Svizzera

Nazionale, «sì» a mozioni su frontalieri, cittadinanza, asilo e rimpatri

La Camera del popolo chiede di non recepire le nuove regole UE sulla disoccupazione dei frontalieri, di prevedere la revoca della cittadinanza ai binazionali condannati per reati gravi, di cambiare l’esame delle domande d’asilo delle donne afghane e di sanzionare i Paesi che ostacolano i rimpatri
© Servizi del Parlamento
Ats
17.09.2026 13:00

La Svizzera deve comunicare all'UE che non intende recepire le nuove disposizioni sulle indennità di disoccupazione dei frontalieri; la cittadinanza svizzera dovrebbe poter essere revocata ai cittadini con doppio passaporto condannati per terrorismo o altri reati gravi; le modalità di esame delle domande d'asilo presentate da donne afghane vanno modificate; e i Paesi d'origine che non collaborano alle riammissioni devono essere soggetti a sanzioni mirate. Sono queste le principali decisioni adottate oggi dal Consiglio nazionale durante la sessione straordinaria dedicata ai rapporti con l'UE e alla politica d'asilo. Altre proposte sono invece state respinte.

Disoccupazione dei frontalieri

L'Unione europea sta valutando una modifica delle regole relative alle indennità di disoccupazione dei lavoratori frontalieri. A determinate condizioni, in futuro potrebbe essere lo Stato in cui il lavoratore è stato occupato per ultimo, e non quello di residenza, a farsi carico dell'indennità.

Per la Svizzera ciò comporterebbe costi supplementari considerevoli. La consigliera nazionale Céline Amaudruz (UDC/GE), citando stime della SECO, ha quantificato l'onere aggiuntivo tra 600 e 900 milioni di franchi. Con una mozione approvata con 109 voti contro 72 e 5 astensioni, il gruppo UDC chiede quindi al Consiglio federale di comunicare fin d'ora al Comitato misto dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone l'intenzione della Svizzera di non recepire eventuali disposizioni in materia. Secondo l'UDC, la solidarietà nazionale non dovrebbe trasformarsi in uno strumento per finanziare ogni nuovo trasferimento di oneri. La Svizzera, del resto, contribuisce già all'indennizzazione dei frontalieri, rimborsando generalmente tre mesi di prestazioni allo Stato di residenza e, in determinati casi, fino a cinque mesi.

Il consigliere federale Beat Jans ha però giudicato prematura la proposta dell'UDC, sottolineando che non è ancora noto quando la revisione entrerà in vigore nell'UE. Come avvenuto per i precedenti adeguamenti, anche questa modifica dovrà seguire la procedura di approvazione interna all'Unione, che non si è ancora conclusa. Solo successivamente l'UE notificherà l'adeguamento del regolamento in occasione di una riunione del Comitato misto. Il Consiglio federale segue da vicino gli sviluppi e tiene informate le commissioni parlamentari competenti. Secondo Jans, tuttavia, è ancora troppo presto per decidere se la Svizzera dovrà recepire o meno una revisione normativa che non è stata ancora definitivamente adottata.

Revoca della cittadinanza per terrorismo e reati gravi

Il Consiglio nazionale ha inoltre approvato una mozione dell'UDC che chiede di rendere possibile la revoca della cittadinanza svizzera alle persone con doppia cittadinanza condannate per terrorismo o altri reati gravi. Secondo i promotori, la legislazione vigente consente già, in determinate circostanze, di revocare la cittadinanza, ma questa possibilità viene applicata molto raramente. L'UDC ritiene pertanto necessaria una base giuridica più efficace. «Chi minaccia la sicurezza del nostro Paese deve perdere la cittadinanza svizzera», sostiene il gruppo.

Beat Jans si è opposto alla mozione, sottolineando che la revoca della cittadinanza non costituisce uno strumento di prevenzione degli atti terroristici. Il ministro ha inoltre criticato l'automatismo previsto dalla proposta, evidenziando la necessità che le autorità possano continuare a valutare la proporzionalità della revoca nel singolo caso concreto. Jans ha ricordato anche che negli ultimi anni la Svizzera ha notevolmente rafforzato la lotta al terrorismo.

Domande d'asilo delle cittadine afghane

Il Consiglio nazionale ha poi approvato, con 101 voti contro 84 e 8 astensioni, una mozione di Gregor Rutz (UDC/ZH) che chiede di modificare i criteri applicati alle domande d'asilo presentate da cittadine afghane. La proposta prevede che, ai fini dell'esame della domanda, venga considerato determinante il Paese di provenienza e non la nazionalità della richiedente. In questo modo si tornerebbe alla prassi applicata fino all'estate del 2023.

Anche in questo caso Beat Jans si è espresso contro la mozione. Il consigliere federale ha ricordato che la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) continua a esaminare individualmente le domande d'asilo presentate da donne e ragazze afghane, escludendo i casi soggetti alle procedure Dublino e quelli relativi a persone che possono essere rinviate in uno Stato terzo.

Sanzioni contro i Paesi che non collaborano ai rimpatri

Infine, con 126 voti contro 64 e 2 astensioni, la Camera del popolo ha approvato una mozione del gruppo PLR che chiede l'introduzione di sanzioni mirate nei confronti dei Paesi d'origine che non collaborano alle procedure di riammissione. La proposta è stata approvata nonostante l'opposizione di Beat Jans, il quale ha sottolineato che il Consiglio federale si sta già adoperando per migliorare ulteriormente i rimpatri e la cooperazione con i Paesi terzi.

Gli atti parlamentari adottati oggi passano all'esame del Consiglio degli Stati. Le cinque mozioni respinte sono invece definitivamente archiviate.