«Why now?»: perché Joe Biden ha lasciato la corsa solo adesso?

Why now? Perché adesso? La domanda, dopo l’annuncio del ritiro di Joe Biden dalla corsa alle presidenziali 2024, è tutto fuorché scontata. Anche perché, al di là delle voci, sempre più insistenti, circa una sua rinuncia, eravamo rimasti alle dichiarazioni di venerdì. E, di riflesso, alla promessa che – superato l’isolamento causa COVID-19 – avrebbe ripreso la campagna. Niente di tutto ciò, evidentemente.
La Casa Bianca, subito, si è affrettata a dire che sulla decisione non hanno pesato, minimamente, le voci riguardanti la salute di Biden. Può darsi. Detto in altri termini: il presidente, nonostante un bilancio piuttosto solido se pensiamo ai suoi quattro anni alla Casa Bianca, ha preferito farsi da parte per questioni meramente politiche ed elettorali. Una mossa da stratega, mettiamola così. Figlia, soprattutto, dell’esperienza: Biden, infatti, ha servito il Paese ininterrottamente dal 1972.
Joe il parafulmini
Secondo gli esperti, Biden ha atteso la fine della Convention Repubblicana per tirare le somme. La scelta di JD Vance come vice di Donald Trump, fra le altre cose, ha fatto comprendere all’attuale presidente quanto il ticket dei Repubblicani sia forte, se non fortissimo. Ma ha atteso, venendo al Partito Democratico, anche l’okay da parte di Kamala Harris e della sua squadra. Il tempo, diciamo, affinché la promessa candidata prepari il suo dossier e comprenda il peso di una possibile nomination, a cominciare dagli attacchi (già cominciati) di Trump.
In questo senso, Biden ha fatto, sin qui, da parafulmini. Concentrando su di sé i citati attacchi del tycoon. Ora, Trump dovrà cambiare strategia per contrastare Kamala Harris, o chi per lei. Di certo, l’ex presidente non potrà sfruttare l’età dello sfidante come ha fatto, a più riprese, con «nonno Joe». L’avversario designato, infatti, è una donna di 59 anni con un passato come procuratore. Una donna capace di attirare le maggiori ricchezze dell’area progressista. Riuscirà, Trump, a individuare delle falle e a infilarvisi?
L'incontro con Ricchetti e Donilon
Politico, a proposito delle tempistiche, riferisce che Biden ha deciso di mollare la presa – in via definitiva – dopo aver ricevuto, nella sua casa sulla costa, nel Delaware, due dei suoi uomini più fidati: Steve Ricchetti, con lui sin dai primissimi giorni in Senato, e Mike Donilon. L’incontro di sabato, durante il quale i due avrebbero presentato nuovi (e schiaccianti) dati che lasciavano presagire il peggio, ha accelerato la fine della carriera politica del presidente.
Una fine, sia quel che sia, da combattente vero, dopo aver a lungo rimandato il momento del sipario poiché convinto, in cuor suo, di poter resistere alla «tempesta» Trump. Una fine, in fondo, coerente rispetto all’intera parabola di Biden, un misto di forza, testardaggine e resilienza volendo usare un’espressione finanche abusata.
L'ultima scena e l'eredità
Non finisce qui: Biden, facendosi da parte, secondo alcuni ha interpretato magistralmente l’ultima scena del copione. Regalando un finale a sorpresa a una storia tipicamente americana, fatta – come dicevamo – di forza, testardaggine e resilienza ma anche di orgoglio. Puro orgoglio. Lo stesso che gli ha impedito di prendere prima questa decisione. La buona notizia, per il Partito Democratico, è che Biden, anche nei momenti più complicati della campagna, come il dibattito contro Trump, ha perso sulla forma ma non sulla sostanza.
La sostanza, già. Biden, a suo modo, è stato un presidente che passerà alla storia. Il pacchetto di misure da 1.900 miliardi di dollari per rilanciare il Paese dopo l’emergenza sanitaria, i grandi cantieri per aeroporti e nuove strade, la sua ostinazione nel difendere l’Ucraina da Vladimir Putin «costi quel che costi». Un’eredità che il presidente lascerà al Paese e, nell’immediato, a Kamala Harris. Nel bene come nel male.
Una mossa per ricompattare il Partito
Detto dell’incontro a casa Biden, la decisione finale è stata comunicata dal presidente domenica mattina ai suoi più stretti alleati. All’improvviso, e forse anche per questo si può parlare di mossa strategica, la narrativa attorno al «vecchio» è cambiata. Il suo stesso Partito, che per mesi – privatamente e pubblicamente – lo aveva deriso, ha iniziato a inondare i social e il web di elogi, applausi, parole al miele.
Biden, in cuor suo, sapeva che il mondo intero rideva delle sue (continue) gaffe e che, rimanendo all’America e agli americani, sempre più cittadini non lo ritenevano più in grado di guidare il Paese. Eppure, mollare prima – al netto del suo carattere – avrebbe significato distruggere tutto ciò che aveva costruito in qualità di presidente. Rendendo, di fatto, ancora più complicata la corsa del Partito Democratico alla Casa Bianca.
In definitiva, Biden ha incassato (senza mai andare al tappeto, davvero) per tutti. Fornendo, infine, un assist tanto al Partito Democratico quanto, in generale, alla schiera di anti-Trump: ora che il presidente è fuori dalla corsa, e al di là di possibili voci fuori dal coro, potrebbe davvero esserci quell’unità di intenti invocata da più parti.
