Ticino

«Non solo una crisi aziendale», il caso Bally arriva al Consiglio di Stato

Un’interrogazione presentata dai granconsiglieri Claudio Isabella e Evaristo Roncelli riflette sugli aspetti economici e occupazionali della vicenda e delle ripercussioni sul territorio
© Gabriele Putzu
Red. Online
24.06.2026 16:15

Il caso di Bally, finito a più riprese sotto i riflettori negli scorsi giorni, è arrivato anche sul tavolo del Consiglio di Stato tramite un’interrogazione presentata dai granconsiglieri Claudio Isabella e Evaristo Roncelli. Sotto la lente dei firmatari gli aspetti economici e occupazionali della vicenda e il timore che questi abbiano potenzialmente delle ripercussioni a livello cantonale.

Distacco dal territorio

«Bally rappresenta una realtà rilevante del nostro Cantone», esordiscono Isabella e Roncelli. «Nel corso degli ultimi anni, tuttavia, l’azienda ha attraversato una serie di passaggi di proprietà che l’hanno progressivamente allontanata dal territorio ticinese e dalla sua vocazione industriale originaria, finendo sotto il controllo di investitori finanziari il cui modello di governance appare maggiormente orientato alla valorizzazione degli asset e agli obiettivi di rendimento rispetto a una prospettiva di sviluppo industriale radicata nel territorio». Secondo i granconsiglieri, questo cambiamento di governance «sembra aver coinciso con un crescente scollamento tra le decisioni strategiche e gli interessi economici e occupazionali del territorio».

Indebolimento e criticità

Dinamiche che, secondo i firmatari dell’interrogazione, hanno coinciso con un progressivo indebolimento della struttura produttiva, «accompagnato da riorganizzazioni, riduzioni di personale e scelte aziendali che hanno inciso negativamente sulla sostenibilità economica e occupazionale, nonché sulla conservazione di competenze professionali e artigianali difficilmente ricostruibili una volta disperse». Un contesto, si legge ancora, «di crescente criticità, caratterizzato da una governance che appariva complessa e non sempre facilmente decifrabile nei suoi assetti decisionali», da cui si è potuto apprendere che le parti sociali hanno sottoscritto diversi accordi finalizzati a mitigare gli impatti occupazionali della crisi.

Situazione aggravata

Recentemente, la situazione si è ulteriormente aggravata, evidenziano i firmatari: «La società è stata posta in moratoria concordataria e si stima un indebitamento rilevante, nell’ordine di decine di milioni di franchi. Vi è un concreto rischio per circa un centinaio di posti di lavoro e sussistono dubbi sulla capacità dell’azienda di far fronte agli impegni assunti, anche nei confronti dei lavoratori». Tale situazione – proseguono Isabella e Roncelli – espone i dipendenti al rischio di dover ricorrere all’indennità per insolvenza e alla disoccupazione, «con conseguenze sociali rilevanti per il territorio».

Rischio per l'economia locale

Al contempo, per i firmatari, emerge anche un rischio «particolarmente preoccupante» legato alla filiera economica locale: «L’accumulo di debiti verso fornitori, artigiani e partner locali potrebbe innescare effetti a catena sull’indotto, mettendo in difficoltà numerose piccole e medie imprese e generando tensioni sulla liquidità del sistema economico cantonale». Il caso Bally, si legge, non rappresenta quindi soltanto una crisi aziendale, ma solleva interrogativi di più ampia portata. In particolare i granconsiglieri pensano alla tutela del tessuto economico locale, alla trasparenza delle operazioni societarie, alla protezione delle competenze strategiche e al rischio che i costi di tali situazioni ricadano sulla collettività.

Gli interrogativi al Governo

«Alla luce della gravità della situazione e affinché crisi generate da dinamiche aziendali e finanziarie non si traducano in costi economici e sociali a carico della collettività, è fondamentale comprendere se e in quale misura il sistema pubblico sia esposto in questa situazione. E in un ulteriore indebolimento della piazza economica cantonale». In considerazione della potenziale ricaduta negativa che questa vicenda rischia di avere sul nostro territorio, i granconsiglieri pongono quindi diversi interrogativi al Consiglio di Stato.

1. Il Consiglio di Stato dispone di una stima dell'impatto potenziale della crisi sugli strumenti pubblici o para-pubblici, in particolare sull'indennità per insolvenza, sull'assicurazione contro la disoccupazione, sulle misure di ricollocamento e sulla perdita di gettito fiscale?

2. Il Cantone, i Comuni o altri enti pubblici e para-pubblici risultano creditori nei confronti dell'azienda o di società collegate al medesimo gruppo? In caso affermativo, per quali importi e a quale titolo?

3. Negli ultimi anni l'azienda o società collegate al gruppo hanno beneficiato di contributi pubblici, incentivi economici, misure di sostegno all'occupazione, agevolazioni fiscali o altri strumenti di sostegno cantonali o comunali? In caso affermativo, di quale natura, per quale importo e a quali condizioni?

4. Qualora il Cantone Ticino, i Comuni o altri enti pubblici e para-pubblici risultassero creditori nei confronti dell'azienda o di società collegate al gruppo, intendono partecipare attivamente alla procedura concordataria e, se del caso, fallimentare, anche allo scopo di tutelare l'interesse pubblico, di consentire il corretto svolgimento della procedura e di favorire l'accertamento di eventuali responsabilità da parte delle autorità competenti?

5. Per quanto di sua competenza e senza pregiudicare le valutazioni delle autorità giudiziarie, il Consiglio di Stato ritiene che vi siano elementi tali da giustificare approfondimenti presso le autorità competenti in materia concordataria, in particolare sotto il profilo della responsabilità degli organi, della tutela dei creditori e del rispetto degli obblighi assunti?

6. Il Consiglio di Stato è a conoscenza di settori o aziende economicamente rilevanti che potrebbero incorrere in situazioni simili?

7. Quali misure intende adottare il Consiglio di Stato per prevenire il ripetersi di situazioni analoghe, in particolare in presenza di proprietà estere non legate al territorio?

8. Esistono strumenti o politiche per rafforzare il monitoraggio pubblico o la tutela di aziende rilevanti per il territorio?

9. Qual è la valutazione del Governo rispetto ai rischi di effetti a catena sulla filiera economica locale (artigiani, PMI, fornitori)?

10. Il Consiglio di Stato dispone di una stima del numero di imprese ticinesi potenzialmente esposte nei confronti di Bally e dell'ammontare complessivo dei crediti a rischio?

11. Sono possibili misure preventive o di sostegno per le realtà eventualmente colpite?