Medio Oriente

Videogiochi, Macarena e Lego, la guerra in pasto ai social

Da una parte e dall'altra, tra Casa Bianca, IDF e Iran, si usa la grammatica dei social: il conflitto diventa intrattenimento, contenuti da condividere, per funzionare su TikTok e Instagram
Jenny Covelli
12.03.2026 12:01

La guerra ai tempi dei social. È solo uno dei modi per descrivere la comunicazione del conflitto in atto in Medio Oriente da parte delle parti in conflitto. Tra videogiochi, animazione e perfino la «Macarena».

L'amministrazione americana, sui social, mescola attività sul campo a elementi provenienti dall'industria videoludica. La Casa Bianca usa Call of Duty: Modern Warfare III per descrivere le azioni dei militari statunitensi contro obiettivi iraniani. Poi, ancora, si affida a GTA per accompagnare la comunicazione ufficiale su tre obiettivi strategici dell’Operazione Epic Furysfruttando l’iconica frase di Grand Theft Auto: San Andreas: «Oh mer*a, ci risiamo»

Poi, l'account ufficiale dell'IDF pubblica su X una clip con il celebre motivetto che ha spopolato su Instagram e TikTok, Nothing beats a Jet2 Holiday, che alla fine si mescola a Danza Kuduro. Sullo sfondo le immagini di Khamenei e di altri leader iraniani, con la scritta «Eliminato». A corredo del video l’esercito israeliano scrive: «I nostri jet non vanno mai in vacanza».

E non è tutto. La Macarena, il tormentone pop degli anni Novanta, fa da colonna sonora ai bombardamenti americani. Il titolo del video? Proprio Eric Fury, il nome dato dall’amministrazione USA alla campagna di attacchi avviata il 28 febbraio.

E dall'altra parte? Un video di animazione in stile Lego, con le riproduzioni di Donald Trump, Benjamin Netanyahu e un diavolo intenti a sfogliare un album intitolato «Epstein file». È la clip diffusa dall'istituto statale iraniano Revayat-e Fath sulla televisione di Stato dopo gli attacchi combinati di USA e Israele. Una risposta del regime di Teheran al remix della Macarena diffuso dalla Casa Bianca. Quella che qualcuno ha definito «la colonna sonora della Terza Guerra Mondiale». Una clip senza dialoghi, costruita per circolare facilmente sui social in tutto il mondo.

È la guerra? No, è la comunicazione della guerra sui social. Una strategia comunicativa precisa: parlare alla gente attraverso gli algoritmi. I quali, sui social, premiano musica, meme e contenuti da condividere (affinché diventino virali). È così che la guerra diventa un contenuto da «viralizzare», per ampliarne la visibilità controllando la narrazione.

Una banalizzazione dei conflitti in corso nel mondo in favore della grammatica dei social. Con il chiaro obiettivo di spostare l'attenzione dalla distruzione provocata alla tecnologia militare. La guerra diventa intrattenimento. E le conseguenze reali spariscono dal racconto. Tra reel, meme e audio virali. Per funzionare su TikTok e su Instagram.

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