Ushuaia si difende: «Nessun caso di Hantavirus nella nostra provincia»

Da giorni, ormai, non si parla d'altro. Il focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della nave olandese MV Hondius sta seminando caos e preoccupazione. Con effetti, inevitabilmente, anche sulla località da cui sembrerebbe aver avuto origine l'epidemia. Parliamo della Patagonia e, più nel dettaglio, di Ushuaia: la cittadina «alla fine del mondo», da cui parte il 95% delle navi dirette verso l'Antartide, come la MV Hondius. Un luogo che, ogni anno, attira numerosi turisti. E che ora, improvvisamente, si trova sotto i riflettori per ragioni molto meno positive.
Secondo le prime ipotesi, infatti, il «paziente zero», ossia l'uomo olandese deceduto a bordo dell'imbarcazione, si sarebbe contagiato in una discarica alla periferia di Ushuaia. Un luogo frequentato dagli amanti del «birdwatching», per la possibilità di avvistare rare specie di uccelli della Patagonia, ma dove sono presenti anche roditori portatori di hantavirus.
Questa teoria, ipotesi principale dei funzionari argenti, tuttavia non è stata accolta di buon grado dalla popolazione locale. «Nella Terra del Fuoco non abbiamo mai registrato casi di hantavirus», ha dichiarato alla BBC Juan Facundo Petrina, direttore generale di epidemiologia e salute ambientale della provincia. «Nello specifico, dal 1996, anno in cui il Sistema Nazionale di Sorveglianza ha incluso il virus tra le malattie obbligatorie da notificare, non abbiamo registrato alcun caso di hantavirus». Un dettaglio su cui Petrina ha insistito, a più riprese, in occasione di ogni conferenza stampa degli ultimi giorni.
Secondo l'esperto, la provincia della Terra del Fuoco «non è fonte probabile dell'infezione», dal momento che la zona endemica dell'hantavirus «si trova a più di 1.500 km a nord». Non solo, Petrina ha sottolineato che nella zona «non è presente la sottospecie del topo dalla coda lunga», che trasmette la malattia. Inoltre, anche le condizioni dell'area sono molto diverse da quelle della Patagonia settentrionale, soprattutto per quanto riguarda umidità e temperatura: condizioni importanti per lo sviluppo del virus. Petrina sostiene che la coppia olandese possa aver contratto il ceppo delle Ande in Argentina, ma verosimilmente «tra le due e le quattro settimane prima della crociera», forse in una regione montuosa della Patagonia, come le province di Chubut, Neuquén o Río Negro.
Petrina scarta l'ipotesi che i roditori possano essersi spostati, raggiungendo la Terra del Fuoco. «È importante ricordare che siamo un'isola: dovrebbero affrontare diversi ostacoli, tra cui l'attraversamento dello Stretto di Magellano, per infettare specie locali», ha spiegato, ancora, alla BBC. Una difficoltà aggiuntiva, a quella climatica, che secondo la popolazione di Ushuaia ostacolerebbe la diffusione del virus nella provincia.
Da un lato, molti esperti concordano con le analisi di Petrina. Ma dall'altro, il governo nazionale argentino ha annunciato l'invio di un gruppo di esperti, in loco, per verificare se vi siano tracce di hantavirus o se il topo dalla coda lunga abbia raggiunto, a tutti gli effetti, la regione. Nello specifico, il gruppo collaborerà con i biologi locali per catturare i ratti che si trovano nella discarica finita sotto i riflettori, per sottoporli a test per il virus. Non è chiaro, tuttavia, quando cominceranno le indagini: secondo la BBC, che ha visitato il luogo negli scorsi giorni, al momento nella zona non ci sono ancora segni di attività in corso.
Altri esperti, nel frattempo, non escludono che qualcosa, nell'ambiente della Patagonia, stia effettivamente cambiando. Secondo l'epidemiologo Eduardo López, capo del Dipartimento di Medicina e Malattie Infettive dell'Ospedale Pediatrico Ricardo Gutiérrez di Buenos Aires, sono infatti necessarie «ulteriori indagini nella provincia». «Il caso richiede ulteriori studi, perché gli ecosistemi stanno cambiando», ha spiegato, interpellato dalla BBC. «Ad esempio, il ratto pigmeo dalla coda lunga, il cui habitat originario erano le Ande patagoniche e l'Argentina nord-occidentale, ora si trova nella provincia di Buenos Aires insieme ad altri roditori che trasmettono la malattia».
Al momento, Ushuaia e la Terra del Fuoco non hanno registrato ripercussioni sul turismo. Nonostante il caos per la situazione, infatti, non si segnalano cancellazioni ufficiali di tour. Tuttavia, la stagione croceristica è terminata da poco, a fine aprile, e non riprenderà prima di ottobre. Ragione per cui, potrebbe volerci tempo prima che si manifestino gli effetti della situazione attuale. E molto, insomma, dipenderà da come il virus si diffonderà nelle prossime settimane.
