«Non è un via libera all'immigrazione, né un sostegno ai bilaterali III»

Il netto rifiuto dell'iniziativa «No una Svizzera da 10 milioni!» non deve essere interpretato come un via libera all'immigrazione, né come un sostegno ai cosiddetti bilaterali III. Lo sostiene Tobias Straumann, professore di storia dell'economia all'Università di Zurigo, che invita la politica a non prendere il tema alla leggera.
Un segnale da non ignorare
«A prima vista sembra forse che l'iniziativa sia stata chiaramente respinta, ma con un po' di distanza ci si rende conto: circa il 45% di sì è un'enorme approvazione per un'iniziativa così radicale», afferma l'esperto in un'intervista pubblicata oggi dal sito online del Tages-Anzeiger. Quasi la metà dei votanti era pronta «a correre il rischio di denunciare la libera circolazione delle persone e quindi a mettere a rischio le relazioni con l'UE». Un segnale che il mondo politico, a suo avviso, non può ignorare. «È tempo di riflettere fondamentalmente su come frenare la crescita della popolazione senza denunciare la libera circolazione».
Lavoro e vicinanza linguistica
«Confrontiamo la Svizzera con l'Olanda o la Danimarca, economicamente altrettanto di successo: questi Paesi ottengono più o meno la stessa crescita della produttività della Svizzera con la metà dell'immigrazione». Perché da noi gli afflussi sono così elevati? «Principalmente perché i nostri Paesi vicini parlano ciascuno una delle nostre lingue nazionali. Questo rende estremamente facile il reclutamento dall'estero per le aziende, ma anche per le amministrazioni pubbliche». Così arrivano non solo i lavoratori nei settori in cui c'è carenza di manodopera, «ma tutti coloro che ottengono un posto in Svizzera, per qualsiasi motivo».
«Mancano proposte concrete»
Il 60.enne lamenta che da oltre dieci anni si discuta di gestione della libera circolazione senza che il Consiglio federale e l'amministrazione abbiano presentato proposte concrete. «Da quando è stata approvata l'iniziativa contro l'immigrazione di massa nel 2014, abbiamo l'articolo costituzionale 121a. I contingenti previsti non si volevano attuare, ma il mandato costituzionale di una gestione dell'immigrazione c'è». Invece, «dopo ogni votazione sull'immigrazione spuntano due, tre proposte alibi, delle quali si sa bene che non servono a nulla, e poi il tema si riaddormenta, fino alla prossima iniziativa UDC».
Il compromesso svizzero
La soluzione? Secondo il docente serve un rapporto completo che elenchi senza pregiudizi tutte le misure di gestione esistenti a livello internazionale, con i loro vantaggi e svantaggi. «La Svizzera potrebbe imparare da Canada, Australia, Nuova Zelanda o Singapore», dice. Anche un sistema a punti come quello canadese, o una tassa sull'immigrazione per le imprese, andrebbero discussi. «Il popolo non vuole un tetto massimo, ma di certo non vuole nemmeno un ampliamento della popolazione. Alla fine ci vuole il tipico compromesso svizzero: né un ridimensionamento, né una crescita», conclude.