Politica

Niente da fare per le congiuzioni

Per una manciata di voti il Gran Consiglio ha bocciato l’iniziativa parlamentare che ne chiedeva la reintroduzione nel sistema elettorale ticinese
Paolo Gianinazzi
19.10.2020 17:19

(Aggiornato alle 21.56) Soppressa nel 2002, poi respinta nel 2013 e nel 2018, la possibilità di congiungere le liste per le elezioni comunali e cantonali è stata nuovamente bocciata dal plenum del Gran Consiglio. Con 43 voti contrari e 38 favorevoli (nessun astenuto), il Parlamento ha respinto il rapporto di maggioranza di Lara Filippini (UDC) che, come proposto dall’iniziativa interpartitica (cofirmatari Piero Marchesi, Nicola Schoenenberger, Boris Bignasca e Ivo Durisch), chiedeva come previsto a livello federale di reintrodurre questa possibilità nel sistema elettorale ticinese anche a livello comunale e cantonale. Come prevedibile, la partita politica si è giocata su una manciata di voti: PLR, PPD, Più Donne e MPS hanno votato compatti contro le congiunzioni, mentre sul fronte opposto Lega, PS, Verdi, UDC e PC hanno votato a favore. A conti fatti, però, a pesare maggiormente sul risultato sono state sei assenze tra le file della Lega e una tra i socialisti.

Il dibattito
Presentando il proprio rapporto di maggioranza favorevole alle congiunzioni di lista, Filippini ha innanzitutto spiegato che «è giunto il tempo per portare maggiore uniformità» nel sistema elettorale del nostro Cantone. Le congiunzioni, infatti, sono previste a livello federale (per l’elezione del Consiglio nazionale), ma non sul piano cantonale e comunale. Una differenza che, ha rimarcato la deputata democentrista, va eliminata poiché crea «delle elezioni di serie A e delle elezioni di serie B». Inoltre, ha aggiunto Filippini, «la congiunzione delle liste porta all’elettore maggiore chiarezza» e per questo motivo «è una possibilità che possiamo e dobbiamo dare all’elettore». Ad ogni modo, ha concluso, «l’argomento di fondo è che un cambiamento di questo tipo non stravolgerà l’attuale panorama politico cantonale, perché alla fine sarà sempre il popolo sovrano a decidere chi vuole come rappresentante». Sul fronte opposto, il relatore del rapporto di minoranza Paolo Ortelli (PLR) ha invece posto l’accento sul fatto che «un cambiamento del sistema elettorale, per essere compreso e sostenuto degli elettori, deve essere sostenuto da un’ampia maggioranza del Parlamento (come avvenuto nel 2002) e non certamente da una maggioranza risicata». «La nostra opposizione - ha aggiunto Ortelli - è soprattutto dettata dalla volontà di dedicare alla Legge sull’esercizio dei diritti politici l’attenzione necessaria e non certo favorire dei cambiamenti dettati da una logica utilitaristica. Se vogliamo intervenire su questa legge, dobbiamo farlo attraverso ampie riflessioni di sostanza e con al centro il tema ormai maturo del passaggio al sistema maggioritario». Insomma, «i tempi sono maturi per una vera riforma», ma non per cambiamenti dettati da «opportunismo politico». A nome del gruppo della Lega, Omar Balli ha invece sottolineato che «trattare questo tema nell’ambito di una riforma generale è una lodevole intenzione, ma significa, in realtà, rimandare tutto alle calende greche». Per il gruppo PLR, Alessandra Gianella ha invece rimarcato che la reintroduzione della possibilità di congiungere le liste «non è un ritocco marginale della Legge sull’esercizio dei diritti politici, bensì una modifica importante delle regole del gioco». E per questo motivo, ha evidenziato riferendosi alla possibilità di passare al sistema maggioritario, «se vogliamo fare un favore al dibattito politico, e non partitico, allora il nostro gruppo è aperto a riflettere e individuare soluzioni nuove, ma largamente condivise, appropriate e rispettose di un processo aperto e democratico». Il capogruppo del PPD Maurizio Agustoni ha dal canto suo sottolineato il fatto che «in Ticino non esiste un problema di rappresentatività politica o di esclusione di aree politiche, né nei legislativi, né negli Esecutivi» e quindi «le congiunzioni non si giustificano», soprattutto perché spesso sono solo «tattiche» politiche e non sostenute da un vero «programma politico». Per il PS, Carlo Lepori ha invece spiegato che le congiunzioni permettono «la soluzione più equa e più corretta per dei gruppi che vogliono collaborare, ma presentarsi con identità distinte». Per i Verdi Andrea Stephani ha invece ricordato che «il nostro cantone è sempre stato un laboratorio di sperimentazione istituzionale». Tra i partiti più piccoli, come detto, è invece arrivato il voto contrario di MPS e Più Donne e il voto favorevole dal Partito comunista. Alla fine, però, a spuntarla ancora una volta è stato il fronte dei contrari. Resta da capire se, come annunciato da più parti in aula, tornerà ora in voga il discorso relativo al passaggio al sistema maggioritario. Anche questo è uno dei tormentoni della politica ticinese.