No, stasera non sarà triste, solitario y final

«In fin dei conti il calcio è fantasia, un cartone animato per adulti». Per noi che amiamo il calcio come la donna alla quale abbiamo dato il primo bacio, le parole di Osvaldo Soriano sono legge. Lui che ha visto nascere e consolidarsi il mito di Maradona fino ad ammirare il suo Paese, l'Argentina, cadere ai piedi del Pibe dopo il Mundial del 1986 al punto da farne una religione, sapeva meglio di chiunque altro quanto dare calci ad un pallone possa emozionare milioni di persone. A Mar del Plata, da piccolo, colui che ci ha lasciato una perla di rara bellezza come «La hora sin sombra», aveva imparato che segnare dopo aver fatto uno, due, tre, magari quattro dribbling, aveva un peso maggiore. L'arte, l'estro, il genio vale sempre doppio. Non a caso si dice che un colpo ad effetto, una magia, una punizione alla Pirlo, valgono il prezzo del biglietto.
Conta, eccome se conta, anche la Copa Libertadores in palio stasera. In un calientissimo Maracanà a Rio de Janeiro si sfideranno i padroni di casa della Fluminense e gli argentini del Boca Juniors. La squadra con il nome di Diego Armando Maradona scolpito in eterno nel cuore. Soriano tifava San Lorenzo (come Papa Francesco, tra l'altro), ma non poteva non innamorarsi di quel fenomeno che, dopo la gavetta negli Xeneizes, incantò l'Europa. Barcellona prima e Napoli dopo, soprattutto.
Il Boca è il Boca, non scherziamo. È a caccia del settimo sigillo nella Libertadores per eguagliare il record dell'Independiente. In Brasile sono giunti oltre 100.000 mila hinchas. Una marea di tifosi. Fra di loro anche quel ragazzo, avrà 9-10 anni, il cui urlo e le cui lacrime sono arrivati nella casa di tutti noi grazie ai social. Per potersi permettere di assistere alla Partita delle partite ha detto sì senza pensarci un attimo alla richiesta del padre. Vendere la PlayStation per acquistare i biglietti. La speranza è che di questa passione, di questo amore viscerale, possa prevalere solo il lato migliore, meraviglioso. Che gli scontri avvenuti a Copacabana con la polizia carioca siano stati solo un episodio isolato.
Chi sogna di entrare al Maracanà ora è accampato al Sambodromo. Destino vuole che già nel 2014, nella finale dei Mondiali poi persa contro la Germania, il popolo dell'Albiceleste fu destinato lì, dove si svolge il famoso carnevale. Allora non andò bene (ahi ahi ahi, quel gol di Götze ai supplementari...), calcisticamente parlando. Ma l'Argentina non è il Boca. E la Mannschaft non è la Fluminense. La Flu non ha mai alzato al cielo la Libertadores. Rispetto alla finale persa nel 2008 (l'unica giocata) contro la Liga di Quito, la «Tricolor» può comunque vantare oggi calciatori che hanno vinto tutto e di più, come Marcelo, Felipe Melo e Cano. Uomini di esperienza che si troveranno però di fronte lui, El Matador Cavani. Esattamente dieci anni fa concluse la sua esperienza al Napoli. Ora è al Boca. Ha fatto il percorso inverso rispetto a quello di Maradona.
Non può essere una coincidenza. Osvaldo Soriano ci avrebbe scritto un altro romanzo. Con un altro epilogo. No, stasera non può essere triste, solitario y final.
