Sanità

«Nessun vaccino, né cura»: cosa sappiamo sulla nuova ondata di Ebola che sta colpendo l'Africa

L'OMS ha definito la situazione nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda come «emergenza sanitaria internazionale» – I morti sono un centinaio, ma si stima che le cifre reali possano essere più elevate – A complicare la situazione il fatto che la malattia sia causata da un ceppo molto raro del virus
© AP/Al-hadji Kudra Maliro
Red. Online
18.05.2026 22:00

Non si tratta di una pandemia, ma la nuova ondata epidemica del virus Ebola nell'Africa centrale è stata definita come «un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale» dall'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). Sotto i riflettori la diffusione di un raro ceppo della malattia, per il quale - come spiegano le agenzie di stampa - al momento non esistono né trattamenti, né vaccini. Ad essere particolarmente colpite sono la Repubblica Democratica del Congo, dove sono stati registrati almeno 100 morti (un dato in aumento rispetto agli 88 segnalati nelle scorse ore) e 390 casi sospetti, e l'Uganda, dove è stata segnalata la diffusione della malattia portata dai viaggiatori provenienti da Kinshasa e dove giovedì è morto un 59.enne. Inoltre vi sarebbero almeno sei cittadini americani che sono stati esposti al virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Di loro uno presenta già i sintomi. L'epidemia è stata annunciata venerdì dal Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie, precisando però che non è ancora chiaro quando siano avvenuti i primi contagi, probabilmente alla fine del mese di aprile.

Personale in preda al panico

Il focolaio di Ebola attuale non è di certo il primo che colpisce l'Africa, ma questa volta il virus sembra destare molte più preoccupazioni. A causare l'epidemia è infatti il ceppo Bundibugyo ebolavirus, uno dei quattro (gli altri sono chiamati Zaire, Sudan e Tai Forest) che possono causare la malattia negli esseri umani e che è anche il più raro. Per questa ragione non esistono allo stato attuale, né dei vaccini, né dei trattamenti, né dei testi specifici per identificarlo rapidamente. Una situazione che sta mettendo a dura prova il personale sanitario locale, che ha dichiarato al Guardian di essere «in preda al panico, con le persone stanno morendo e senza i medicinali per salvarle». La gravità della situazione si riflette anche nella decisione dell'Organizzazione mondiale della Sanità di definire la situazione attuale come emergenza internazionale. Non solo. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche convocato un comitato di emergenza formale. «Tutti i segnali indicano un'epidemia potenzialmente molto più estesa di quella attualmente rilevata e segnalata, con un significativo rischio di diffusione a livello locale e regionale», ha aggiunto ancora l'OMS. A definire la situazione come «estremamente preoccupante» è stata anche l'organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere, che si sta «preparando a una risposta su larga scala».

Un'immagine del Bundibugyo ebolavirus. © AP/Frederick Murphy/CDC 
Un'immagine del Bundibugyo ebolavirus. © AP/Frederick Murphy/CDC 

Un virus molto contagioso

Ma cosa sappiamo di questo virus? L'Ebola è una malattia altamente contagiosa e mortale, con una percentuale di letalità attorno al 50%. Si tratta di una febbre emorragica. I sintomi iniziali includono febbre alta, affaticamento, dolori muscolari e cefalee e sono seguiti dall'aggravarsi delle condizioni con la comparsa di vomito, diarrea, eruzioni cutanee ed emorragie interne ed esterne. L'origine della malattia risiede in diversi virus associati principalmente ai pipistrelli. Il suo periodo di incubazione può durare fino a 21 giorni ma la persona infetta diventa contagiosa solo dopo aver manifestato i sintomi. Da quando è comparsa per la prima volta nel 1976, sono stati documentati più di 40 focolai. Questo è il 17.esimo che colpisce la Repubblica Democratica del Congo, precisa il Guardian. I focolai sono causati uno «spillover zoonotico», ovvero la trasmissione con il contatto da animale a uomo. Gli esseri umani infetti trasmettono poi la malattia ad altri attraverso i loro stessi fluidi corporei quali vomito, sangue e sperma. Il tasso di mortalità, inoltre, è particolarmente elevato «in contesti con risorse limitate», dove diventa molto difficile fornire le cure che è invece possibile trovare nei reparti di terapia intensiva. Non solo. In determinati contesti - soprattutto nelle strutture sanitarie più piccole e precarie - è anche difficile garantire il rispetto delle misure di base per il controllo delle infezioni, come l'uso dei guanti e il lavaggio frequente delle mani.