Negli Epstein Files spuntano anche Michael Jackson e Naomi Campbell

Gli Epstein Files continuano ad essere sotto la luce dei riflettori della politica e a far parecchio discutere, soprattutto negli Stati Uniti. Negli scorsi giorni, infatti, il Dipartimento di Giustizia (DoJ) ha inviato al Congresso americano un elenco di oltre 300 persone «politicamente esposte» e celebrità che compaiono nelle migliaia di fascicoli resi pubblici sul caso di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto suicida nel 2019 mentre si trovava in carcere.
Politica e spettacolo
Si tratta, nello specifico, di un documento di sei pagine firmato dal viceprocuratore generale Todd Blanche, come riporta la CNN dopo averne potuto visionare una copia. Un documento che elenca diversi nomi di personalità «di spicco» sia del mondo politico che dello spettacolo, ma senza tuttavia specificare il contesto in cui questi sono riportati negli Epstein Files e nemmeno il loro grado di coinvolgimento o il legame che avevano con il criminale.
«Nessun incriminato»
Tra questi trovano anche nomi di vere e proprie star del jet-set, icone ormai scomparse: Elvis Presley, Michael Jackson, nonché la principessa Diana. Ma pure esponenti di spicco del mondo politico contemporaneo come l’attuale presidente americano Donald Trump, l'ex presidente Bill Clinton, Steve Bannon (ex consigliere di Trump), Kathy Ruemmler (ex consigliera della Casa Bianca) e il magnate miliardario Les Wexner, ex amministratore delegato di Victoria's Secret. Alcune persone sono già state citate nei Files, altre appaiono con menzioni marginali, «e non sembrano avere legami stretti» con il finanziere pedofilo, «nemmeno aver comunicato direttamente con lui». Inoltre, viene specificato, a carico di nessuno dei nomi apparsi nel documento tramesso al Congresso è mai stata emessa un'incriminazione, ed eccezione - naturalmente - dello stesso Jeffrey Epstein e di Ghislane Maxwell, che si trova attualmente in detenzione.
Varietà di contesti
«I nomi compaiono nei fascicoli resi pubblici ai sensi della legge in una grande varietà di contesti», specifica a tal proposito la stessa missiva del Dipartimento di Giustizia. «Ad esempio, alcune persone hanno avuto intensi contatti diretti via e-mail con Epstein o Maxwell, mentre altre sono menzionate soltanto in una parte di un documento, compresi gli articoli di stampa, e a prima vista non sembrano avere alcuna attinenza con i casi di Epstein e Maxwell».
Censure e confusione
Un elenco, quello diffuso di recente, che non ha mancato di sollevare alcune contestazioni all'indirizzo del Dipartimento di Giustizia. Il DoJ - spiega la CNN - è stato oggetto di «pesanti critiche» da parte del deputato Ro Khanna, schierato a favore della pubblicazione dei documenti, che ha accusato il Dipartimento «di confondere volontariamente le acque sui nomi di chi fosse un predatore sessuale e di chi invece figura solo in un'e-mail». Mentre la deputata repubblicana Nancy Mace ha affidato a un post sui social le critiche al DoJ evidenziando che «nell'elenco divulgato mancano alcuni nomi». Proprio su questo punto il dipartimento di Giustizia americano era già finito nel mirino delle vittime di Epstein, sin dalla pubblicazione dei primi documenti, in quanto alcuni nomi, presumibilmente quelli di uomini potenti, erano stati censurati.
Naomi Campbell «sull'isola»
Ma non è tutto. È notizia delle ultime ore - battuta dalle agenzie di stampa - che anche la modella Naomi Campbell è tra i nomi che compaiono «ripetutamente» (circa 200 volte) tra i documenti del caso Epstein pubblicati dal DoJ. Secondo il New York Times, la top model avrebbe chiesto al finanziere pedofilo «passaggi sul suo jet privato». Non solo. «Lo stesso Epstein venne invitato a nome di Naomi a vari eventi mondani». Dai documenti emergerebbero pure i racconti di alcune vittime che indicano la presenza della top model casa di Epstein a Manhattan e sulla sua isola privata ai Caraibi. Anche nel caso di Naomi Campbell, la donna non è accusata di alcun reato. Il suo avvocato Martin Sanger ha chiarito che la modella non sapesse assolutamente che Epstein fosse un molestatore sessuale. «Se la mia assistita si fosse imbattuta in una giovane donna che riteneva vittima di Epstein, sarebbe intervenuta personalmente e immediatamente per aiutarla».
