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USA-Iran, segnali di una nuova trattativa mentre Trump parla di guerra «quasi finita»

Sullo sfondo dei raid e delle tensioni, Washington prepara un nuovo round negoziale — Vance come possibile capo delegazione, Teheran al lavoro su infrastrutture militari danneggiate
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USA-Iran, segnali di una nuova trattativa mentre Trump parla di guerra «quasi finita»
Red. Online
15.04.2026 06:59
09:03
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Trump: «Qualcuno dica al papa che l'Iran ha ucciso 42.000 innocenti»

«Qualcuno può per favore dire a papa Leone che l'Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l'Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile? Grazie per l'attenzione. L'AMERICA È TORNATA!». Lo ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

08:17
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20 navi commerciali hanno attraversato lo Stretto in 24 ore

Più di 20 navi commerciali hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore. Lo riporta il «Wall Street Journal» citando fonti americane, secondo le quali anche se il traffico commerciale è ancora una frazione rispetto a prima, il flusso di navi è un miglioramento.

Intanto la Reuters, citando i dati di monitoraggio marittimo, scrive che la petroliera Rich Starry, di proprietà della società cinese Shanghai Xuanrun Shipping Company, con bandiera del Malawi e soggetta a sanzioni statunitensi, è tornata nello Stretto di Hormuz dopo aver lasciato il Golfo il giorno precedente, non essendo riuscita a superare il blocco imposto dagli Stati Uniti alle navi che fanno scalo nei porti iraniani.

«Durante le prime 24 ore, nessuna nave è riuscita a superare il blocco statunitense», ha dichiarato dal canto suo il Comando centrale degli Stati Uniti, aggiungendo che sei navi hanno ottemperato alle direttive delle forze statunitensi di invertire la rotta per rientrare in un porto iraniano.

Il presidente americano Donald Trump ha annunciato il blocco domenica, dopo che i colloqui del fine settimana a Islamabad tra Stati Uniti e Iran non hanno portato a un accordo.

07:33
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Trump: «La guerra è quasi finita»

La guerra in Iran è «quasi finita. La considero molto vicina alla fine». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump a FOX, secondo quanto riportato su X da Maria Bartiromo, la anchor che lo ha intervistato. «Se me ne andassi ora» dall'Iran, a Teheran «ci vorrebbero 20 anni per ricostruire il paese. E non abbiamo ancora finito», ha aggiunto Trump nell'intervista, che andrà in onda nel pomeriggio in Svizzera e di cui sono stati diffusi degli estratti. «Vedremo cosa accadrà. Credo che vogliano raggiungere un accordo a tutti i costi», ha osservato. Il presidente americano ha quindi ribadito che la guerra era necessaria per disarmare l'Iran delle sue capacità sul nucleare. «Se non l'avessi fatto, Teheran avrebbe l'arma nucleare», ha messo in evidenza ancora una volta.

Da parte sua il vicepresidente JD Vance ha affermato che i negoziati con l'Iran proseguono: Trump non vuole che Teheran abbia l'arma nucleare e in questo momento «stiamo negoziando proprio per garantire che non avvenga».

«Riconosco che i giovani elettori non apprezzano la politica che adottiamo in Medio Oriente. Lo capisco», ha aggiunto Vance intervenendo a un evento di Turning Point USA, organizzazione conservatrice pro-Trump. «Non sto dicendo che dovete essere d'accordo con me su tutto. Quello che dico è che non dove allontanarvi perché siete in disaccordo con l'amministrazione su un argomento. Al contrario coinvolgetevi di più, fate sentire ancora di più la vostra voce», ha osservato il vicepresidente.

Stando a un sondaggio Ipsos effettuato dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco e pubblicato nella notte, solo il 24% degli americani ritiene che sia valsa la pena entrare in guerra con l'Iran come deciso dall'amministrazione Trump. Il 51% degli americani ritiene che non ne sia valsa la pena. Per quanto riguarda l'impatto della guerra sulla sicurezza dell'America nel lungo termine, il 41% degli interpellati ritiene che il conflitto non la migliorerà.

07:31
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Lavrov: «Le relazioni tra Russia e Cina fungono da forza stabilizzatrice»

Le relazioni tra Russia e Cina fungono da fattore di stabilizzazione negli affari globali, ha dichiarato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov durante un incontro con il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, come riporta l'agenzia di stampa russa Tass.

