«Non è stato un voto contro di me»: Merz esclude le proprie dimissioni

«Il tradizionale campo borghese della politica giace in rovina». La fotografia scattata oggi da Gerald Braunberger, caporedattore economia della Frankfurter Allgemeine Zeitung, spiega molto di quanto avvenuto negli ultimi anni in Germania. «La CDU e i Liberali (FDP) hanno raccolto oltre il 50% dei voti nelle elezioni del Bundestag tra il 1953 e il 1990. Tra il 1994 e il 2017, la loro quota era ancora compresa tra il 40 e il 50%. Da allora, il declino è stato inarrestabile - ha scritto Braunberger - Secondo sondaggi attuali, il vecchio campo borghese ha ancora in media circa il 25% dei consensi, con una tendenza piuttosto discendente».
Per i partiti che hanno «plasmato la Repubblica Federale per decenni, ora sorge la questione dell’esistenza - aggiunge ancora Braunberger - Assomigliano a prodotti di marca un tempo rispettati che hanno perso la propria reputazione da tempo. Mentre un numero crescente di elettori che si percepiscono come borghesi sta votando per un partito favorevole alla Russia che oscilla tra populista di destra ed estremista di destra».
Sopravvivenza sembra essere l’orizzonte a breve della CDU. Mentre il buio è calato forse definitivamente sulla FDP che, dopo essere uscita dal Parlamento federale, è rimasta fuori anche dal Legislativo del Meclemburgo-Pomerania, dove ha raccolto l’1% dei voti contro il 5,1% di cinque anni fa.
La conferenza stampa
Sopravvivenza è sicuramente la prospettiva scelta dal cancelliere Friedrich Merz il quale, travolto dalle macerie elettorali, ha deciso comunque di restare al suo posto. Oggi, Merz ha affrontato il tradizionale incontro con la stampa post-voto. E alle 13.30 si è presentato davanti a un nutrito plotone dei giornalisti schierato nella Konrad Adenauer Haus, la sede della CDU a Berlino. Per ripetere quanto già detto in altre occasioni: «Rimango».
Le elezioni in Meclemburgo-Pomerania, ha subito esordito Merz, sono state «una profonda frattura» per la CDU. Il fatto che il partito non sia entrato nel Parlamento regionale del Land più a nord del Paese, è «un avvenimento drammatico» e un «colpo duro che avrà un impatto duraturo e sul quale dovremo fare i conti molto a lungo».
Il risultato, però, ha insistito Merz, non è stato un referendum sul governo nazionale. «Il voto va oltre la mia persona, viviamo un cambiamento profondo del sistema dei partiti in Germania». Anche nel partito «non c’è stato alcun dibattito sui singoli, né ieri sera né oggi» ha aggiunto il cancelliere rispondendo alla domanda di un giornalista sulla tenuta del sostegno dei ministri presidenti della CDU nei vari Länder e del gruppo dirigente federale.
Merz ha mostrato di avere consapevolezza dell’attuale fragilità del messaggio politico della CDU, ma ne ha fatto una questione ideologica, mostrandosi convinto di poter recuperare il sostegno di chi non vota più i Cristiano-democratici e, soprattutto, ribadendo di essere indispensabile per tenere dritta la barra del Paese. «Sappiamo di avere grandi problemi di consenso. Sappiamo che non riusciamo più a raggiungere ampie parti della popolazione - ha detto il cancelliere - Sappiamo anche che dobbiamo ai cittadini risposte alle loro preoccupazioni. Molti sono preoccupati. È il compito storico del centro politico nel suo complesso: rendere il nostro Paese pronto per i prossimi anni. Gli estremisti fanno credere che esistono soluzioni semplici, ma chiunque abbia governato almeno una volta sa che non ci sono soluzioni semplici».
Per questo motivo, il governo di coalizione CDU-SPD resterà: «Per assicurare il futuro democratico» della Germania.
«Stiamo vivendo una profonda polarizzazione - ha detto ancora il cancelliere - A Berlino, più del 40% dei voti è andato a forze distruttive che cercano di ispirare le persone con soluzioni radicali e semplici».
Il fatto che Merz abbia accomunato i voti di Alternative für Deutschland a quelli della Linke mostra, forse, la debolezza dell’analisi del leader CDU. E anche una certa contraddittorietà interna al suo ragionamento. Il cancelliere ha infatti dichiarato di essere grato alla SPD di voler rimanere nella coalizione federale. «Vale anche per noi, e vale anche per me. Insieme, siamo determinati a superare le sfide storiche che il nostro Paese deve affrontare», ha detto. Ma poi, ha attaccato frontalmente la Linke, soprattutto per il programma che ha permesso alla sinistra radicale di vincere a Berlino e, in particolare, la statalizzazione di una parte del patrimonio abitativo della città.
Linke ed SPD si apprestano a governare insieme sia Berlino sia il Meclemburgo-Pomerania. Che cosa succederà se, nella capitale, l’alleato socialdemocratico appoggerà politiche giudicate dalla CDU inaccettabili?
Attacco sull’antisemitismo
Forse anche per questo, per evitare cioè imbarazzanti richiami alla coerenza, Merz ha puntato su un’altra questione: il presunto antisemitismo di una parte della Linke. «Viviamo in Germania, ma soprattutto a Berlino, un acuto aumento dell’antisemitismo e questo mi turba dal profondo. Una parte della società non reagisce - ha detto - Che la vita degli ebrei non sia più al sicuro qui è la più dura ipoteca degli ultimi anni. E tutti i partiti dello spettro democratico sono chiamati a preoccuparsene. La CDU e io personalmente ci impegniamo a fare tutto il possibile affinché la vita degli ebrei sia sicura in Germania e a Berlino».
La realtà è che pure la coabitazione con la SPD si annuncia sempre più complicata.
«Un cancelliere che ha preso meno del 5% nel mio Land dovrebbe fare autocritica e chiedersi cosa abbia sbagliato. Se vuole recuperare la fiducia, e non so se possa riuscirgli, deve confrontarsi con la realtà - ha detto Manuela Schwesig, governatrice uscente del Meclemburgo - Merz sbaglia le sue valutazioni su cosa pensano davvero i cittadini».
E a proposito delle annunciate riforme economiche, tra cui la contestatissima legge sulle pensioni, il co-leader dell’SPD Baerbel Bas ha sentenziato: «Non possiamo andare avanti così».
