Nepal, dopo la tragedia c'è il rischio di una nuova ondata alluvionale

Il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni che mercoledì mattina hanno colpito il distretto di Rasuwa, nel nord del Nepal, è salito a 469 persone, ma il dato sembra destinato a salire. Sono infatti 2'381 le persone che ancora mancano all'appello, come spiega la polizia nepalese. Tra loro figurano 644 turisti stranieri. Ieri sera il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha annunciato che sono stati ritrovati in vita due cittadini svizzeri coinvolti nella tragedia.
Infrastrutture distrutte e l'ombra di una nuova ondata
A preoccupare, però, sono la possibilità di una nuova ondata alluvionale e lo stato in cui si trova l'area colpita dall'inondazione. A livello di infrastrutture, infatti, stando a quanto riferito dalle autorità nepalesi sono stati distrutti ottanta ponti tra carrabili e sospesi, così come quaranta chilometri di strade. Una situazione che rende maggiormente difficile e drammatica la ricerca dei dispersi, ma che presto potrebbe peggiorare. Sempre secondo le autorità nepalesi, immagini satellitari e dati preliminari mostrano che un altro tratto del Bhotekoshi è stato bloccato e che si sta formando un nuovo lago che presto potrebbe esondare. Un allarme lanciato anche da Pechino, secondo cui il lago potrebbe ricevere altri tre milioni di metri cubi d'acqua nei prossimi tre giorni, aumentando il pericolo di una rottura.
Pechino ferma i soccorsi in Tibet
Nel frattempo la Cina ha sospeso un'operazione di soccorso in Tibet proprio a causa dell'elevato rischio di nuove alluvioni e del fatto che un lago formatosi a causa dell'enorme accumulo di detriti ha iniziato a tracimare verso l'area nella quale erano dirette le squadre di emergenza.
L'appello ai turisti e i consigli di viaggio del DFAE
Vista l'emergenza, l'Ente turistico nepalese ha fatto appello ai turisti chiedendo loro di «evitare le zone interessate dalla catastrofe, non effettuare spostamenti non necessari e restare in luoghi sicuri, ma anche di posticipare i viaggi nelle aree colpite dall'alluvione». Anche il DFAE ha aggiornato i propri consigli di viaggio per chi è interessato a visitare il Nepal, specificando che «le aree di trekking nella regione di Langtang, così come le infrastrutture di trasporto e di comunicazione, potrebbero essere compromesse. Anche altre zone del Paese lungo il fiume Trishuli sono state colpite da inondazioni o ne sono minacciate». Per questo il consiglio «è quello di evitare le zone colpite e prestare particolare attenzione durante le attività di trekking e di viaggio».
La dinamica: il crollo del ghiacciaio
Ma cosa è successo in Nepal? «Mercoledì verso le 8:30 un'inondazione improvvisa ha raggiunto il nostro Paese dal versante tibetano attraverso il fiume Bhote Koshi, nella regione di Rasuwa, causando danni agli insediamenti nell’area di Timure e Syabrubesi e aumentando i rischi per la sicurezza lungo i tratti a valle dei fiumi Bhote Koshi e Trishuli», hanno riferito le autorità di Kathmandu. Nel dettaglio, le devastanti inondazioni sono state causate dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle».
La solidarietà
La Svizzera ha deciso di mettere a disposizione, tramite le Nazioni Unite, circa 1 milione di dollari per finanziare misure di aiuto umanitario in Nepal, Paese colpito da devastanti inondazioni. Il Dipartimento federale degli affari esteri ieri ha sottolineato come «questo contributo garantirà l'approvvigionamento di acqua potabile, la messa a disposizione di alloggi di emergenza, gli aiuti alimentari, l'assistenza sanitaria e il sostegno psicosociale alle comunità colpite». Ma azioni di solidarietà vengono avviate anche da altre organizzazioni, come Helvetas, la Croce Rossa Svizzera e altre associazioni. Tra queste, in Ticino, si sono mosse Kam for Sud e Mani per il Nepal, due realtà strettamente legate con il Paese asiatico.
