NamuCare, in Ticino un sostegno concreto ai familiari curanti

Ogni giorno, in molte case ticinesi, figli, coniugi o nipoti si prendono cura dei propri cari. Un compito prezioso, ma che raramente trova riconoscimento ufficiale. NamuCare, nata nel 2021, cerca di colmare questo vuoto dando ai familiari curanti non solo un supporto morale, ma la possibilità di trasformare un impegno emotivo e fisico in una risorsa formalmente riconosciuta.
«L’Associazione NamuCare è nata cinque anni fa, ispirata dalla lettura di un articolo che raccontava la storia di un professore e avvocato tetraplegico», spiega Stefan Furrer, direttore amministrativo e co-fondatore. «Egli, deluso dal fatto che la moglie, che ogni giorno si prendeva cura di lui, non ricevesse alcun riconoscimento, riuscì a vincere una sentenza storica del Tribunale federale che sanciva per la prima volta la possibilità di retribuire un familiare curante. Quella lettura, unita all’esperienza diretta di uno dei nostri quattro fondatori, ci ha spinti a portare questo concetto anche in Ticino».
NamuCare si rivolge alle famiglie ticinesi in cui un parente necessita di assistenza di base, che può andare dalla mobilizzazione all’igiene personale, dall’alimentazione al sostegno nella cura orale, fino all’aiuto nell’indossare calze compressive. In questi casi il familiare curante viene assunto formalmente dall’associazione e riceve una «gratifica», non un salario a tempo pieno, che include anche i contributi sociali, indipendentemente dalla sua situazione lavorativa. Non è richiesta alcuna formazione specifica, ciò che conta è il legame familiare, l’impegno quotidiano — almeno un’ora al giorno — e la disponibilità a collaborare con il team infermieristico.
«In Ticino mancava un aiuto davvero diretto e vicino a chi, ogni giorno, si prende cura di un proprio caro», prosegue Furrer. «Il familiare curante porta spesso sulle spalle un peso enorme, fatto di responsabilità, fatica e anche solitudine. Con NamuCare abbiamo voluto colmare proprio questo vuoto offrendo un riconoscimento concreto, un supporto pratico e una presenza costante».
«Grazie a questo approccio, le famiglie si sentono più sicure per il futuro, i curanti ritrovano serenità e le persone assistite vivono meglio la loro condizione, senza sentirsi un peso», sottolinea Furrer. «Il nostro servizio raggiunge anche quei nuclei che non avrebbero mai chiesto aiuto e che, senza intervento, rischierebbero di cronicizzare la loro situazione con conseguenze più gravi e costose per l’intero sistema sanitario».
Il tema dell’assunzione dei familiari curanti non riguarda soltanto NamuCare, ma più in generale il sistema delle cure a domicilio in Svizzera. Negli ultimi mesi, anche in Ticino, si è discusso di costi, sostenibilità e trasparenza di questi modelli.
«Il percorso non è stato semplice, soprattutto nei primi due anni», ricorda il co-fondatore. «Siamo stati i primi a confrontare le istituzioni con questo modello e vi era un certo scetticismo. Oggi il dibattito è acceso, ma per noi è fondamentale partecipare con trasparenza, mostrando i vantaggi sociali che il modello porta non solo ai familiari curanti, ma all’intera società. Si può ritardare l’entrata dell’utente in un istituto, ridurre il ricorso agli aiuti sociali e rafforzare la sicurezza previdenziale».
Chi sostiene questo modello evidenzia i vantaggi per le famiglie, che possono contare su un sostegno economico e previdenziale senza dover rinunciare alla cura del proprio caro, e per la collettività, che vede ridursi la pressione sulle strutture residenziali e sugli ospedali.
«L’impatto maggiore che abbiamo potuto constatare è il sollievo», racconta Furrer. «Le famiglie traggono beneficio dal fatto che il loro lavoro quotidiano venga finalmente riconosciuto, non solo a livello economico ma anche umano. Non è raro che il contributo venga usato per assumere un aiuto domestico, così da ritagliarsi momenti di respiro. Questo rafforza l’equilibrio del nucleo famigliare e fa sentire la persona assistita meno di peso».
La questione non è però priva di complessità. Più che un timore legato all’alto margine delle tariffe LAMal, la vera preoccupazione riguarda il rischio che alcune aziende, come accade in Svizzera tedesca, trasformino questo modello — molto valido nella sua essenza — in un business esclusivamente orientato al profitto.
Questo timore nasce soprattutto dal fatto che, ci spiega Furrer «tali attività sono automaticamente affiliate al Contratto di Prestazione con il Cantone e ricevono quindi indennizzi pubblici per le ore di cura erogate (indipendentemente se formano o meno un familiare curante). In Ticino, invece, la situazione è diversa: l’affiliazione al Contratto di Prestazione avviene solo tramite sottoscrizione volontaria da parte dell’ente. Una volta sottoscritto, però, si è obbligati anche alla formazione del familiare curante, un vincolo che NamuCare ha scelto consapevolmente di evitare per non gravare ulteriormente sul tempo, già limitato, dei familiari»
La questione della trasparenza resta comunque un nodo principale. Alcuni modelli prevedono infatti che una parte rilevante della somma rimborsata resti al servizio che assume il familiare, sollevando interrogativi sulla proporzione fra quanto spetta al caregiver e quanto rimane all’organizzazione. È in questo contesto che emergono le richieste di una regolamentazione più chiara, capace di evitare distorsioni e al tempo stesso di valorizzare un lavoro che, senza un riconoscimento formale, rischia di restare invisibile.
«Più che nuove regole, serve fiducia», sottolinea Furrer. «Fiducia delle istituzioni e della società verso chi porta avanti un modello innovativo che mette davvero al centro il familiare curante. Chiediamo che il dibattito non si riduca ai soli numeri, ma parta dai bisogni reali del caregiver e guardi al lungo periodo».
In questo senso, NamuCare rappresenta un tassello di un dibattito più ampio: come conciliare la valorizzazione del ruolo dei caregiver con un sistema sanitario equo e sostenibile? La sfida non è solo economica, ma anche culturale e sociale, significa riconoscere pienamente il valore del lavoro di cura, che finora è rimasto in gran parte invisibile.
