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Olimpiadi in Svizzera, «Il CIO non teme il voto su un referendum»

La minaccia di un voto popolare - dopo che il Consiglio federale ha chiesto al parlamento di sostenere il progetto con 200 milioni di franchi, senza però sottoporre il contributo a referendum facoltativo - incombe ancora
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Ats
07.07.2026 11:09

Il referendum annunciato da sinistra e UDC sulla candidatura svizzera alle Olimpiadi invernali del 2038 non spaventa il Comitato internazionale olimpico (CIO). In un'intervista a Le Temps il direttore esecutivo dei Giochi olimpici presso il CIO, Christophe Dubi, si dice sereno ma lancia un chiaro avvertimento: se entro fine 2027 non vi sarà un accordo la Svizzera dovrà tornare a fare i conti con la concorrenza internazionale.

Minaccia di un voto popolare

La minaccia di un voto popolare - dopo che il Consiglio federale ha chiesto al parlamento di sostenere il progetto con 200 milioni di franchi, senza però sottoporre il contributo a referendum facoltativo - incombe ancora. Interrogato sulla possibilità che Partito socialista, Verdi e Unione democratica di centro riescano a imporre una consultazione nazionale, Dubi non nasconde la sua posizione: «Non la temo. È un processo democratico che rispettiamo. Se deve aver luogo, presenteremo il progetto con entusiasmo e ascolteremo il parere della popolazione. Io vi vedo una tappa, non un problema», dichiara, citando i recenti referendum in Germania che hanno registrato «fortissime percentuali di sostegno» per manifestazioni nel 2036, 2040 o 2044.

La convinzione del CIO

L'alto funzionario del CIO ribadisce la propria convinzione personale: nel 2038 i Giochi si terranno nella Confederazione. «Sono convinto dal novembre 2023, poiché è in quel momento che è iniziato il dialogo privilegiato con la Svizzera, un approccio inedito». E spiega che la scelta di avviare questo confronto esclusivo è nata dal fatto che «le edizioni 2030 e 2034 erano state attribuite alle Alpi francesi e allo Utah, ma che la Svizzera presentava anche un buon progetto ed è importante per gli sport invernali e per il movimento olimpico».

Il dialogo privilegiato con la Svizzera scade alla fine del 2027. L'intervistato è chiaro sulle conseguenze di un eventuale rinvio dovuto a un referendum: «Quando abbiamo intrapreso questo approccio esclusivo con la Svizzera è stato necessario fare telefonate, difficili, alla Corea del Sud e alla Svezia in particolare, per spiegare che il 2038 non sarebbe stato per loro. Da allora, la linea è stata tagliata. Ma questi paesi chiedono notizie, regolarmente, seguono l'evoluzione della candidatura elvetica. Se, alla fine del 2027, non abbiamo un accordo con la Confederazione ma il processo continua, saremo obbligati ad aprirlo ad altri pretendenti. Ciò non significherebbe la fine della storia per la candidatura svizzera, ma il ritorno di una concorrenza». Entro il 2031, al più tardi, l'assegnazione dovrà essere decisa.

Cantoni coinvolti

Sul fronte interno, il progetto dipende in larga parte dall'approvazione dei cantoni coinvolti, in particolare Grigioni e Vallese. Dubi ammette che un eventuale no di una di tali regioni complicherebbe i piani: «Se uno di questi due cantoni dovesse pronunciarsi contro l'organizzazione dei Giochi sul suo territorio ciò ci obbligherebbe probabilmente a delocalizzare alcune gare all'estero. Ma ciò sarà già fatto dall'edizione 2030, con il pattinaggio di velocità che si svolgerà non nelle Alpi francesi, ma nei Paesi Bassi. Quindi sì, il progetto ha una certa dipendenza da questi due cantoni: ma nulla è insormontabile».

Timore storico

Quanto al timore storico delle popolazioni alpine, che in passato hanno già respinto progetti simili, il direttore del CIO punta sul nuovo modello fortemente decentralizzato: «Ho la sensazione che la paura principale fosse la concentrazione dell'azione, il peso dei Giochi in una data regione. Credo che distribuendo, non soltanto gli oneri ma anche i benefici, siamo meglio armati per convincere i nostri concittadini».

Milano-Cortina 2026

Dall'esperienza recente dei Giochi di Milano-Cortina 2026 Dubi trae un bilancio positivo in termini di ascolti televisivi, ma riconosce criticità su trasporti e atmosfera. «In futuro, non vogliamo più sapere che degli atleti si sono sentiti soli», ha detto, riferendosi a Bormio e Anterselva. «Forse non si potrà impedire l'isolamento di alcuni siti di gara, ma dovremo essere capaci di offrire loro la sensazione di partecipare a qualcosa di più grande della loro disciplina».

Sul budget di 2,2 miliardi di franchi, Dubi si dice fiducioso che non esploderà. «Si lavorerà alla svizzera», assicura. «Non ci saranno nuove costruzioni, a parte forse qualche rara infrastruttura provvisoria». E respinge l'idea che questa sia l'ultima chance per il paese di Guglielmo Tell: «Ma niente affatto! Il movimento olimpico organizza Giochi invernali da cento anni e lo farà ancora tra cento anni, anche se saranno diversi, certamente, e questo movimento è radicato in Svizzera. La Confederazione avrà sempre la sua occasione, qualunque cosa accada», conclude.