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Volo FlyDubai: Israele aveva la lista, ma chi doveva leggerla?

L'ascia, il comandante ferito, l'obiettivo Ben-Gurion secondo le ricostruzioni dei media – Israele aveva la lista dell'equipaggio: perché nessuno ha dato l'allarme?
©Ariel Schalit
Red. Online
05.10.2026 12:30

Mercoledì scorso, il 30 settembre, un copilota omanita di FlyDubai ha aggredito il comandante e tentato di far precipitare l'aereo, un volo partito da Dubai e diretto a Tel Aviv. La tragedia è stata evitata, ma il caso ha messo in luce una falla nel sistema di sicurezza aerea israeliano: le informazioni sugli equipaggi stranieri possono arrivare alle autorità, ma nessuna agenzia è chiaramente tenuta a esaminarle, come scrive Haaretz. Possibile? Proviamo a fare chiarezza.

Che cosa è successo a bordo?

A bordo del volo flydubai FZ1073, un Boeing 737 MAX 8, il copilota ha attaccato il comandante, l'indiano Smit Machchhar. Secondo la Procura generale degli Emirati, che ha comunicato i primi elementi sabato 3 ottobre, lo avrebbe colpito con l'ascia di emergenza di bordo, tentando di prendere il controllo dell'aereo. Ferito, il comandante è riuscito ad aprire la porta della cabina di pilotaggio, permettendo ai passeggeri di intervenire. Due altri piloti presenti sul volo hanno preso i comandi e sono atterrati in Arabia Saudita. I passeggeri sono poi stati trasferiti in Israele.

Chi è il presunto aggressore?

Si tratta di un omanita di 29 anni, H. al-H., nato negli Emirati Arabi Uniti da padre omanita e madre siriana. Secondo un profilo LinkedIn a suo nome, nel frattempo cancellato, avrebbe lavorato sette anni per Oman Air, circa sette mesi per Royal Air Maroc e da circa otto mesi per FlyDubai. Secondo il Wall Street Journal, Oman Air lo aveva sospeso dal servizio di volo per timori legati a posizioni estremiste. Secondo altre ricostruzioni, durante la formazione da pilota gli sarebbe stato trovato materiale estremista.

Quale sarebbe stato il suo obiettivo?

Secondo la televisione israeliana Channel 12, agli inquirenti avrebbe detto di voler far schiantare l'aereo contro l'aeroporto Ben-Gurion di Tel Aviv. Per questo avrebbe atteso che il volo raggiungesse la Giordania, vicino a Israele, prima di aggredire il comandante. Secondo il sito Ynet, se non fosse riuscito a raggiungere il Ben-Gurion avrebbe puntato su una delle basi militari statunitensi in Giordania. Anche la polizia australiana sta indagando su suoi possibili legami con l'Australia. Si tratta di ricostruzioni giornalistiche e investigative: per l'uomo vale la presunzione d'innocenza.

Ma come controlla Israele gli equipaggi stranieri?

La legge israeliana consente allo Stato di raccogliere i dati di passeggeri ed equipaggi dei voli in arrivo: nomi, nazionalità, date di nascita, passaporti. Una legge del 2023 permette di chiedere alle compagnie straniere queste informazioni almeno 48 ore prima della partenza, a fini antiterrorismo e di sicurezza aerea. Il punto debole, ribadisce Haaretz, è che i dati vengono raccolti solo se Israele li richiede. Una volta ricevuti, lo Shin Bet – il servizio di sicurezza interno –, il Mossad e la polizia possono consultarli e analizzarli, ma nessuno di loro è esplicitamente obbligato a farlo.

Israele aveva la lista dell'equipaggio?

Di qui la domanda: Israele aveva o no la lista dell'equipaggio? Sì. Secondo Haaretz, le autorità israeliane avevano ricevuto prima del volo l'elenco delle persone a bordo, compreso l'equipaggio. Interpellata dal quotidiano, l'autorità fiscale israeliana, che riceve questi dati, ha confermato di aver ricevuto le liste del volo FlyDubai e ha rimandato al Ministero dei trasporti. Il Ministero, però, in un primo momento non ha risposto alla domanda se avesse davvero ricevuto e verificato l'elenco.

Allora chi era responsabile?

