Vacanze al mare e voli cancellati: gli svizzeri assalteranno le spiagge italiane?

Con lo Stretto di Hormuz sotto il controllo iraniano e la guerra in Medio Oriente in fase di stallo, la crisi energetica potrebbe protrarsi ancora a lungo. Secondo gli esperti, infatti, ci vorranno mesi prima che il prezzo del petrolio scenda ai livelli prebellici, rimanendo stabile. La situazione di grande incertezza, ovviamente, riguarda da vicino pure chi viaggia con mezzi alimentati a combustibili fossili. Aerei su tutti. L'esplosione dei costi del carburante in generale, e la crisi del cherosene, nello specifico, potrebbe causare fortissimi disagi a chi intende volare verso mete distanti. Dunque, per gli svizzeri, la tappa più immediata sarebbe l’Italia.
Secondo il Blick, l'estate sulle spiagge italiane potrebbe essere estremamente affollata se le compagnie aeree dovessero continuare a ridurre i collegamenti. Lufthansa, stando a quanto anticipato dal Financial Times, ha già cancellato 20 mila voli tra maggio e ottobre per risparmiare cherosene. In uno scenario del genere, molti svizzeri, dunque, potrebbero dover optare per l’auto riducendo di molto il ventaglio delle mete disponibili, specialmente se si intende passare qualche giorno di relax al mare. E l’Italia, in questo senso, sembra essere l’opzione più immediata per i turisti elvetici. Ticinesi in primis. La situazione nella Penisola sta però andando incontro a grossi cambiamenti, con l’arrivo di una riforma che potrebbe modificare radicalmente le vacanze al mare.
Il nodo delle concessioni Balneari
Il Belpaese dovrà infatti indire nuove gare d'appalto per tutte le concessioni balneari esistenti entro giugno 2027 al più tardi, sotto pressione dell'Unione europea, come previsto dalla Direttiva Bolkestein del 2006, che mira a creare maggiore concorrenza nel mercato unico. La questione, nella Penisola è molto sentita e dibattuta da diversi anni. Sarebbero infatti coinvolti circa 30 mila gestori di stabilimenti balneari, molto spesso aziende a conduzione familiare che gestiscono le spiagge a pagamento da decenni. Questa svolta potrebbe portare gli storici stabilimenti ad essere gestiti da altre società, presumibilmente più attrezzate e pure straniere.
Il cambiamento potrebbe dunque coincidere con ulteriori aumenti di prezzi, dopo quelli arrivati in questi anni. Oggi gli stabilimenti balneari impiegano circa 300 mila lavoratori durante la stagione estiva e generano un fatturato annuo di circa 15 miliardi di euro. Le spiagge sono considerate un bene pubblico scarso, il cui utilizzo commerciale dovrebbe essere soggetto a gare d'appalto trasparenti, analogamente agli appalti pubblici. I gestori delle spiagge però sono contrari al cambiamento in atto e da tempo si oppongono fermamente alle nuove gare d'appalto, parlando di «svendita» ed «espropriazione», perché hanno investito nelle loro strutture per decenni. Inoltre, temono che le nuove tariffe di concessione vengano scaricate sui clienti, con conseguente aumento significativo dei prezzi.
Un ulteriore aumento di prezzi?
Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari (SIB), lo scorso anno ha denunciato al Sole24Ore come i costi nei lidi siano ulteriormente aumentati del 3-4% per i consumatori in numerose località, con vette introno ai 60 euro al giorno in Salento. Stando al Guardian, il numero di visitatori sulle spiagge private italiane nel 2025 è diminuito tra il 15 e il 25% rispetto all'anno precedente a causa del carovita. Ma in futuro, oltre agli aumenti legati all'inflazione e alle crisi conseguenti alle guerre, potrebbero aggiungersi nuovi costi, dovuti ad un cambio di gestione. Al momento, è stata presentata una bozza, contrassegnata dal Ministero per le Infrastrutture, che dovrebbe rappresentare il bando tipo che disciplinerà le gare per le concessioni balneari. Ma il lavoro dei tecnici è ancora in divenire.
In una intervista concessa al Corriere del Mezzogiorno, sempre Capacchione ha espresso forti perplessità sui bandi, affermando che le attuali piccole e medie imprese a conduzione familiare potrebbero essere penalizzate a favore di investitori con una maggiore capacità finanziaria immediata. Questi potrebbero pure essere grandi player internazionali. L'analisi del SIB sul futuro delle spiagge inoltre suggerisce un legame diretto tra l'aumento dei costi per ottenere la concessione e il prezzo dei servizi in spiaggia. Se i nuovi concessionari dovessero sostenere spese elevate per aggiudicarsi le gare di appalto è probabile che poi vengano ammortizzate attraverso un adeguamento delle tariffe nei lidi. Secondo Capacchione, il costo di un ombrellone e due lettini potrebbe subire aumenti anche importanti, trasformando potenzialmente il modello di business balneare da «popolare» a un servizio rivolto esclusivamente alle fasce più alte della società.
