Elezioni

Un voto che scuote la Germania: «Abbiamo fatto la storia!»

In Sassonia-Anhalt l’Alternative für Deutschland sfonda al 44% e mette all’angolo la CDU, crollata al 17,8% - Il risultato riapre il dibattito sul «cordone sanitario» attorno all’AfD e accende le tensioni anche a Berlino, dove la leadership del Cancelliere Friedrich Merz torna sotto pressione
Alice Weidel con Ulrich Siegmund, candidato alla guida del governo regionale della Sassonia. ©Matthias Schrader
Daniel Mosseri
06.09.2026 22:57

Schiaffoni e sorprese dalle elezioni in Sassonia-Anhalt. La prima notizia è che il partito sovranista AfD ha stravinto, ottenendo il 44% dei voti secondo le proiezioni circolate subito dopo la chiusura delle urne. Un balzo in avanti rispetto al 23% di cinque anni fa. A rendere ancora più significativa l’affermazione del partito di Alice Weidel, di Tino Chrupalla e del candidato primo ministro regionale Ulrich Siegmund è anche il balzo in su dell’affluenza dal 60,3 al 78%, il livello più alto mai registrato nel Land orientale nato nel 1990 con la dissoluzione della DDR.

Bocciata al contrario dagli elettori la CDU del premier regionale uscente Sven Schulze e del cancelliere federale Friedrich Merz. I cristiani democratici prendono la peggior bastonata di sempre, più che dimezzandosi dal 37,1% del 2021 al 17,8% di questa sera. Lo sbriciolarsi della CDU segna anche l’inizio della fine della coalizione con Verdi e socialdemocratici, due partiti che, prima sorpresa, escono bene dalle urne: gli ecologisti salgono di due punti all’8,7% mentre la SPD guadagna poco meno di un punto salendo al 9,1%.

Die Linke arretra

Delusione invece in casa della Linke, il partito socialcomunista, che perde 2,2 punti attestandosi all’8,8%, appena sopra i Verdi. Seconda sorpresa: nel Parlamento regionale dovrebbero entrare anche i deputati del BSW, il Bundnis Sahra Wagenknecht. Il partito, che prende il nome dall’ex capogruppo della Linke che l’ha fondato nel 2024, è una formazione socialista e nazionalista, dal programma in parte coincidente con quello di AfD (no agli immigrati, all’Ue, alla Nato, all’Ucraina, alle energie rinnovabili e ai vaccini). Un partito suscettibile di diventare l’ago della bilancia di questa elezione in Sassonia-Anhalt.

Adesso serve fornire al Land un governo solido. I seggi al Parlamento di Magdeburgo sono 83: per avere la maggioranza assoluta bisogna dunque controllarne 42. AfD, che ha molto festeggiato il balzo in avanti, ne controllerebbe «solo» 39. A urne ancora calde, Herr Siegmund ha confermato che il proprio partito non cambia la parola data agli elettori e non cerca dunque alleanza in aula. Qualche settimana fa, però, la stessa Sahra Wagenknecht ha affermato che il cordone sanitario steso da tutti i partiti tedeschi attorno all’AfD «è fallito». Un’apertura di credito nei confronti di una formazione politica controversa, con molti leader che ostentano simpatie per temi come la sostituzione etnica dei tedeschi o il bisogno di re-emigrare gli stranieri: proposte considerate antidemocratiche e degne di una formazione neonazista. La provenienza di alcuni dirigenti da ambienti eversivi non aiuta: un caso emblematico è quello di Patrick Harr, portavoce di Siegmund, che in passato ha ricoperto un ruolo di rilievo nella Heimattreue Deutsche Jugend (HDJ). L’organizzazione gestiva, tra le altre attività, campi estivi per bambini, nei quali venivano trasmessi ideali razzisti. Nel 2009 il ministero federale dell’Interno ha sciolto e vietato la HDJ, accusandola di esercitare sui giovani un’influenza ideologica attraverso la propaganda di posizioni razziste, nazionaliste e nazionalsocialiste che ricordavano la Gioventù Hitleriana (HJ). Da qui il secco no degli altri partiti a ogni collaborazione con Siegmund e i suoi.

Wagenknecht attende la soglia

Solo dal conteggio definitivo delle schede si potrà capire se il BSW avrà superato la soglia di sbarramento del 5% (in serata era al 5,1%) per entrare in aula a Magdeburgo con quattro deputati regionali che, per esempio, appoggino dall’esterno un monocolore (di minoranza) dell’AfD. Difficili anche le alternative: se per ipotesi la CDU si unisse ancora una volta a Verdi e socialdemocratici aprendo questa volta anche alla Linke – ipotesi scartata in partenza da quasi tutto il partito – l’ammucchiata arcobaleno metterebbe insieme solo 40 seggi.

In attesa dei dati definitivi alcune certezze appaiono sempre più evidenti: la prima è che la sberla presa dalla Cdu a Magdeburgo è destinata ad avere un’eco anche sul governo federale. Giorni fa era ripresa a circolare l’ipotesi di un cambio in corsa del cancelliere, con Merz rimpiazzato dall’attuale premier regionale del Nord Reno-Vestfalia, Hendrik Wüst. Prima sarà necessario attendere altre due elezioni regionali in programma il 20 settembre a Berlino e nell’orientale Meclemburgo. L’altra certezza è che, come correttamente osservato da Frau Wagenknecht, il cordone sanitario (o muro antincendio) contro l’AfD è fallito.

«Abbiamo fatto la storia»

Il partito sovranista reclama a gran voce il governo a Magdeburgo, la CDU a Berlino cerca nuove idee per il futuro (in queste ore ha fatto circolare il progetto di rendere più severi i criteri per gli stranieri che chiedono la cittadinanza tedesca) mentre la candidata regionale del BSW Claudia Wittig ha assicurato che il suo partito non intende aiutare né la CDU né l’AfD «ma che sarebbe completamente antidemocratico non coinvolgerla in alcun modo nel governo». Questa sera Ulrich Siegmund ha festeggiato affermando: «Abbiamo fatto la storia!»