Neofite invasive, rilevate oltre 30 specie sul confine tra Lombradia e Ticino

Oltre 7.800 ettari monitorati, più di 635 chilometri percorsi sul campo e circa 4.000 segnalazioni raccolte hanno permesso di fotografare la presenza di oltre 30 specie neofite invasive nei bacini dei fiumi Breggia, Faloppia, Lanza, Lura e Seveso. Sono i numeri della campagna sistematica di rilievo lungo le aste fluviali di confine tra le Province di Como e Varese e il Canton Ticino. Il lavoro è stato svolto dal team del capofila svizzero di progetto – CSD Ingegneri SA di Lugano – nell’ambito del programma Interreg Italia–Svizzera «SINTAB – Sviluppo Integrato per la Natura Transfrontaliera e la Biodiversità».
Le specie sotto osservazione
«Durante i rilievi sono state censite 29 specie invasive, tra cui alcune vecchie conoscenze ormai ben radicate: il Poligono del Giappone, la Buddleja (o Albero delle Farfalle), l’Ambrosia, l’Ailanto, la Balsamina ghiandolosa e l’aggressiva Verga d’oro (Solidago)», spiega Simona Piubellini, responsabile del progetto per CSD Ingegneri SA. «Particolare attenzione è stata riservata alle specie legate agli ambienti fluviali, vere autostrade naturali per la diffusione di nuove infestanti». Accanto alle piante più note, sono emerse presenze meno appariscenti, ma ugualmente preoccupanti, come le infestazioni di Elodea canadensis nei corsi d’acqua o l’espansione rapida di Spirea japonica negli ambienti seminaturali. «Le neofite non sono solo un problema estetico – prosegue Piubellini –. Alcune di esse riducono la biodiversità locale, altre danneggiano argini e coltivazioni, altre ancora possono creare rischi sanitari, come nel caso dell’Ambrosia, altamente allergenica».
Un confine senza barriere per le piante
Il monitoraggio ha confermato un dato ormai evidente: per le specie invasive il confine amministrativo non esiste. Semi trasportati dall’acqua, terreni incolti, giardini privati e aree verdi urbane diventano punti di partenza per nuove colonizzazioni. Per questo il progetto SINTAB ha adottato strumenti comuni di rilevamento – come l’applicazione «InvasivApp» di «Infoflora» – e ha sviluppato una metodologia capace di dialogare tra sistemi normativi diversi.
E ora?
Nei prossimi mesi i dati raccolti verranno analizzati e trasformati in mappe dettagliate, «indispensabili per pianificare interventi mirati e definire strategie di gestione coordinate nel territorio insubrico tra Italia e Svizzera». Da qui l’importanza di un approccio preventivo e coordinato. «Per il contenimento delle specie sarà fondamentale il coinvolgimento del territorio – afferma Jessica Anaïs Savoia, Project manager di SINTAB -. Sono infatti necessarie azioni tempestive, ma soprattutto programmate e continuative».
