Nuova stretta di Trump sui dazi, Berna valuta le conseguenze

Berna sta analizzando con urgenza le conseguenze dell'annuncio di Donald Trump sull'introduzione di un dazio globale del 10% sulle importazioni negli Stati Uniti. Il Dipartimento federale dell'economia (DEFR) evita per ora qualsiasi previsione sull'aliquota che verrà effettivamente applicata alle merci svizzere.
Nel frattempo, il presidente americano ha annunciato sulla sua rete sociale Truth di aver aumentato con effetto immediato i dazi globali dal 10% al 15%. «Io, in qualità di presidente, aumenterò, con effetto immediato, i dazi mondiali del 10% sui Paesi, molti dei quali hanno ‘derubato’ gli Stati Uniti per decenni, senza alcuna ritorsione (finché non sono arrivato io!), al livello pienamente consentito e legalmente testato del 15%», ha scritto Trump, facendo riferimento alla Section 212 del Trade Act del 1974, che consente l’introduzione di dazi globali fino al 15% per un periodo massimo di 150 giorni. «Nel corso dei prossimi pochi mesi, l’amministrazione Trump determinerà ed emetterà le nuove tariffe legalmente ammissibili, che proseguiranno il nostro straordinario processo di successo per rendere l’America di nuovo grande», ha aggiunto, tornando inoltre a criticare la sentenza della Corte suprema, definita «ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana».
Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, «prende atto della decisione della Corte suprema degli Stati Uniti e delle dichiarazioni del presidente americano» e «non le commenta». Il Consiglio federale ha incaricato gli uffici competenti di analizzare gli sviluppi e le loro conseguenze concrete e comunicherà «a tempo debito» eventuali decisioni.
Le ricadute effettive e l'evoluzione dei prossimi giorni vengono «analizzate in modo continuo e nel più breve tempo possibile», ha indicato oggi il DEFR a Keystone-ATS. Interpellato sull'ipotesi di un'entrata in vigore già da martedì mattina di un'aliquota del 10% anche per la Svizzera, il Dipartimento non si è pronunciato.
Nel merito, Berna assicura di non voler modificare la propria posizione nei colloqui in corso con Washington. «L'obiettivo principale dei negoziati è sempre stato, fin dall'inizio, concludere un accordo giuridicamente vincolante che garantisca alle imprese svizzere la massima certezza del diritto possibile», sottolinea il DEFR.
«La Svizzera tiene conto degli sviluppi in corso nell'ambito delle trattative e punta a un risultato che raggiunga tale obiettivo, indipendentemente dalle evoluzioni giuridiche e politiche negli Stati Uniti», aggiunge il Dipartimento. Le autorità non precisano se i negoziati potrebbero prolungarsi oltre la fine di marzo.
Esponenti della sinistra hanno chiesto di interrompere le trattative sui dazi dopo la decisione della Corte suprema americana. Il DEFR ricorda tuttavia che, durante la consultazione sul mandato negoziale svoltasi in dicembre presso le Commissioni della politica estera e i Cantoni, «la possibilità di una decisione della Corte suprema degli Stati Uniti era nota».
«Né le Commissioni della politica estera né i Cantoni hanno chiesto l'interruzione dei negoziati in caso di una decisione corrispondente della più alta istanza giudiziaria americana», precisa il Dipartimento. «Di conseguenza, la SECO continua ad attenersi agli orientamenti e al mandato che le sono stati conferiti».
Lunedì intanto la Delegazione AELS/UE dell'Assemblea federale si recherà negli Stati Uniti per una visita di lavoro. Al centro ci saranno colloqui a Washington D.C. con membri del Congresso statunitense.
Successivamente la Delegazione si recherà a Indianapolis (Indiana). Lo Stato del Midwest degli USA rappresenta un importante polo dell'industria farmaceutica e della tecnologia medica, indica un comunicato dei servizi del Parlamento.
L'obiettivo è curare a livello strategico le relazioni economiche bilaterali tra i due Paesi. Il viaggio, che terminerà venerdì, era previsto da tempo, ha precisato Andrea Anastasi, responsabile del settore internazionale.
La Delegazione sarà composta dal suo presidente, il consigliere agli Stati Damian Müller (PLR/LU), dalle consigliere nazionali Elisabeth Schneider-Schneiter (Centro/BL) e Christine Badertscher (Verdi/BE) e dai «senatori» Carlo Sommaruga (PS/GE) e Hannes Germann (UDC/SH).