USA

Un agente federale ha sparato e ucciso un uomo a Minneapolis

Un video del giornalista rivela che sono stati sparati diversi colpi e che l'agente si trovava a pochi metri dall'uomo quando è stato colpito, apparentemente al petto
screenshot video
Red. Online
24.01.2026 18:00

L'uomo colpito a colpi d'arma da fuoco dagli agenti federali a Minneapolis, Stati Uniti, è morto: lo ha dichiarato il capo della polizia di Minneapolis, Brian O'Hara, alla CNN. I testimoni sono stati condotti all'edificio federale Whipple.

Cosa è successo

Un agente federale aveva aperto il fuoco su un uomo nel quartiere di Eat Street, a sud di Minneapolis. Un giornalista di Bring Me The News che si trovava nei pressi della scena ha dichiarato che un agente ha aperto il fuoco su un uomo fuori da Glam Doll Donuts, all'angolo tra Nicollet Avenue e 26th Street, intorno alle 9:00. Un video del giornalista rivela che sono stati sparati diversi colpi e che l'agente si trovava a pochi metri dall'uomo quando è stato colpito, apparentemente al petto. Si tratta della terza sparatoria che coinvolge agenti federali a Minneapolis.

Immediata la presa di posizione su X del governatore del Minnesota Tim Walz. «Ho appena parlato con la Casa Bianca dopo l'ennesima sparatoria raccapricciante compiuta da agenti federali questa mattina. Il Minnesota ne ha abbastanza. Questa situazione è ripugnante. Il Presidente deve porre fine a questa operazione. Ritiri immediatamente le migliaia di agenti violenti e impreparati dal Minnesota. Subito».

L'evento riaccende le tensioni mai sopite dopo l'uccisione, lo scorso 7 gennaio, di Renee Good, la trentasettenne cittadina americana colpita da un agente dell’ICE mentre si trovava nella sua auto. La massiccia presenza dell'ICE a Minneapolis non è casuale, ma è il risultato di una maxi-operazione nazionale lanciata dall'amministrazione Trump all'inizio dell'anno. L'agenzia è presente in forze (si stima il dispiegamento di oltre 2.000 agenti nell'area delle Twin Cities) per eseguire un giro di vite senza precedenti contro l'immigrazione irregolare e presunte frodi documentali. Nonostante la pressione federale, la polizia di Minneapolis (MPD) non collabora con gli agenti dell'ICE a causa delle ordinanze cittadine che separano le funzioni di polizia locale da quelle migratorie. Oltre al caso odierno e alla morte di Renee Good, il 15 gennaio un altro intervento federale aveva portato al ferimento di un migrante venezuelano, alimentando le accuse di un uso eccessivo della forza da parte di agenti definiti dal governatore Tim Walz come «poco addestrati e violenti».

La posizione del Dipartimento della Sicurezza interna

Il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) ha rilasciato dichiarazioni molto dure sull’accaduto. Il DHS sostiene che gli agenti della Border Patrol (coinvolti nell'operazione a supporto dell'ICE) stavano conducendo un intervento mirato contro un «immigrato illegale ricercato per aggressione violenta». Secondo la portavoce, l'uomo si sarebbe avvicinato agli agenti armato di una pistola semiautomatica 9 mm e avrebbe opposto una «violenta resistenza» al tentativo di disarmo. La situazione, descritta dal DHS, «sembrava quella di un individuo che voleva causare il massimo danno e fare un massacro di agenti». Per questo motivo, i colpi sparati sono stati definiti «colpi difensivi» per proteggere la vita degli agenti.