Il commento

«Non c'è scusa per i morti di caldo in Svizzera»

Eleni Myrivili, massima esperta delle Nazioni Unite per la lotta contro il caldo ritiene emblematico quanto successo in Svizzera per quanto riguarda i morti a causa del caldo: «Un Paese così dovrebbe avere sistemi di protezione robustissimi per i gruppi più vulnerabili»
© Gabriele Putzu
Ats
08.08.2026 13:34

«Queste morti avrebbero potuto essere evitate: non c'è scusa, davvero nessuna.» Con queste parole, Eleni Myrivili, massima esperta delle Nazioni Unite per la lotta contro il caldo, lancia un monito alla Svizzera, dove a fine giugno si è già registrata una sovramortalità di 340 anziani a causa del caldo eccezionale.

In un'intervista pubblicata oggi dalla Schweiz am Wochenende la scienziata greca traccia un quadro impietoso dei ritardi nell'adattamento al riscaldamento globale. «Il rischio caldo è estremamente poliedrico», spiega Myrivili, già delegata anti-calura in Grecia e oggi attiva sullo stesso fronte per l'Onu. «Colpisce quasi ogni aspetto della nostra vita quotidiana: la salute, i sistemi energetici, l'approvvigionamento idrico, la sicurezza alimentare, ma anche la produttività e quindi il prodotto interno lordo». Secondo l'antropologa il problema è che, nonostante la scienza abbia ormai evidenze chiare, non si sta facendo abbastanza: «Dobbiamo agire molto più rapidamente, finora abbiamo ampiamente fallito sia nella riduzione delle emissioni che nell'adattamento».

Il caso della Confederazione, per la studiosa, è emblematico di questa inerzia. «Un paese come la Svizzera dovrebbe avere sistemi di protezione robustissimi per i gruppi più vulnerabili. È risaputo che gli anziani sono i più colpiti. I decessi potevano essere evitati», ribadisce, indicando nella mancanza di sistemi di allarme tempestivi e reti di prossimità il tallone d'Achille. «Non basta avvisare del caldo: bisogna che il messaggio arrivi agli anziani che vivono soli e che ci siano reti con persone che vadano a controllarli e li portino in luoghi freschi».

Un altro nodo critico sollevato dall'esperta è la corsa ai condizionatori, in molti casi esauriti. «Non possiamo raffreddarci fuori dalla crisi climatica con i climatizzatori: credere che siano una soluzione è del tutto sbagliato», avverte. I dispositivi, spiega, consumano enormi quantità di energia e aggravano il problema riversando calore all'esterno, rendendo le città ancora più roventi. Il loro utilizzo diffuso è per lei il sintomo di «una pianificazione urbanistica sbagliata». La soluzione passa invece dal verde, dall'ombra e dai materiali da costruzione: «Sappiamo benissimo che dobbiamo puntare molto di più su soluzioni basate sulla natura», eppure si continua a costruire in cemento e asfalto. «Oggi si progettano piazze e zone pedonali senza ombra sufficiente. Chi vuole stare a 40 gradi? E chi camminerà? Poi si prende l'auto con l'aria condizionata e così servono più strade e parcheggi: un circolo vizioso fatale».

La portata della sfida, aggiunge, riguarda l'intera infrastruttura nazionale: dalle reti elettriche in crisi per i picchi di condizionatori alla gestione delle acque. Myrivili invita la Svizzera a fare come la capitale francese, che già tre anni or sono ha lanciato la simulazione «Parigi a 50 gradi». «Per oltre un anno e mezzo sono stati riuniti attorno a un tavolo tutti i principali attori, tra cui fornitori di energia, vigili del fuoco, esperti del settore sanitario e scolastico, oltre a innumerevoli altri soggetti coinvolti. Tutti si sono posti la domanda: cosa succederebbe se Parigi dovesse registrare temperature di 50 gradi per diverse settimane? Non si sono limitati a considerazioni teoriche, ma hanno simulato gli scenari in modo pratico in due quartieri della città. In questo modo è possibile individuare i punti deboli prima che la crisi vera e propria si verifichi».

«Quest'estate ce lo dimostra chiaramente: il cambiamento climatico non può più essere ignorato. Anche la Svizzera farebbe bene a prendere in considerazione scenari estremi con diverse notti tropicali consecutive e con giornate con temperature fino a 45 gradi, chiedendosi cosa ciò comporterebbe per il paese. Dopotutto uno scenario del genere non è più impensabile», conclude.