Como

«Un pasto è solo l’inizio», i menù degli chef per gli ospiti della mensa di Casa Nazareth

L’evento, affermano gli organizzatori, «vuole essere una scintilla di solidarietà che coinvolge tutta la comunità» e «si articolerà in un calendario di otto appuntamenti a pranzo, i martedì di febbraio e marzo».
Red. Online
28.01.2026 13:03

«Un pasto è solo l’inizio: a tavola con gli chef, per ripartire insieme». Questo il nome dell’iniziativa che vedrà alcuni tra i più rinomati Chef del comasco vestire i panni dei volontari di Casa Nazareth per accogliere le persone bisognose che si rivolgono alla mensa solidale. Il progetto, si legge in una nota di Casa Nazareth, «si articolerà in un calendario di otto appuntamenti a pranzo, i martedì di febbraio e marzo, grazie a una collaborazione inedita tra la mensa solidale e l’Associazione Provinciale Cuochi, con il supporto di Confindustria Como e il contributo di Fondazione Provinciale della Comunità Comasca onlus».

«Ogni persona è degna di un pasto ben preparato»

La qualità dei pasti, continua Casa Nazareth , «è parte integrante del nostro progetto di accoglienza: perché ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione, è degna di un pasto preparato con cura. Non basta riempire un piatto. Accogliere significa restituire dignità, attenzione e rispetto. È questo il principio che da sempre guida l’attività della mensa, racchiuso nel motto ‘Fare il bene, facendo bene’»

L’iniziativa

Nel dettaglio, a fare parte dell’iniziativa saranno Barbara Girardi con Associazione Cuochi Como – Cascina di Mattia; Vittorio Tarantola – Tarantola; Sciarabba Carmelo – Acquadolce; Matteo Corridori – Roteo, Musa; Mauro Elli – Il Cantuccio; Davide Caranchini – Materia; Festival della Cazoeula/Cassoeula; SlowFood Como Lecco. «Durante tutti gli appuntamenti, gli chef saranno affiancati da alcuni dei 230 volontari, che offrono un fondamentale supporto alle attività di Casa Nazareth».

L’evento, conclude Casa Nazareth «vuole essere una scintilla di solidarietà che coinvolge tutta la comunità. Non si tratta solo di un gesto verso chi è più fragile, ma di un invito a riconoscere la responsabilità condivisa nella costruzione del bene comune. Da qui nasce un vero e proprio cambio di paradigma: ognuno può contribuire, mettendo a disposizione ciò che sa fare meglio. Gli chef lo fanno donando talento, passione e competenze, diventando così esempio e testimonianza per tutta la comunità».

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