Nella busta paga dei frontalieri uno scarto salariale del 20%

Il tema è di quelli caldi che fanno discutere regolarmente politica, padronato e sindacati. Prova ne è il recente dibattito sul salario minimo in Gran Consiglio. Dibattito che – tanto a destra quanto a sinistra – ha posto l’accento (anche) sul confronto tra residenti e frontalieri. L’aumento delle retribuzioni minime approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento andrà infatti a beneficio soprattutto dei frontalieri: su circa 23 mila persone interessate, solo 8 mila sono residenti. Sia chiaro: la strategia è di rendere appetibile a una parte di residenti con livelli di formazione bassa, provenienti magari dalla disoccupazione, settori lavorativi che fino ad oggi erano rimasti ad appannaggio quasi esclusivo dei frontalieri.
Premessa a parte (non del tutto avulsa dal tema centrale di questo articolo), proprio ieri l’Ufficio cantonale di statistica (USTAT) ha aggiornato la sua analisi sulle dinamiche retributive tra lavoratori residenti e frontalieri nel settore privato in Ticino.
Divario di 1.157 franchi
Quindi: a quanto ammonta lo scarto salariale tra i due gruppi lavorativi? Negli anni, questo scarto è aumentato o diminuito? E poi, in quale fascia salariale questo scarto è maggiore o minore?
A queste e a molte altre domande risponde lo studio dell’USTAT «Salari di residenti e frontalieri in Ticino: cosa dicono i dati 2024». Si tratta di un’analisi che vuole offrire uno strumento utile al dibattito pubblico su un tema molto sentito nel nostro Cantone, dove il mercato del lavoro si confronta con un’area di confine caratterizzata da costi della vita e condizioni economiche molto diverse.
Dallo studio, che aggiorna i dati analizzando il quadriennio 2020-2024, emerge innanzitutto che il salario mensile lordo mediano dei residenti (5.957 franchi) rimane superiore a quello dei frontalieri (4.800 franchi). Il divario di 1.157 franchi corrisponde a un differenziale del 19,4%, a favore dei residenti, in linea con il divario del 20% rilevato nel periodo precedente.
In sostanza, negli ultimi anni, la differenza tra i due gruppi è rimasta stabile: i residenti continuano a percepire stipendi mediamente più alti rispetto ai frontalieri, senza cambiamenti significativi nel divario salariale.
Disparità non uniformi
L’analisi conferma inoltre che le disparità non sono uniformi lungo tutta la piramide salariale. Nel 2024, la differenza si attesta all’11,1% tra i salari più bassi, ma sale al 32,2% per le retribuzioni più elevate.
In altre parole, il divario salariale cambia a seconda del livello di reddito: è più contenuto tra chi guadagna meno, mentre aumenta notevolmente tra chi percepisce stipendi più alti, dove la differenza a favore dei residenti diventa molto più marcata. Insomma, se guadagni poco avrai uno stipendio più simile a quello dei frontalieri.
Lo scarto nel tempo
Ma come è evoluto nel tempo questo scarto? Nel lungo periodo, lo scarto salariale tra residenti e frontalieri è cresciuto (era infatti del 13,6% nel 2008). Tuttavia, durante l’ultimo quadriennio si è assistito a una lieve contrazione, dal 20,2% nel 2020 al 19,4% nel 2024.
Questa tendenza al riavvicinamento dei livelli salariali tra residenti e frontalieri, in particolare nella parte bassa della distribuzione, può essere ricondotta a una combinazione di più fattori. Ed è qui che entra in gioco il salario minimo che – proprio nelle retribuzioni più basse, durante il quadriennio in questione – ha prodotto un effetto di aumento del salario, a vantaggio soprattutto dei lavoratori frontalieri. Di qui, l’avvicinamento, ossia il minore scarto tra i salari più bassi. Con ogni probabilità, alla luce del voto di lunedì, questa tendenza proseguirà anche nei prossimi anni. L’implementazione progressiva delle nuove forchette dei salari minimi raccorcerà ulteriormente le distanze.
Allo stesso tempo, secondo l’autrice dello studio, Vincenza Giancone, il nuovo accordo fiscale sui frontalieri (che prevede l’imposizione sia in Svizzera che in Italia per i nuovi frontalieri) potrebbe aver influenzato le dinamiche salariali nelle fasce alte, in particolare spingendo i lavoratori a negoziare salari più alti per compensare il differente carico fiscale.
Il peso nella busta paga
Ma quanto influisce, davvero, in busta paga “l’essere o meno frontaliere”? Per tentare di delimitare questo fattore, lo studio confronta frontalieri e residenti esattamente con le medesime condizioni, ossia le stesse caratteristiche personali e professionali (come età, esperienza, tipo di lavoro e settore). In questo caso, la differenza salariale scende al 10,4%.
Ciò significa che circa metà del divario è spiegata da fattori strutturali (tipo di lavoro, esperienza, posizione), mentre l’altra metà dipende da elementi meno visibili, come capacità di negoziazione, disponibilità ad accettare salari diversi o possibili disparità di trattamento.
