Il caso

«Washington punta a un cambio di regime a Cuba entro fine anno»

Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, citate in esclusiva dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti sono alla ricerca di figure interne al governo cubano disposte a «fare un accordo per porre fine al regime comunista»
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Red. Online
22.01.2026 12:00

Washington ci ha preso gusto. Dopo l'intervento militare in Venezuela che ha portato alla caduta del presidente Nicolás Maduro, l’amministrazione Trump guarda ora apertamente a Cuba come prossimo obiettivo della sua strategia per ridisegnare gli equilibri politici dell’America Latina. Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, citate in esclusiva dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti sono alla ricerca di figure interne al governo cubano disposte a «fare un accordo per porre fine al regime comunista» e un piano potrebbe essere messo in atto entro fine anno.

Secondo valutazioni dell'amministrazione Trump, spiega il quotidiano, l’economia dell’isola sarebbe «vicina al collasso» e il governo cubano non sarebbe mai stato così fragile, soprattutto dopo la perdita del sostegno venezuelano e del petrolio sovvenzionato da Caracas: un flusso vitale che Washington intende ora bloccare. Secondo diversi economisti, l’isola potrebbe esaurire le scorte di petrolio nel giro di poche settimane, con un conseguente arresto quasi totale dell’economia.

Il piano

Secondo il WSJ, il piano di regime change in studio a Washington seguirebbe il modello già applicato in Venezuela: pressione economica, isolamento internazionale e ricerca di “interlocutori interni” pronti a negoziare. Non esiste un piano operativo dettagliato per la caduta del regime cubano, ma l’operazione che ha portato alla cattura di Maduro viene considerata «un precedente e un monito». Il raid a Caracas, avvenuto il 3 gennaio, sarebbe stato reso possibile da una fonte interna al cerchio ristretto del leader venezuelano e ha causato la morte di 32 militari e agenti cubani impegnati nella sua protezione.

 Nelle ultime settimane, Trump stesso non ha nascosto di voler riproporre anche a Cuba (e non solo) il copione utilizzato in Venezuela. E l'11 gennaio, su Truth, ha lanciato un messaggio chiaro a L'Avana: «Suggerisco fortemente che facciano un accordo. Prima che sia troppo tardi. Non ci sarà più petrolio né denaro per Cuba».

Situazione complessa

Per Trump e il suo entourage, molti dei quali legati politicamente alla Florida, la caduta del governo cubano rappresenterebbe la prova decisiva della sua strategia di sicurezza nazionale nell’emisfero occidentale, valuta il WSJ. «Il presidente è convinto che porre fine all’era dei Castro consoliderebbe la sua eredità politica e gli permetterebbe di riuscire là dove aveva fallito John F. Kennedy negli anni Sessanta».

Ma la situazione cubana appare molto più complessa di quella venezuelana. Cuba è uno Stato monopartitico, privo di un’opposizione organizzata e di una vera società civile. «Sono un osso molto più duro», ha osservato l’ex diplomatico americano Ricardo Zúñiga. «Non c’è nessuno realmente tentato di collaborare con gli Stati Uniti». A L’Avana, il potere resta saldamente nelle mani di Raúl Castro, 94 anni, e del presidente Miguel Díaz-Canel. Il governo ha respinto ogni ipotesi di resa o negoziato sotto pressione. «Non ci sarà alcuna capitolazione né intesa basata sulla coercizione», ha dichiarato Díaz-Canel durante una commemorazione dei militari cubani uccisi a Caracas.