Netflix e abbonamenti digitali: «Più tutele contro gli aumenti»

Può un’azienda aumentare il prezzo di un abbonamento semplicemente perché lo prevedono le condizioni generali che l’utente ha accettato?
Netflix, Spotify, Disney+ e altre piattaforme digitali sono ormai entrate stabilmente nella nostra quotidianità. E con loro anche gli aumenti dei prezzi. Negli ultimi anni, infatti, diversi fornitori hanno ritoccato più volte le tariffe degli abbonamenti, facendo ricorso a clausole contrattuali che riservano loro la possibilità di modificare unilateralmente il prezzo, senza che vi sia necessariamente una specifica motivazione o un corrispondente miglioramento del servizio.
Del tema si è occupato recentemente il consigliere nazionale Alex Farienelli (PLR), che attraverso una mozione ha chiesto al Consiglio federale di elaborare una base legale che consenta di arginare questa pratica.
«Se non tutti, la grande maggioranza della popolazione dispone ormai di uno o più abbonamenti di questo tipo e, di conseguenza, è potenzialmente toccata dal fenomeno», commenta al Corriere del Ticino Farinelli. «Si tratta di aumenti che possono sembrare marginali – pochi franchi al mese per un singolo servizio – ma che spesso finiscono per pesare sul bilancio quando si sommano tra loro e si protraggono nel tempo».
Quanto sta emergendo all’estero, spiega il deputato, mostra che il problema è concreto. In Italia, secondo notizie di pubblico dominio, un tribunale di Roma ha ritenuto illegittimi aumenti unilaterali di prezzo praticati da Netflix. Anche in Germania decisioni giudiziarie hanno affermato che simili modifiche, nei contratti continuativi, sono ammissibili «solo entro limiti chiari, equi e trasparenti».
L’esempio da seguire
Insomma, il nodo della discussione è la trasparenza in relazione all’aumento dei prezzi praticati da questi colossi internazionali che, perlopiù, non hanno la sede in Svizzera.
«In Svizzera la questione non è stata finora chiarita in modo sufficiente», precisa Farinelli. «Questa incertezza nuoce sia ai consumatori sia agli operatori corretti del mercato. Un’economia di mercato funziona infatti soltanto se le regole contrattuali sono prevedibili, comprensibili e applicate secondo buona fede».
Di qui, appunto, la richiesta contenuta nella mozione presentata al Consiglio federale di elaborare una base legale che consenta maggiori tutele di fronte a questa pratica.
«Gli aumenti unilaterali di prezzo dovrebbero essere ammessi soltanto se fondati su criteri oggettivi; inoltre, le clausole di contratto che consentono aumenti di prezzo non giustificati devono essere considerate abusive o nulle», aggiunge Farinelli. Non solo. «In caso di modifica unilaterale sostanziale del prezzo, il consumatore deve poter disporre di un diritto semplice ed effettivo di recesso senza costi».
La buona notizia è che il Consiglio federale ha proposto di accogliere la mozione. «È un segnale positivo, perché dimostra che il Consiglio federale riconosce il problema e intende assumersi la responsabilità di intervenire per affrontarlo, se il Parlamento vi darà seguito».
Iter parlamentare
Ora la parola passa al Parlamento: il testo dovrà essere approvato da entrambe le Camere prima che il Governo riceva formalmente il mandato di intervenire sul quadro legislativo. Se la mozione sarà adottata, spetterà quindi al Consiglio federale elaborare una proposta concreta di modifica della legge, che dovrà a sua volta passare dall’esame del Parlamento.
La mozione sarà trattata nella sessione autunnale di settimana prossima. Farinelli si aspetta che in Consiglio nazionale possa essere accolta tacitamente, vale a dire senza una votazione formale qualora nessun deputato ne chieda la discussione. In questo caso, il testo passerebbe al Consiglio degli Stati, che potrebbe occuparsene nella sessione successiva, con l’obiettivo di arrivare a un’adozione definitiva. A quel punto, come detto, il Consiglio federale sarebbe chiamato a elaborare le modifiche necessarie al quadro legislativo. Se queste dovessero richiedere una modifica di legge, la proposta dovrebbe poi tornare all’esame del Parlamento; qualora si trattasse invece di un intervento a livello di ordinanza, il Governo potrebbe procedere direttamente.
