Cresciano

«Nessuno è contrario al foyer ma è peccato perdere l’ostello»

È stato presentato alla popolazione il progetto del Cantone per ospitare un centro per richiedenti l’asilo minori non accompagnati – A contrapporsi sono state la voglia di aiutare con il dispiacere di non poter più usare la struttura
L'attività delle gerenti si interrompe dopo nove anni. ©CdT/Gabriele Putzu
Davide Rotondo
Davide Rotondo
01.06.2023 14:20

Nessuno è contrario ad un foyer, ma l’ostello sarebbe un peccato perderlo. È un tema molto sentito quello del possibile arrivo di richiedenti l’asilo minorenni non accompagnati a Cresciano. Mercoledì sera un’intera comunità ha riempito l’edificio multifunzionale per assistere alla serata informativa organizzata dal Municipio di Riviera. Lo scopo dell’incontro era permettere ai rappresentanti dell’Ufficio cantonale dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati (URAR), insieme a quelli della Croce Rossa, di illustrare il progetto che prevede l'utilizzo dell’ostello del paese, che ha interrotto le attività il 31 maggio dopo 9 anni, come foyer per l’accoglienza.

«Non abbiamo più spazio»

«Purtroppo non bastano più i centri presenti a Riazzino, Paradiso e Castione. Il trend dei richiedenti era in diminuzione, ma nel 2021 qualcosa è cambiato e nel 2022 le domande sono raddoppiate», ha spiegato Renzo Zanini a capo dell’Ufficio cantonale dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati che per evidenziare meglio quanto urgentemente il Cantone stia cercando di trovare una soluzione, ha mostrato alcune cifre: «Nel 2021 i minorenni arrivati sono stati 24, nel 2022 sono quasi triplicati raggiungendo quota 64. Ad oggi, quest’anno, abbiamo già accolto 61 minori e stimiamo che entro la fine dell’anno ne arriveranno 150 in totale, prevalentemente dall’Afghanistan», ha detto Zanini non nascondendo che sarà un anno difficile dovendo garantire un accompagnamento in strutture adeguate. «Queste purtroppo non ci sono, le abbiamo cercate ovunque ma senza successo. L’ostello invece è idoneo per essere convertito in foyer senza nemmeno dover apportare modifiche. In questo modo daremo una casa a circa 15-20 ragazzi per una durata di 5 anni». Il progetto infatti si svolgerà in questo lasso di tempo, dopodiché si tireranno le somme. «Se qualcosa non avrà funzionato, allora lasceremo l’edificio».

«Lasciamo andare una perla»

Numerosi sono stati gli interventi delle persone presenti, che hanno posto le loro domande ma fatto anche molte osservazioni, svelando infine anche qualche timore. Il primo è stato sulla sicurezza («Se uno di questi ragazzi dovesse commettere un fatto violento, chi sarà il responsabile? Chi li controlla?») o ancora sull’efficacia del processo integrativo in un paese come Cresciano («Non si nega la necessità di un foyer, ma è proprio questo il posto giusto?»; «Ci sono già state famiglie di asilanti, che si sono anche integrate senza particolari problemi. Poi però sono andate via perché evidentemente a Cresciano non c’è quello che cercano»).

Alcuni interventi invece sono stati più delle critiche nei confronti del Municipio: «Perché si lascia andare l’ostello di Cresciano? La Riviera ha ben poco da offrire se non le attività degli sportivi che poi pernottano nell’ostello, una perla ora riconosciuta anche a livello internazionale. Perché non abbiamo potuto lanciare un progetto di nuova politica regionale, tenere questa piccola realtà e ospitare i ragazzi bisognosi negli alberghi di Ambrì o Dongio?». Questo, è stato sottolineato più volte, senza contare l’utilità del parco giochi adiacente per le famiglie con bambini e per le feste. Dal pubblico è stata lanciata anche l’idea dell’acquisto dell’edificio da parte del Municipio insieme a Parrocchia e Patriziato. Il sindaco Alberto Pellanda ha spiegato che questo tipo di soluzione non sarebbe realistica, sebbene non ancora discussa nelle opportune sedi. In questo senso, negli scorsi giorni, una petizione è stata lanciata a favore di «una progettualità congiunta e diversa per il futuro ostello di Cresciano affinché la struttura possa continuare ad essere di valore per la comunità residente», sottoscritta da circa 290 persone.

Gestione della Croce Rossa

Altri invece hanno sottolineato la fortuna di vivere in un Paese senza conflitti, spiegando che per loro sarebbe l’occasione di poter aiutare il prossimo accogliendo questi minori nella loro comunità: «Se avrete bisogno di una mano nel foyer, potete chiamarmi», ha detto una signora. A spiegare il contenuto del progetto è stata Debora Banchini-Fersini, capo divisione della migrazione di Croce Rossa Sottoceneri che gestirà la struttura: «Usciranno dal foyer una volta che avranno un modo per costruire la loro vita autonomamente. Si tratta di un progetto di vita ed educativo personale a 360 gradi, che prevede di favorire l’integrazione dei minori attraverso un percorso di formazione e lavorativo supportato dai loro tutori responsabili». Questo ultimi, è stato spiegato, saranno sempre presenti perché i minori hanno bisogno della costante presenza dei loro responsabili e curatori, fugando i dubbi relativi alla sicurezza.

Prossimamente è previsto l’inoltro della domanda di costruzione che servirà al cambio di destinazione dei locali. «Speriamo di poter aprire il foyer entro la fine dell’estate», ha concluso Zanini.

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