Il caso

Trump vuole «riavvicinarsi» alla Corea del Nord: ma Kim Jong-un cosa ne pensa?

Nelle scorse settimane, il presidente americano ha dichiarato di voler considerare la riapertura di discussioni con Pyongyang – Il leader nordcoreano non chiude la porta ai negoziati, ma critica gli USA per la guerra in Medio Oriente
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Red. Online
25.03.2026 12:00

«E se Stati Uniti e Corea del Nord si riavvicinassero?». Questa la domanda che, solo qualche settimana fa, molti si erano posti, in seguito alle dichiarazioni di Donald Trump. In un incontro con il premier sudcoreano Kim Min-seok a Washington, il presidente americano aveva avanzato la possibilità di riaprire i colloqui con il leader nordcoreano Kim Jong-un. Trump aveva ricordato di essere stato «l'unico leader occidentale ad aver intrapreso un dialogo con il leader dello Stato eremita». E, proprio per questo motivo, a suo dire, potrebbe nuovamente riavvicinarsi alla Corea del Nord e riuscire a «risolvere le questioni relative alla penisola coreana».

Nel fare queste dichiarazioni, il presidente americano aveva sottolineato anche di avere «un buon rapporto con Kim Jong-un», suggerendo che una visita in Cina, prevista in questi giorni di fine marzo, potesse «riavvicinarli». Tuttavia, secondo le dichiarazioni rilasciate dallo stesso leader nordcoreano nelle scorse ore, Pyongyang non sembra avere le stesse, precise intenzioni degli Stati Uniti. 

Parlando all'Assemblea Popolare Suprema, Kim Jong-un ha promesso di difendere la natura «irreversibile» del programma nucleare del suo Paese, lanciando una dura critica contro l’«aggressione» statunitense, in un’implicita condanna della guerra in Iran. «La solida creazione dello scudo nucleare garantisce e promuove con fermezza lo sviluppo di tutti i settori del Paese, compresi l'economia e la cultura, nonché il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, non solo nei campi militare e della sicurezza», ha dichiarato in un primo momento Kim, secondo le dichiarazioni diffuse dai media statali. 

Poi, sono arrivati i riferimenti agli Stati Uniti e, verosimilmente, alla guerra in corso in Iran. In maniera velata, Kim ha dichiarato che «la dignità e i diritti degli Stati sovrani vengono calpestati senza pietà dalla coercizione unilaterale e dalla tirannia», sottolineando che il suo regime considera la propria capacità nucleare come la «vera garanzia dell’esistenza nazionale e della pace». Quindi, l'attacco «diretto» agli Stati Uniti, che il leader nordcoreano accusa di «commettere atti di terrorismo di Stato e di aggressione in tutto il mondo». 

Ciononostante, Kim Jong-un, nel suo discorso, non ha mai menzionato direttamente Donald Trump. E, sul finire delle sue dichiarazioni, ha lasciato aperto uno spiraglio di speranza, per possibili negoziati con gli Stati Uniti, a condizione che gli Stati Uniti scelgano «il confronto o la coesistenza».