Votazioni

Neutralità, per la stampa svizzera «una sconfitta totale» per l'UDC

I media elvetici sottolineano in particolare come il risultato alle urne di ieri abbia rappresentato una batosta per l'ex consigliere federale Christoph Blocher
©KEYSTONE/Alessandro della Valle
Ats
28.09.2026 09:10

Il «no» all'iniziativa sulla neutralità, emerso ieri dalle urne, è la cronaca di una sconfitta preannunciata, secondo i media svizzeri. La NZZ parla di un «risultato senza appello», anche se per il quotidiano zurighese «l'iniziativa di Christoph Blocher», che ha finanziato la campagna con quasi 4 milioni di franchi, non ha avuto alcuna chance già in partenza. Per i giornali svizzero-tedeschi del gruppo Tamedia il risultato di ieri rappresenta infatti una «sconfitta personale» per l'ex consigliere federale democentrista, che apparentemente «non è riuscito nemmeno a convincere il suo partito». Il Blick parla invece di una «progressiva transizione» per prendere le distanze dal patriarca dell'UDC. La parola d'ordine non era soltanto «tutti contro l'UDC», ma «tutti contro Blocher». Il prossimo passo riguarderà il dossier ancora più importante dell'Unione europea, che secondo il quotidiano svizzero-tedesco sarà verosimilmente affidato alla figlia Magdalena Martullo-Blocher.

I media romandi

Secondo La Liberté si è trattata di una «magistrale batosta inflitta dal popolo» e «un segnale chiaro per Blocher». Anche Le Temps parla di una «scoppola» per l'ex consigliere federale, il cui impegno personale «non è bastato, così come non sono bastati i milioni sborsati di tasca propria». «Si possono comprare manifesti in ogni angolo del Paese e inserzioni sui giornali (...) ma una maggioranza popolare resta più difficile da acquistare», riassumono le testate del gruppo ESH (Le Nouvelliste, ArcInfo e La Côte), riferendosi alla campagna milionaria di Blocher. L'UDC «non sta attraversando un momento particolarmente favorevole alle urne», ha osserva dal canto suo Le Temps, ricordando la terza sconfitta dell'anno per il partito di destra. Una battuta d'arresto che «fa particolarmente male» perché riguarda uno dei suoi cavalli di battaglia. Al contrario, questo netto «no» rappresenta anche «un grande sì» al modo in cui il Consiglio federale applica la neutralità. Si tratta, sottolinea il giornale ginevrino, della prima volta che questa linea ottiene un simile avallo popolare.