Nuova linfa per il Mercosur, l'accordo ha la maggioranza

Sì all’accordo con il Mercosur, ma con un asterisco che vale oltre mezzo miliardo di franchi. È il prezzo da pagare per «risarcire» il mondo agricolo. Ma anche per convincere l’influente lobby vicina agli agricoltori a sostenere l’intesa raggiunta tra gli Stati dell’AELS (Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e quattro Paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) del Mercado Común del Sur.
Il sì all’accordo è arrivato ieri pomeriggio agli Stati e tornerà sui banchi del Nazionale già domani mattina. Lo scorso giugno, a sorpresa, la Camera del popolo aveva bocciato l’intesa per 96 voti a 86 e 9 astenuti. Ora, in seconda battuta, troverà una maggioranza? Probabilmente sì, ma non è detta l’ultima parola.
Negoziati dal 2017
Facciamo però un passo indietro. I negoziati per un accordo di libero scambio erano iniziati nel 2017 e si sono conclusi solo l’anno scorso. Grazie all’intesa, dopo un periodo di transizione, circa il 96% delle esportazioni svizzere (per un mercato di 270 milioni di persone) sarà esente da dazi, generando un risparmio di oltre 155 milioni di franchi all’anno. Nel 2024, le esportazioni di merci elvetiche verso gli Stati del Mercosur hanno superato i 4 miliardi di franchi.
Dall’altra parte, però, la Svizzera concederà un totale di 25 contingenti bilaterali di importazione per prodotti agricoli sensibili, tra cui la carne. La maggior parte di questi contingenti è limitata (inferiore al 2% del consumo totale o corrispondente all’attuale volume di importazioni, ha assicurato il Consiglio federale). Una situazione che ha fatto lanciare un grido d’allarme dal mondo dell’agricoltura.
La via di mezzo
La lobby agricola, particolarmente influente a Palazzo federale, aveva chiesto lo stanziamento di un credito d’impegno pari a 880 milioni di franchi (il Consiglio federale proponeva 158 milioni) per il periodo dal 2028 al 2035. Il motivo? Attenuare gli effetti dell’accordo di libero scambio nel settore agricolo. Tuttavia, a giugno questa misura al Nazionale è stata respinta: di conseguenza, alcuni deputati del Centro e dell’UDC hanno fatto pendere l’ago della bilancia verso la bocciatura. PS e Verdi - senza misure aggiuntive a protezione dell’ambiente e dei diritti umani - sono infatti contrari all’accordo.
Agli Stati, ieri, la maggioranza ha trovato un compromesso: per il periodo 2028-2033 dovranno essere stanziati 517 milioni di franchi per rafforzare la competitività delle aziende agricole. Di questi, 480 milioni saranno crediti d’investimento e altri 37 milioni saranno destinati alla promozione dello smercio, con una quota riservata alla promozione delle esportazioni agricole. Questa via di mezzo ha permesso al «ministro» dell’Economia Guy Parmelin, responsabile del dossier, di incassare un chiaro sì tra i «senatori» (35 voti a 7 e 3 astensioni al voto finale). Non ha invece trovato terreno fertile la proposta - poi respinta - della consigliera agli Stati Esther Friedli (UDC/SG), che auspicava ulteriori 140 milioni per «miglioramenti strutturali» nel settore agricolo.
Dovrebbe essere sufficiente
Domani, l’accordo tornerà al Nazionale, dove siede Markus Ritter (Centro/SG), presidente dell’Unione svizzera dei contadini (USC). I fari sono tutti puntati su di lui: «Il mondo economico vuole questo accordo. Penso che esista una maggioranza favorevole, che sarà sostenuta anche dai membri dell’UDC e del Centro. Sì, con questo mezzo miliardo di compensazioni, dovrebbe essere sufficiente», spiega Ritter al Corriere del Ticino. Ma per l’agricoltura l’accordo con il Mercosur è sostenibile? «Dipende in parte da come verranno definite le misure di accompagnamento. Sono necessarie perché, per la prima volta in un accordo di libero scambio, abbiamo concesso contingenti tariffari bilaterali: quantità aggiuntive di prodotti che entrano in Svizzera a dazio zero o con dazi molto ridotti, in parte in settori sensibili come la carne bovina, il burro e la carne suina. Anche il vino rappresenta un contingente molto ampio, e questo tocca direttamente la nostra agricoltura», sottolinea il consigliere nazionale sangallese, secondo cui l’USC deciderà solo a bocce ferme. Ovvero quando saranno definite tutte le compensazioni. Poi deciderà da che parte stare nel caso di un appuntamento alle urne. Sull’intesa, infatti, è molto probabile che si andrà a votare.
Pasticciata politica
«È inevitabile che si andrà verso il referendum», conferma dal canto suo la consigliera nazionale ticinese Greta Gysin, secondo cui - salvo sorprese dell’ultimo minuto - il compromesso raggiunto agli Stati sarà approvato domani anche al Nazionale. I Verdi, assicura la capogruppo del partito alle Camere federali, continueranno a opporsi: «Tutti gli standard ambientali (ad esempio contro la deforestazione dell’Amazzonia, ndr) e sociali non sono stati approvati, quindi non abbiamo nessuna garanzia. Non è nemmeno chiaro come siano arrivati a queste cifre come compensazioni. È proprio una pasticciata politica per comprarsi il voto del mondo agricolo».
Per gli ecologisti, l’intesa contro l’accordo con il Mercosur non sarà l’unica battaglia: oltre al voto sul nucleare, a febbraio il popolo si esprimerà verosimilmente anche sull’accordo di libero scambio con la Malaysia. «Noi non siamo di principio contro gli accordi di libero scambio, però ci vogliono standard vincolanti dal punto di vista ambientale e dei diritti umani. Altrimenti significherebbe facilitare l’importazione di prodotti che contribuiscono alla distruzione ambientale». Tra le misure approvate - le minoranze proposte dal campo rossoverde sono state tutte respinte - figura il monitoraggio degli effetti dell’intesa sui contadini e sugli altri settori economici (sarà presentato un rapporto al Parlamento cinque anni dopo l’entrata in vigore dell’accordo). Ma ecologisti e mondo agricolo possono trovare un terreno comune? «Noi siamo sempre disposti a parlare con chiunque, però serve anche una certa apertura dall’altra parte. Purtroppo il mondo contadino è sempre più orientato ad allinearsi e allearsi con Economiesuisse e con Guy Parmelin che non con chi tiene all’ambiente».
