Svizzera

Non può più esercitare a Svitto? Dottoressa cambia nome e continua a lavorare a Bienne

Alla donna era stato impedito di svolgere la propria professione dopo uno scandalo vaccinale legato alle iniezioni contro il Covid-19 – Le dipendenti: «Ha conoscenze mediche limitate»
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Red. Online
11.05.2026 12:45

È una vicenda che ha del clamoroso: già, perché una dottoressa a cui è stato vietato di esercitare la professione nel canton Svitto va avanti a svolgere il proprio lavoro a Bienne con un'altra identità. A riportare la vicenda è il Blick.

Quei vaccini scaduti

Ma perché alla donna è stato impedito di lavorare nel canton Svitto? Tutto risale alla primavera del 2021 quando ad Ibach un centinaio di persone era convinto di essere stato vaccinato contro il Covid-19. In realtà non era così perché era stato somministrato loro un vaccino scaduto. Le autorità cantonali competenti avevano allora avviato un procedimento penale contro la dottoressa e le avevano notificato il divieto di esercitare la professione.

Tutto risolto? Nemmeno per sogno. La dottoressa, infatti, ha trovato un escamotage per continuare a lavorare come medico. Quale? Semplice: si è spostata di 90 km, a Bienne, e, utilizzando un nome diverso, ha continuato a praticare.

Dubbi sulle sue competenze mediche

Quello della somministrazione di vaccini scaduti non è comunque l'unico neo della dottoressa. Alcuni dipendenti, infatti, ne denunciano le scarse competenze mediche. «La dottoressa non possiede competenze elementari che qualunque medico dovrebbe avere. Ho visto cose che mi hanno fatto rizzare i capelli in testa», racconta un'infermiera che ha lavorato per la donna. «Da quello che ho visto, non era in grado di inserire una flebo in sicurezza». In un altro caso, avrebbe prescritto il Ritalin a un paziente con problemi cardiaci. «Può essere molto pericoloso». Ma la lista degli errori non finisce qui. Un giorno l'infermiera fa visitare alla dottoressa i due figli perché presentano un'eruzione cutanea. La donna diagnostica una dermatite atopica. «Peccato che in realtà era scarlattina, subito riconosciuta come tale dal secondo medico a cui ho portato i bambini», dice amareggiata l'infermiera che a fine marzo ha presentato una denuncia contro la dottoressa al Dipartimento della sanità di Berna.

A fare eco all'infermiera c'è un altra collega che pure ha lavorato per la donna. «Non aveva idea di come si effettuasse correttamente un prelievo di sangue e non conosceva il gergo medico più basilare. Non credo abbia veramente fatto studi di medicina».

Il trasferimento a Bienne

Impossibilitata ad esercitare nel canton Svitto, la scorsa estate la donna decide di prendere in mano uno studio medico di Bienne il cui titolare è andato in pensione. Un passaggio di consegne non privo di ostacoli. I proprietari dell'immobile scoprono infatti che contro la donna è aperta una procedura penale. Con una mail, la donna rassicura allora i proprietari. «È vero, il mio studio nel canton Svitto è stato chiuso nel 2021. Tuttavia se avessi commesso un'infrazione, mi avrebbero ritirato la licenza per esercitare a Berna. Mi è stato chiaramente detto di non aver commesso alcun atto che giustifichi il ritiro della mia autorizzazione professionale».

E, in effetti, ad oggi la donna è autorizzata ad esercitare nel canton Berna.

Ma perché può continuare a lavorare?

A questo punto una domanda sorge spontanea: perché le autorità bernesi non seguono l'esempio di quelle di Svitto? Interpellate dal Blick, si celano dietro alla protezione dei dati. «Le autorità competenti esaminano le segnalazioni nel quadro dei propri obblighi legali di sorveglianza e adottano misure appropriate se necessario», puntualizza la Direzione della sanità, degli affari sociali e dell'integrazione di Berna.

Sempre il Blick ha provato a chiedere una presa di posizione anche alla dottoressa finita al centro della polemica, ma la stessa ha preferito non rispondere minacciando al contrario azioni legali.