Nuovo calcolo per le rette nelle case anziani: «Si valuti il rinvio dell’applicazione della riforma»

Il nuovo regolamento concernente il computo della retta giornaliera a carico dell’ospite nelle strutture sociosanitarie riconosciute, entrato retroattivamente in vigore il 1° gennaio 2026, introduce un cambiamento importante nel sistema di calcolo delle rette nelle case per anziani. La riforma è ora al centro di un’interrogazione al Consiglio di Stato, presentata dai deputati PLR Patrick Rusconi e Matteo Quadranti, che ne chiedono il rinvio.
Principio condivisibile, ma emergono alcune criticità
I due granconsiglieri ritengono condivisibile il principio alla base della riforma, in particolare lo sgravio della sostanza immobiliare. Al tempo stesso, sottolineano la necessità che «il suo meccanismo di applicazione sia corretto, coordinato e soprattutto verificato prima di essere definitivamente implementato».
Secondo i primi dati emersi nei mesi di applicazione, si starebbero infatti verificando situazioni differenti rispetto alle valutazioni iniziali. Il nuovo sistema avrebbe dovuto rendere il calcolo delle rette più equo e trasparente, ma, secondo i promotori dell’interrogazione, si stanno verificando anche casi in cui la retta giornaliera risulta inferiore alla soglia minima di 84 franchi, con possibili nuove disparità di trattamento e un aggravio finanziario per i Comuni.
Le prime stime sull’impatto della misura transitoria prevista per il 2026 e il 2027, riferite agli ospiti accolti negli istituti di proprietà dei Comuni interessati, evidenzierebbero inoltre un impatto finanziario superiore di circa il 20% rispetto alle previsioni iniziali.
I «casi di rigore»
Particolare attenzione viene posta sui cosiddetti «casi di rigore», nei quali la capacità contributiva dell’ospite risulta inferiore alla retta minima. La differenza verrebbe coperta attraverso il contributo globale, con quattro quinti a carico dei Comuni. Secondo gli interroganti, il problema rischia di diventare strutturale, soprattutto per i nuovi ospiti.
Preoccupa inoltre il coordinamento tra il nuovo sistema di calcolo, le prestazioni complementari e gli altri strumenti di sostegno sociale. «Il fatto che determinati elementi non entrino più nel calcolo della retta secondo le modalità precedenti impone di verificare attentamente la coerenza dell'intero sistema», sostengono Rusconi e Quadranti.
La richiesta al Consiglio di Stato
I firmatari chiedono quindi di raccogliere i dati effettivi dei primi mesi di applicazione, verificare le criticità e valutare il rinvio dell’applicazione completa della riforma al 1° gennaio 2027. Durante questo periodo, propongono di mantenere il nuovo principio relativo al computo della sostanza immobiliare, sospendendo temporaneamente gli altri meccanismi che stanno generando difficoltà applicative. Tra le ipotesi figura anche l’applicazione provvisoria della retta minima di 84 franchi al giorno, «in attesa di disporre di dati completi e di un meccanismo definitivamente verificato».
L’obiettivo dichiarato non è rimettere in discussione il principio della riforma. «Si tratta piuttosto di evitare che un principio corretto venga compromesso da un'applicazione affrettata e da un meccanismo che, alla prova dei fatti, sembra presentare criticità importanti».
