«Oggi il tema PoLuMe è di tutti»

Il dato politico più rilevante emerge dalle parole della vice sindaca di Mendrisio Francesca Luisoni: «Oggi il tema PoLuMe è di tutti». E ancora: «Mi sembra che oggi si discuta molto di più della possibilità di realizzare un’autostrada diversa, meglio inserita nel territorio e con un minor impatto ambientale». La sensibilità, insomma, è cambiata e, con essa, anche lo sguardo della popolazione su un’opera che, almeno sul piano politico, non sembra ancora aver raggiunto la necessaria maturità. La posizione dell’Esecutivo di Mendrisio sul potenziamento autostradale tra Lugano e Mendrisio resta critica, ricorda Luisoni. «Non siamo contrari di principio ma lo siamo sul progetto come ci è stato sinora presentato, per quanto rimangano alcune criticità di fondo piuttosto profonde». Nonostante le riserve, però, «il Municipio continua a partecipare ai tavoli di lavoro, con un atteggiamento propositivo». Il prossimo 12 novembre, Luisoni sarà ospite del CdT Forum dedicato al tema della mobilità nel Mendrisiotto. Accanto alla vicesindaca ci saranno altri attori cantonali, tra cui il direttore del DT, Piero Marchesi, e il presidente di ATA e consigliere nazionale, Bruno Storni.
«Dubbi sull’efficacia»
Per Luisoni, uno dei principali interrogativi riguarda l’effettiva efficacia del potenziamento autostradale: «Probabilmente, più strade significano più traffico; non il contrario, come si vorrebbe far credere». Un’altra preoccupazione, oggi sempre più sentita a livello regionale e, secondo la vicesindaca, trasversale agli schieramenti politici, riguarda la mancanza di coordinamento tra le diverse infrastrutture previste nella regione. «Manca una visione d’insieme che tenga conto sia dei progetti ferroviari – a cominciare da AlpTransit, sulla cui effettiva realizzazione permangono ancora dubbi – sia del potenziamento autostradale». Forse, prosegue Luisoni, il potenziamento della ferrovia potrebbe contribuire a risolvere il problema del traffico. «Ci sono studi territoriali in corso di cui non abbiamo ancora visto i risultati. Sarebbe utile arrivare a una visione d’insieme prima di decidere per il “semplice” allargamento dell’autostrada». Di qui, anche i dubbi sul tracciato, in particolare sul tratto tra Maroggia e Melano, dove è previsto uno svincolo. «Non rischiamo di ritrovarci nuovamente con il traffico sulla cantonale?», si interroga Luisoni, sottolineando la necessità di valutare quali soluzioni siano in grado di rispondere meglio alle esigenze del territorio e se vi siano alternative più efficaci. «Nella Svizzera tedesca le autostrade sono state coperte e anche sul territorio ci sono visioni di coperture».
A preoccupare la vicesindaca è anche l’impatto del cantiere, destinato a durare una decina d’anni. Luisoni richiama infine il risultato della votazione federale del 2024 sull’ampliamento delle autostrade: «Il Mendrisiotto ha votato massicciamente contro. Ma non credo che lo abbia fatto per salvare la Svizzera romanda o tedesca» (il decreto federale comprendeva sei progetti, tutti al di fuori del Ticino, ndr). Per Luisoni, l’USTRA risponde a un mandato che segue una logica definita dallaConfederazione, e non necessariamente una visione territoriale locale. «Il progetto rientra in una prospettiva nazionale che considera l’asse nord-sud come via di transito internazionale. Il Mendrisiotto, però, ha diritto di dire la sua, e la popolazione deve essere coinvolta».
«Serve un compromesso»
Dal canto suo, il direttore del DT, Piero Marchesi, ricorda che il Consiglio di Stato sostiene il progetto. «È anche la mia posizione personale. Sono infatti convinto che possa contribuire a migliorare la situazione del traffico tra Lugano e Mendrisio in entrambe le direzioni. Questo rappresenta un vantaggio innegabile». D’altra parte, però, Marchesi è cosciente che occorre confrontarsi con l’accettazione a livello locale. «Diversi Comuni si sono dichiarati contrari o molto critici nei confronti del progetto. Il mio intento è quindi di riunirli attorno a un tavolo per capire con USTRAi margini di azione e le principali criticità». Per Marchesi, l’obiettivo è capire se sia possibile trovare un terreno comune e se le richieste dei Comuni del Mendrisiotto possano essere accolte, almeno in parte. «Vorrei evitare che l’opposizione locale finisca per compromettere il progetto, portando la Confederazione ad abbandonarne la realizzazione. Sarebbe un peccato». Come sarebbe peccato rinunciare agli investimenti strategici nella regione, aggiunge il neodirettore del DT: «Se la Confederazione annuncia un investimento di due miliardi di franchi e la regione che dovrebbe beneficiarne risponde che non lo vuole, significa che c’è un problema». Qualcosa, effettivamente, non ha funzionato. Per questo motivo, pur sostenendo il progetto, Marchesi si propone come mediatore. Quanto a eventuali modifiche di tracciato, al momento il direttore del DT non entra nel merito: «Non spetta a me fare da giudice, ma capire quali margini abbia USTRA e, allo stesso tempo, se i Comuni sono disposti a fare un passo verso il progetto. Senza dialogo, non c’è soluzione».
Prima il trasporto pubblico
Per ATA, l’Associazione traffico e ambiente presieduta dal consigliere nazionale Bruno Storni, la posizione è netta: «Siamo contrari a qualsiasi aumento della capacità autostradale». No quindi alla terza corsia dinamica e, di riflesso, all’intero progetto PoLuMe. «Se si vogliono riparare i danni causati dall’attuale tracciato, ben venga, ma senza aumentarne la capacità», precisa Storni. Il quale non lesina critiche, in particolare per la soluzione proposta nella tratta Maroggia-Melano: «È una soluzione assurda e inaccettabile». Per il presidente di ATA, la risposta al congestionamento autostradale deve piuttosto passare dal potenziamento del trasporto pubblico. «Finora abbiamo tollerato una situazione che vede migliaia di frontalieri entrare ogni giorno in Ticino senza che venissero offerte sufficienti alternative all’automobile. La situazione attuale è un’anomalia che abbiamo lasciato crescere nel tempo. Abbiamo creato un volume di traffico che, in parte, potrebbe essere trasferito sul trasporto pubblico». Una prospettiva che Storni, alla luce degli attuali ritmi di crescita del trasporto pubblico e dei potenziamenti previsti, ritiene più che concreta: «In questo modo potremmo riequilibrare la situazione e arrivare al punto in cui PoLuMe sarebbe superfluo». Anche perché, conclude Storni, la fine dei lavori è prevista attorno al 2045.