«Le relazioni tra Russia e Cina agiscono da fattore di stabilizzazione negli affari mondiali e sono sempre più significative per chi cerca condizioni di calma per uno sviluppo sostenibile, piuttosto che di turbolenza», ha affermato Lavrov osservando che grazie all'interazione tra il presidente russo Vladimir Putin e Xi Jinping, i legami bilaterali mostrano resilienza agli shock economici e geopolitici che stanno assumendo sempre più una dimensione militare.

Il ministro degli esteri russo ha aggiunto che Mosca potrebbe compensare la carenza di energia della Cina, dato che il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è bloccato dalla guerra tra USA-Israele e l'Iran.

«La Russia può, senza dubbio, compensare la carenza di risorse che si è creata» per la Cina e «altri paesi interessati a collaborare con noi», ha detto Lavrov. Egli ha definito le relazioni bilaterali con Pechino «incrollabili di fronte a qualsiasi tempesta».

Durante l'incontro nella Grande sala del popolo, Xi ha da parte sua - sempre secondo la Tass - affermato che la cooperazione tra Russia e Cina è particolarmente preziosa nel contesto internazionale in continua evoluzione e ha sottolineato che lui e Putin mantengono il dialogo «da un'altezza strategica» e intendono proseguirlo.

Lavrov ha quindi informato i giornalisti che la visita del leader del Cremlino in Cina si terrà nella prima metà di quest'anno.

07:30
07:30
La petroliera cinese Rich Starry torna nello Stretto di Hormuz

La petroliera Rich Starry, di proprietà della società cinese Shangai Xuanrun Shipping, con bandiera del Malawi e soggetta a sanzioni statunitensi, è tornata nello Stretto di Hormuz dopo aver lasciato il Golfo il giorno precedente, non essendo riuscita a superare il blocco imposto dagli Stati Uniti alle navi che fanno scalo nei porti iraniani. Lo riporta il sito della Reuters, citando i dati di monitoraggio marittimo.

«Durante le prime 24 ore, nessuna nave è riuscita a superare il blocco statunitense», ha dichiarato il Comando Centrale degli Stati Uniti, aggiungendo che sei navi hanno ottemperato alle direttive delle forze statunitensi di invertire la rotta per rientrare in un porto iraniano.

Il presidente americano Donald Trump ha annunciato il blocco domenica, dopo che i colloqui del fine settimana a Islamabad tra Stati Uniti e Iran non hanno portato a un accordo.

07:00
07:00
Il punto alle 7

Tra dichiarazioni di vittoria e segnali di apertura diplomatica, il confronto tra Stati Uniti e Iran entra in una fase ambigua, sospesa tra il campo militare e quello negoziale. Il vicepresidente JD Vance potrebbe guidare la delegazione americana in un eventuale secondo round di trattative con Teheran. Lo riferisce la CNN citando fonti secondo cui, in caso di nuovi incontri diretti, parteciperebbero anche gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner.

Sul piano politico, Vance ha confermato che i negoziati sono in corso e che l’obiettivo resta impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Intervenendo a un evento di Turning Point Usa, ha riconosciuto le critiche di parte dell’elettorato più giovane alla linea americana in Medio Oriente, invitando però a un maggiore coinvolgimento politico: «Non dovete allontanarvi perché siete in disaccordo con l’amministrazione».

Parallelamente, il presidente Donald Trump ha adottato toni ottimistici sull’evoluzione del conflitto. In un’intervista a Fox ha dichiarato che la guerra in Iran è «quasi finita» e «molto vicina alla conclusione». Tuttavia, lo stesso Trump ha anche sottolineato la portata delle operazioni militari: secondo lui, se gli Stati Uniti si ritirassero ora, a Teheran servirebbero «20 anni per ricostruire» e le operazioni «non sono ancora finite».

Il presidente ha inoltre ribadito che l’intervento militare era necessario per neutralizzare le capacità nucleari iraniane, sostenendo che senza questa azione Teheran disporrebbe già dell’arma atomica. Allo stesso tempo, ha lasciato intendere che la leadership iraniana sarebbe intenzionata a raggiungere un accordo «a tutti i costi».

Sul terreno, intanto, emergono segnali delle conseguenze dei bombardamenti. Secondo immagini satellitari diffuse dalla CNN, l’Iran starebbe scavando per recuperare lanciamissili rimasti intrappolati nel sottosuolo. Non è chiaro se i sistemi fossero già posizionati in strutture sotterranee o se siano stati sepolti a seguito degli attacchi americani.

In questo contesto, il possibile rilancio dei negoziati rappresenta un passaggio chiave: da un lato Washington rivendica i risultati militari, dall’altro prepara il terreno per una soluzione diplomatica che eviti una nuova escalation nella regione.