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Neutralità, l’UDC resta sola: «Iniziativa inutile e dannosa»

Un largo comitato interpartitico si scaglia contro il testo di Pro Svizzera: «Indebolisce la nostra sicurezza» – Il co-presidente del Partito socialista Cédric Wermuth: «È un regalo a coloro che violano gravemente il diritto internazionale»
© KEYSTONE/PETER KLAUNZER
Red. Confederazione
17.08.2026 21:30

Ci sono (quasi) tutti. PS, Verdi, Verdi liberali, ma anche Centro e PLR. Per l’iniziativa sulla neutralità, in votazione il 27 settembre, sarà di nuovo tutti contro l’UDC. Oggi, un ampio comitato interpartitico ha lanciato la campagna: per i contrari, si tratta di «un testo pro-Putin che ci conduce in un vicolo cieco morale, limita enormemente la capacità del nostro Paese di agire in materia di politica estera e mette in pericolo la nostra sicurezza».

Flessibilità

L’iniziativa chiede di definire la neutralità a livello costituzionale, esige che la Svizzera non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa (come la NATO, salvo in caso di attacco diretto contro il Paese) e vuole che Berna rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti. Ci sono però delle eccezioni, come le sanzioni (definite misure coercitive non militari) decise dall’ONU e i provvedimenti volti ad eludere e aggirare le sanzioni adottate da altri Stati. Auspica inoltre che la Svizzera si avvalga della propria neutralità permanente per prevenire e risolvere conflitti e offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice.

Per il comitato interpartitico l’iniziativa è prima di tutto inutile: la Svizzera è già neutrale poiché non partecipa ad alleanze militari e a conflitti armati. La sua forza, nel corso dei secoli, è stata però quella di essere applicata in modo flessibile e non rigido, come vorrebbero i promotori del testo in consultazione, ha sottolineato la consigliera nazionale Corina Gredig (Verdi liberali/ZH).

Lo dimostra storicamente l’adesione a sanzioni economiche e non militari dopo l’adesione della Svizzera alla Società delle Nazioni (nel 1920), ma anche l’embargo petrolifero contro la Serbia durante il conflitto in Kosovo (1998-1999). Nel 2014, per esempio, la Svizzera non aderì alle sanzioni contro la Russia dopo i fatti della Crimea, per poi cambiare idea nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe, ha spiegato Gredig. A suo avviso, la forza della neutralità sta proprio nella sua flessibilità e capacità di rispondere alle crisi del momento. L’iniziativa, invece, «ci lega le mani ed è quindi pericolosa».

Collaborazione con i partner

A differenza di quanto promettono ingenuamente i sostenitori dell’iniziativa, ha chiosato Heinz Theiler, consigliere nazionale svittese del PLR, l’iniziativa non ci garantirà maggiore sicurezza, bensì il contrario. A suo avviso, la collaborazione con i partner internazionali - esercitazioni congiunte, scambio di conoscenze specialistiche, preparazione a nuove minacce come gli attacchi informatici, acquisti comuni di armamenti - sarebbe possibile solo nel caso in cui un attacco alla Svizzera fosse imminente, ha sottolineato. Ma un attacco improvviso con missili, per esempio, potrebbe essere contrastato solo con la cooperazione dei Paesi vicini i cui radar vedono più lontano dei nostri, ha affermato Theiler. «Quando si verifica un’emergenza è troppo tardi per costruire la capacità di difesa», ha rincarato il consigliere nazionale Cyril Aellen (PLR/GE), secondo cui alla luce della crescente instabilità della situazione in Europa, la Svizzera non deve indebolire la propria capacità di difesa.

Per la consigliera nazionale Isabelle Chappuis (Centro/VD), la Svizzera non deve restringere durevolmente la nostra neutralità come chiede l’iniziativa poiché la capacità di azione del Paese ne risulterebbe compromessa di fronte a minacce come i ciberattacchi.

Vicolo cieco morale

Oltre ad essere inutile e pericolosa, l’iniziativa in votazione è contraria ai nostri valori, come la rinuncia alla guerra per la risoluzione dei conflitti mediante il diritto, ha fatto notare la basilese Sibel Arslan, consigliera nazionale ecologista. In caso di «sì» il 27 di settembre, la Svizzera non potrebbe adottare misure restrittive nei confronti di Paesi che violano gravemente il diritto internazionale, come per esempio una guerra di aggressione, ha affermato Arslan, secondo cui l’iniziativa «ci conduce dritti dritti in un vicolo cieco morale».

Più duro nel suo intervento il consigliere nazionale argoviese Cédric Wermuth, copresidente del Partito socialista, per il quale l’iniziativa rappresenta né più né meno un «regalo» a coloro che violano gravemente il diritto internazionale. Non è un caso che l’iniziativa sia stata lanciata dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ha fatto notare Wermuth.