drone causa un incendio vicino a una centrale nucleare negli Emirati

Le autorità di Abu Dhabi sono intervenute in seguito a un incendio divampato in un generatore elettrico all'esterno del perimetro della centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra, causato dall'impatto di un drone.

Non si sono registrati feriti e non vi sono state ripercussioni sui livelli di sicurezza radiologica. Lo rende noto su X l'ufficio stampa di Abu Dhabi.

Sono state adottate tutte le misure precauzionali necessarie e ulteriori aggiornamenti saranno forniti non appena disponibili. L'Autorità federale per la regolamentazione nucleare (FANR) ha confermato che l'incendio non ha compromesso la sicurezza della centrale né la funzionalità dei suoi sistemi essenziali e che tutte le unità sono operative a pieno regime.

09:01
09:01
Il punto alle 8

«Era la calma prima della tempesta». Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un'immagine che lo ritrae con alle spalle delle navi militari USA e un'imbarcazione con la bandiera iraniana. In un altro post Trump scrive: «Forza spaziale». Trump ha avvertito l'Iran che attraverserà un periodo «molto difficile» se non si raggiungerà presto un accordo di pace. Comunque, «hanno interesse a raggiungere un accordo», ha detto Trump all'emittente francese BFMTV in un'intervista telefonica. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il suo governo ha ricevuto messaggi dall'amministrazione Trump che indicano la disponibilità a riprendere i colloqui, ma ha avvertito che permangono «diffidenze» sulle vere intenzioni di Washington.

Il Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, ha avuto una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita, Principe Faisal bin Farhan bin Abdullah Al Saud, secondo quanto riportato in un comunicato stampa di Doha citato da al Jazeera. I due hanno discusso delle relazioni bilaterali e degli sviluppi regionali, incluso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, nonché degli sforzi di de-escalation, si legge nel comunicato. Il rappresentante qatarino ha esortato tutte le parti a rispondere agli sforzi di mediazione in corso per affrontare le cause profonde della crisi attraverso il dialogo, puntando a un accordo duraturo che impedisca una nuova escalation.