USA-Europa

Trump volta le spalle alla NATO, anzi no: «In Polonia 5 mila soldati americani»

Il presidente USA annuncia a sorpresa l'invio di truppe a Varsavia: la decisione arriva dopo la minaccia di spostare soldati dall'Europa per «punire» gli alleati non intervenuti in Iran
© Alex Brandon
Michele Montanari
22.05.2026 13:30

Donald Trump volta le spalle alla NATO. Anzi no. Ennesima mossa inaspettata da parte del presidente USA, che nelle scorse ore ha annunciato l'invio di ulteriori 5 mila soldati americani in Polonia. La mossa del tycoon arriva pochi giorni dopo il blocco da parte del Pentagono di un dispiegamento di forze militari - circa 4 mila soldati - pianificato da tempo nel Paese europeo, sul fianco orientale dei confini NATO. Di più, il tycoon, prima del recente cambio di rotta, aveva annunciato il ritiro di migliaia di militari dalla Germania, come misura punitiva per il mancato sostegno degli alleati nella sua campagna in Medio Oriente. Il dispiegamento militare statunitense nel Paese di Friedrich Merz è il più consistente in Europa, con oltre 36 mila soldati in servizio attivo, rispetto ai circa 12 mila presenti in Italia e ai 10 mila nel Regno Unito.

Il comandante supremo della NATO, il generale Alexus Grynkewich, aveva comunicato la decisione di Washington di «ridurre da quattro a tre» il numero totale delle brigate da combattimento assegnate all’Europa, riportandole «ai livelli presenti nel 2021». Ovvero prima della guerra in Ucraina.

«In seguito alla riuscita elezione dell'attuale presidente della Polonia, Karol Nawrocki, che ho avuto l'onore di appoggiare, e in virtù del nostro rapporto con lui, sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti invieranno altri 5 mila soldati in Polonia», ha scritto Trump su Truth Social. Al momento non è chiaro se si tratti di un effettivo incremento delle truppe o se il presidente stia semplicemente ripristinando il previsto dispiegamento dei 4 mila soldati poi richiamati improvvisamente dal Pentagono.

Il presidente USA, sottolinea il Guardian, negli scorsi giorni aveva dichiarato a un giornalista polacco che gli Stati Uniti volevano che l'Europa si assumesse maggiori responsabilità per la propria difesa e sicurezza, aggiungendo che oggi «la Polonia è in grado di difendersi con un ampio sostegno da parte degli Stati Uniti».

Stando a fonti alleate, sono «circa 80mila» i soldati americani attualmente dislocati nel Vecchio continente. Il Congresso, per legge, ha fissato a 76 mila unità il numero minimo di uomini che gli Stati Uniti devono mantenere oltre Atltantico. Trump, con l’annuncio dei tagli, avrebbe quindi potuto violare tale disposizione.

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha accolto con favore l’uscita a sorpresa del tycoon, proprio mentre i principali membri dell’Alleanza atlantica si stavano preparando a rinunciare a parte delle risorse militari statunitensi. Rutte, citato da Bloomberg, ha affermato che l'attenzione dell’Allenza resta focalizzata sull'aumento della spesa per poter difendere la sicurezza europea, dato che gli Stati Uniti chiedono ai Paesi del Vecchio continente di impegnarsi a proteggersi autonomamente, anziché fare affidamento su Washington. Gli europei, secondo Rutte, stanno rispettando l'impegno di incrementare gli investimenti nel settore della difesa fino al 5% del PIL.

Dopo l’annuncio di Trump, il presidente polacco lo ha ringraziato immediatamente «per la sua amicizia nei confronti della Polonia, che oggi vediamo molto chiaramente. Io mi impegno e continuerò a impegnarmi per la salvaguardia dell'alleanza polacco-americana, un pilastro vitale per la sicurezza di ogni famiglia polacca e di tutta l'Europa», ha dichiarato Karol Nawrocki.

Anche il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz ha evidenziato come la decisione di Trump confermi «che le relazioni polacco-americane sono molto solide e che la Polonia è un alleato modello e incrollabile».

L'annuncio di Trump sui social media, tuttavia, ha creato confusione all'interno della NATO: «È davvero complicato, e non sempre facile da capire», ha dichiarato ai giornalisti la ministra degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, riferendosi al cambio di rotta.

Trump, dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina, è arrivato a criticare molto duramente i membri della NATO, accusati, dallo scorso febbraio, pure di non aver fatto abbastanza per sostenere l'azione militare israelo-americana in Iran. Il tycoon è pure arrivato a minacciare un ritiro dall'Alleanza, mettendo in dubbio l'obbligo di Washington di rispettare il patto di mutua difesa.

Le tensioni con i membri della NATO si sono amplificate pure a causa delle brame del capo della Casa Bianca sulla la Groenlandia, la grande isola artica appartenente alla Danimarca, anch'essa membro dell’Alleanza.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte, durante la conferenza stampa in Svezia degli scorsi giorni, ha fatto sapere che l’Alleanza gode di ottima salute: «Le nostre capacità e determinazione a difendere ogni alleato sono assolute. Se qualcuno fosse così sciocco da attaccare la risposta sarebbe devastante». Dopo l’incontro, il premier svedese Ulf Kristersson ha messo in guardia i Paesi membri: «Ora abbiamo i 90 miliardi del prestito europeo all'Ucraina, ma questo non deve diminuire i contributi nazionali: vorrei che molti Paesi che hanno belle parole per l'Ucraina poi mettessero sul tavolo i quattrini», ha affermato, precisando che Stoccolma è «al terzo posto» per quanto riguarda gli aiuti a Kiev.

Quest'oggi, il segretario di Stato Marco Rubio, che si trova nel Paese scandinavo per la riunione dei ministri degli esteri della NATO, ha dichiarato: «Siamo qui per gettare le basi di quello che, a mio avviso, sarà probabilmente uno dei vertici dei leader più importanti nella storia della NATO», riferendosi al summit in agenda nel mese di luglio nella capitale turca Ankara. E ancora: «Avete visto l'annuncio del presidente riguardo alla Polonia e al dispiegamento delle truppe. Detto questo, è ovvio che gli Stati Uniti continuano ad avere impegni globali che devono onorare in termini di dispiegamento delle forze armate. E questo ci impone costantemente di riesaminare dove schieriamo le truppe. Non si tratta di una misura punitiva. È semplicemente qualcosa in corso ed era già in atto prima di tutte queste recenti notizie. Quindi è un processo che continuerà e che, a mio avviso, procederà in modo molto positivo e produttivo. E la collaborazione con i nostri alleati può portare a delle decisioni al riguardo», ha concluso Rubio.

In questo articolo: