Un'altra notte di bombe sul Medio Oriente, e il prezzo del petrolio sale ancora

Settima notte consecutiva di attacchi statunitensi contro l’Iran, con Teheran che ha riposto alle incursioni lanciando missili e droni contro gli alleati americani del Golfo persico. «Le forze USA hanno concluso la settima notte consecutiva di attacchi contro l'Iran», ha annunciato questa mattina il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) su X. Il Centcom ha spiegato di aver «colpito siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armi e risorse navali». Le forze statunitensi hanno impiegato aerei da combattimento, droni e navi da guerra, oltre ad «altre risorse». I militari americani operativi in tutto il Medio Oriente sono più di 50 mila. Nell’ultima settimana dopo il fallimento del fragilissimo accordo preliminare di cessate il fuoco, gli attacchi da entrambe le parti si sono intensificati sempre di più. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato attacchi alle basi USA in Bahrein, Kuwait e Giordania.
Il Kuwait ha subito pesanti bombardamenti. Secondo Al Jazeera, un impianto di produzione di energia e desalinizzazione è andato in fiamme dopo esser stato colpito negli attacchi di Teheran. Il Ministero kuwaitiano dell'elettricità, dell'acqua e delle energie rinnovabili ha spiegato che l'incendio ha richiesto «misure operative precauzionali», tra cui la disconnessione di alcune unità di generazione per garantire la sicurezza dell'impianto, del personale e la stabilità della rete elettrica nazionale.
Le autorità hanno immediatamente attivato tutti i piani operativi e di emergenza, assicurando la continuità e la stabilità delle reti elettrica e idrica e limitando al minimo eventuali ripercussioni sull'erogazione dei servizi. Le operazioni all'aeroporto internazionale del Kuwait sono state sospese a causa di ripetuti lancia di missili e droni. Il Ministero degli esteri ha accusato Teheran di prendere di mira i civili nel Paese: «I ripetuti attacchi a queste infrastrutture vitali rivelano un approccio ostile sistematico che prende di mira siti civili e infrastrutture vitali, mettendo in pericolo la vita e la sicurezza dei civili».
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno inoltre dichiarato di aver colpito un centro di supporto militare statunitense a Camp Arifjan e di aver distrutto un impianto radar installato nella base aerea di Ali Al Salem, sempre in Kuwait.
I media statali iraniani hanno riferito di attacchi pure in Bahrein. I pasdaran hanno preso di mira gli aerei da combattimento statunitensi presso la base aerea di Sheikh Isa, nonché un data center dell'intelligence. Teheran ha quindi una serie di attacchi con missili e droni contro la base militare USA di Al-Azraq, in Giordania, sostenendo di aver colpito gli hangar dei jet da guerra e un'ampia area di parcheggio degli aerei militari.
In una nota diffusa dai pasdaran e rilanciata ancora da Al Jazeera, si legge che l'operazione militare ha «completamente distrutto almeno due caccia statunitensi» e provocato «danni significativi» a diversi altri velivoli.
Nello stesso comunicato, i pasdaran hanno inoltre esortato l'esercito giordano a prendere di mira le forze statunitensi presenti nel Paese, definendole «forze militari invasori e infedeli» e quindi «obiettivi legittimi».
Le Guardie Rivoluzionarie hanno poi affermato: «Dato che non esiste alcuna istituzione internazionale in grado di impedire la brutalità dell'esercito statunitense, non ci resta altra via che il comando coranico: "Chiunque ti attacchi, attaccalo allo stesso modo"».
Dopo il fallimento dell’accordo proposto dal presidente USA Donald Trump, i soldati americani hanno iniziato a colpire con più insistenza le infrastrutture civili iraniane, tra cui ponti, ferrovie e impianti energetici, nel tentativo di fare pressione sul regime di Teheran e spingerlo a tornare al tavolo dei negoziati. L'Iran afferma che dal 6 luglio nei raid statunitensi sono rimaste uccise almeno 50 persone e ferite più di 500. Un portavoce della Casa Bianca ha invece dichiarato alla BBC che gli Stati Uniti stanno conducendo «attacchi esclusivamente contro obiettivi militari, comprese le infrastrutture logistiche» dell'esercito rivale.
L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha denunciato attacchi USA contro impianti di produzione di energia e pompe di desalinizzazione nella città meridionale di Jask, affermando che 10 mila persone in 20 villaggi sono rimaste senza acqua.
Citato dalla Reuters, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto preoccupato per l'escalation del conflitto, in particolare per «gli attacchi alle infrastrutture civili in Iran e in tutta la regione» del Golfo persico.
Ieri entrambe le parti hanno preso di mira il traffico marittimo: gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver imposto un blocco navale verso i porti dell'Iran, mentre Teheran ha affermato di aver preso di mira le navi che violano le regole di navigazione nello Stretto di Hormuz. L’importante rotta commerciale da cui transita oltre il 20% delle forniture di petrolio a livello globale è praticamente chiusa.
Inutile dire che il costo degli idrocarburi sta esplodendo giorno dopo giorno. Ieri i prezzi del petrolio hanno raggiunto il livello più alto da un mese a questa parte: il Brent, il benchmark internazionale, è salito di circa il 4%, raggiungendo circa 88 dollari al barile, il livello più alto dall'inizio di giugno, ma ancora al di sotto del picco di aprile, quando i prezzi del petrolio avevano superato i 120 dollari, evidenzia il New York Times. Il petrolio West Texas Intermediate (WTI), benchmark statunitense, è salito del 4% a 82 dollari al barile.
Secondo Kpler, società di dati marittimi, l'attività di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz non raggiungeva un livello così basso da oltre un mese, con sole 8 navi transitate giovedì scorso. Prima del conflitto la rotta commerciale mediorientale era attraversata da oltre 130 petroliere al giorno.
