Nuovo procedimento penale contro Claudio Zali, l’MPS: «Deve lasciare immediatamente il Governo»

«Zali deve lasciare immediatamente l'Esecutivo». È quanto chiede l'MPS alla luce della nuova apertura di un'inchiesta per reati contro l'integrità sessuale. «Sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità penali. Ma questo non può e non deve diventare un alibi per la politica», sottolinea il movimento, secondo cui le responsabilità politiche «si valutano su un piano diverso e non richiedono di attendere la conclusione di un procedimento penale».
La lettera della Procura e le domande sul Parlamento
A suscitare interrogativi è anche la gestione della lettera con cui il procuratore generale Andrea Pagani ha comunicato all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio l’apertura del procedimento. La RSI ha riferito di aver potuto prendere visione del documento. L’MPS si chiede però perché, a oggi, i parlamentari del movimento e quelli degli altri gruppi che non fanno parte dell’Ufficio presidenziale non abbiano potuto avere accesso alla lettera. «È una situazione inaccettabile», sostiene il movimento, secondo cui un documento della Procura trasmesso al Parlamento non dovrebbe diventare materia riservata a una cerchia ristretta di deputati, soprattutto quando riguarda un membro del Governo e una vicenda di evidente rilevanza istituzionale. «Questa gestione opaca dell’informazione alimenta un clima di omertà politica che deve essere spezzato. Il Parlamento deve poter esercitare pienamente le proprie prerogative di controllo e tutti i deputati e le deputate devono poter disporre delle informazioni necessarie per farlo».
Due procedimenti penali e una serie di interrogativi politici
Secondo l'MPS il nuovo procedimento penale non può essere considerato separatamente da tutto ciò che è emerso nelle ultime settimane. Si tratta infatti della seconda inchiesta penale che coinvolg il consigliere di Stato, dopo quella legata alla vicenda del 14enne detenuto alla Farera. A questo si aggiungono le dichiarazioni e i comportamenti emersi dalle registrazioni pubblicate nelle scorse settimane e altre vicende che hanno sollevato interrogativi sull’utilizzo del ruolo istituzionale da parte del consigliere di Stato. «Il punto politico è dunque evidente: non siamo più di fronte a una singola controversia, ma a una successione di fatti che impone una riflessione seria sull'idoneità di Zali a esercitare funzioni di governo. Eppure, ancora una volta, il Consiglio di Stato sembra non trovare il coraggio di affrontare direttamente il problema», sottolinea il movimento.
«Il Governo continua a parlare in astratto»
L'MPS prende di mira la conferenza stampa indetta del Consiglio di Stato dopo che erano emerse le registrazioni nelle quali Zali pronunciava parole violente. In quell’occasione, il Governo «si era limitato a una condanna generica di ogni forma di violenza e all'incitamento alla violenza, anche verbale. Ma questo non basta», rincara il movimento. «Non basta condannare «ogni forma di violenza» in astratto quando ad avere pronunciato quelle parole è un proprio collega di Governo». Il movimento contesta inoltre le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti, nelle quali era stato fatto riferimento alla «deriva del dibattito pubblico» in Ticino, allo «svilimento dei toni», all’«aggressività crescente» e alla diffusione di messaggi che inneggiano all’odio e alla violenza. Secondo l’MPS, il rischio è che l’attenzione venga spostata dal comportamento dell’ex consigliere di Stato al clima generale del dibattito pubblico. «Il Governo deve invece assumersi una responsabilità politica precisa», sostiene il movimento. «Dire chiaramente che determinati comportamenti e determinate parole sono incompatibili con la dignità e le responsabilità connesse all'esercizio di una carica istituzionale»
La richiesta: Zali lasci subito l’Esecutivo
Alla luce dell’apertura del nuovo procedimento penale, l’MPS torna quindi a chiedere che Claudio Zali lasci immediatamente le funzioni di governo, senza attendere la fine di settembre. Il movimento ricorda di aver già formulato questa richiesta attraverso un’interpellanza e ritiene che la nuova inchiesta renda la situazione ancora più urgente. «Non chiediamo una condanna anticipata sul piano penale e non intendiamo sostituirci alla magistratura. Chiediamo una decisione o perlomeno una presa di posizione politica. Il Governo dovrebbe perlomeno invitare Zali a lasciare immediatamente qualsiasi attività in seno all'Esecutivo, senza attendere la scadenza già annunciata». La questione, conclude l’MPS, non riguarda più soltanto l’accertamento di eventuali responsabilità penali, ma anche la possibilità che un consigliere di Stato coinvolto in due procedimenti penali e al centro di una serie di vicende controverse possa continuare, anche temporaneamente, a esercitare il proprio mandato.