Per le compagnie israeliane e per i voli stranieri in partenza da Israele, la competenza è dello Shin Bet. Per le compagnie straniere in arrivo il quadro è invece più confuso. Il Ministero dei trasporti trasmette i requisiti di sicurezza israeliani, ma i controlli spettano di norma alle compagnie e ai loro Paesi. Secondo un funzionario citato dalla CNN, però, un accordo separato tra Israele ed Emirati prevede che sia lo Shin Bet a verificare gli equipaggi dei voli dagli Emirati. Un'affermazione che, di riflesso, ha aumentato l'incertezza. Per Yitzhak Raz, ex direttore dell'autorità israeliana per l'aviazione civile, non vi sono dubbi: «Il Ministero dei trasporti, con il contributo di Shin Bet e Mossad, è responsabile degli aspetti di sicurezza delle compagnie straniere». Queste autorità, ha detto, «devono verificare chi sono i piloti che entrano in Israele, per impedire l'ingresso di persone con posizioni estremiste».

Che cosa dice il Ministero dei trasporti?

Il ministero ha ammesso di non verificare autonomamente gli equipaggi stranieri e di basarsi sulle dichiarazioni delle compagnie. «Chiediamo alla compagnia di certificare che tutti i piloti abbiano superato un controllo di sicurezza. È una responsabilità della compagnia. Non siamo un servizio d'intelligence», ha spiegato Tamir Uri, a capo della divisione sicurezza del Ministero. «Le compagnie straniere sono quasi 120. La divisione sicurezza non è lo Shin Bet». E ancora: «Una garanzia al 100% significherebbe fermare l'aviazione verso Israele».

Il Ministero ha anche ammesso di non conoscere l'identità di tutti i membri degli equipaggi stranieri che entrano nel Paese, e di non sapere se piloti di Paesi senza relazioni diplomatiche con Israele vi abbiano già volato. L'«ipotesi di lavoro» è che non sia mai successo.

Come ha fatto un omanita a finire su quel volo?

Come ha fatto, dunque, un omanita a finire ai comandi di quel volo? Israele, come noto, chiede alle compagnie internazionali di non impiegare sui voli verso il Paese cittadini di Stati nemici o di Paesi con cui non ha relazioni diplomatiche, come appunto l'Oman. L'inchiesta, guidata dagli Emirati, dovrà chiarire se FlyDubai non ha rispettato le regole, se la nazionalità del copilota non è stata comunicata correttamente o se Israele ha ricevuto l'informazione senza agire.

Chi indaga?

Gli Emirati Arabi Uniti conducono l'inchiesta penale e hanno preso in custodia il copilota, inizialmente fermato in Arabia Saudita. Israele punta ad avere un ruolo più ampio, anche se difficilmente sarà partner formale. Vuole almeno accedere ai risultati, in particolare per capire se l'uomo abbia agito per conto di un'organizzazione, se facesse parte di una rete o se abbia sfruttato falle che potrebbero riguardare altre compagnie straniere.

Che cosa è cambiato dall'accaduto?

Per ora poco. Domenica, il premier Benjamin Netanyahu ha incaricato il capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Shmuel Ben Ezra, di nominare un esperto per una verifica completa della sicurezza dell'aviazione civile straniera verso Israele. Il Ministero dei trasporti ha ribadito le istruzioni esistenti alle compagnie, ma senza nuove misure. La ministra Miri Regev dal canto suo ha respinto le responsabilità: «Chi deve identificare l'equipaggio sono gli addetti alla sicurezza. Noi non siamo addetti alla sicurezza», ha detto alla radiotelevisione pubblica.

Perché la ministra è sotto pressione?

L'opposizione alla Knesset, il Parlamento israeliano, ha accusato Regev e il suo Ministero di non aver impedito che il copilota salisse a bordo e ne ha chiesto le dimissioni. Domenica sera Haaretz e Channel 12 hanno riferito che la ministra e il Ministero avrebbero ignorato ripetuti avvertimenti dello Shin Bet sulla sicurezza dei voli verso Israele.

C'è anche un possibile conflitto d'interessi. Secondo Haaretz, il responsabile della sicurezza del Ministero svolge un'attività parallela come consulente di sicurezza per compagnie israeliane negli aeroporti esteri. Secondo Channel 12, un altro alto funzionario incaricato di sorvegliare le compagnie straniere dirette in Israele avrebbe svolto consulenze e corsi a pagamento per alcune di queste compagnie, tra cui FlyDubai ed Emirates.

Il problema era già noto?

Sì. Circa due anni e mezzo fa un rapporto del Controllore dello Stato aveva segnalato lacune nella sicurezza delle compagnie straniere e raccomandato di creare un'autorità nazionale per la sicurezza aerea, con Ministero dei trasporti, Shin Bet, Mossad, aviazione militare, Consiglio di sicurezza nazionale e Ministero delle finanze. Quell'autorità non è mai nata.