Nel 2001 l'«autunno dei disastri»: dall'11 settembre al grounding di Swissair

Era l'autunno del 2001 quando la Svizzera visse due dei capitoli più drammatici della sua storia aeronautica: gli attentati terroristici dell'11 settembre a New York e Washington, e il grounding di Swissair il 2 ottobre, eventi che misero in ginocchio l'intero settore dell'aviazione elvetica.
L'«autunno dei disastri»
I rapporti annuali dell'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC) e della società aeroportuale Unique, insieme a un'analisi dei dati di volo, rivelano oggi l'entità di quello che venne definito l'«autunno dei disastri». Già il crollo delle Torri Gemelle ebbe un impatto immediato sulla Svizzera: il 12 settembre, i passeggeri all'aeroporto di Zurigo crollarono da 67.110 a 51.213, un calo di quasi un quarto, a causa della chiusura dello spazio aereo americano e del crollo della fiducia dei viaggiatori.
Ma il vero terremoto si scatenò il 2 ottobre, quando Swissair, schiacciata da un debito di circa 17 miliardi di franchi, fu costretta a mettere a terra l'intera flotta, lasciando sul posto 260 aerei e migliaia di passeggeri. Nell'incredulità generale un potente simbolo nazionale si spezzò. Lo scalo di Zurigo visse momenti d'emergenza: 75 velivoli dovettero essere parcheggiati in modo improvvisato e il collasso minacciò anche le società controllate come Atraxis, Swissport e SR Technics.
Il crollo di Swissair
Il 2 ottobre, i movimenti di volo crollarono da 799 a 585, mentre i passeggeri precipitarono da 64.540 a 40.732, toccando il fondo il 4 ottobre con appena 32.607 viaggiatori. In questo scenario catastrofico, la soluzione arrivò da Crossair, che ottenne licenze provvisorie già il giorno del grounding, e da un intervento senza precedenti della politica: con un credito d'emergenza di 450 milioni di franchi concesso dalla Confederazione e dalle grandi banche, le operazioni di volo ripresero il 3 ottobre.
Pochi giorni dopo, il CEO Mario Corti annunciò il taglio di 9.000 posti di lavoro a livello globale, di cui 2560 nel settore del trasporto aereo. In novembre, il parlamento approvò in sessione speciale un pacchetto di aiuti federali da 2,1 miliardi di franchi, gettando le basi per la «Variante 26/26», che avrebbe portato alla nascita della nuova Swiss sulle ceneri di Crossair, con 26 aerei a medio e lungo raggio ereditati dalla fallita compagnia di bandiera e altrettanti a corto raggio. Ma il destino sembrava accanirsi: il 24 novembre, un Jumbolino della Crossair si schiantò nei pressi di Bassersdorf (ZH), causando la morte di 24 delle 33 persone a bordo e gettando un'ulteriore ombra su un anno già segnato dal lutto.
Il quarto trimestre del 2001 registrò un crollo dei passeggeri a Zurigo del 35% rispetto all'anno precedente, un dato che fotografa la profondità della crisi. Eppure, come conclude l'UFAC nel suo rapporto, grazie alla tempestiva azione di salvataggio e alla creazione della nuova compagnia, si riuscì a evitare che l'aviazione civile svizzera sprofondasse nell'irrilevanza. L'autunno dei disastri lasciò cicatrici profonde, ma segnò anche l'inizio di una lenta e difficile rinascita per il trasporto aereo elvetico. Negli anni successivi come noto Swiss passò nell'orbita di Lufthansa: c'è chi disse che venne svenduta, ma questa è un'altra storia.