Omega: «Alle Olimpiadi per missione, non per marketing»

Mentre il mondo si prepara per le olimpiadi invernali di Milano Cortina, il CEO di Omega Raynald Aeschlimann ribadisce il ruolo di primo piano della società orologiera di Bienne (BE) come cronometrista ufficiale. Da 94 anni - afferma - fra le parti vi è una relazione che va ben oltre gli affari, toccando i concetti di missione, identità e precisione svizzera.
«I giochi olimpici sono per Omega non uno strumento di marketing, ma parte della nostra identità», sostiene il dirigente che dal 2016 è alla testa del marchio in un'intervista pubblicata oggi dalla Weltwoche. «Parliamo internamente di missione, responsabilità e impegno: solo dopo viene il business», aggiunge. «Nel segmento del lusso la narrazione è importante, ma decisivo è sapere se una storia è supportata da fatti. La misurazione del tempo alle Olimpiadi fornisce esattamente questi fatti».
Questa relazione di fiducia, spiega, nacque in un momento di difficoltà globale. «Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) venne da noi alla fine degli anni 20 - nel mezzo di una crisi mondiale - perché ci si fidava di noi in materia di precisione. Che quasi un secolo dopo siamo ancora i cronometristi ufficiali dimostra che giustifichiamo questa fiducia. Noi non misuriamo un qualsiasi evento sportivo, ma il più grande del mondo».
Il valore acquisito, quindi, non è visibilità, ma credibilità. «La nostra funzione è chiara: non siamo sponsor, siamo cronometristi. Garantiamo risultati corretti, su cui si costruiscono emozioni, gioia, delusione e storia. Ciò che Omega guadagna è credibilità: non come messaggio pubblicitario, ma come realtà vissuta». Per questo, l'impegno supera il contratto: «A Parigi abbiamo registrato oltre un milione di dati - significativamente più di quanto necessario per la pura misurazione del tempo - per supportare atleti e atlete nell'analisi della performance. Per noi, impegnarsi significa fare più di quanto il contratto richieda».
Davanti alle critiche sui costi e la politica delle Olimpiadi, Omega mantiene il focus sul suo compito tecnico. «La nostra funzione è chiaramente definita: forniamo precisione. A Parigi questo ha significato circa 600 tonnellate di materiale e circa 500 sistemi di cronometraggio. La perfezione per noi non è un optional, ma un prerequisito per risultati credibili». E quando i Giochi iniziano, tutto il resto passa in secondo piano: «Ciò che rimane sono le due settimane in cui lo sport è al centro. Queste emozioni noi le supportiamo. Quando cominciano le olimpiadi si crea un'atmosfera speciale, in cui il mondo per un momento sembra più ordinato: e questo è il nucleo del nostro impegno».
In un mondo dominato dal digitale, Aeschlimann difende il ruolo unico di Omega, azienda la cui storia partì nel 1848 a La Chaux-de-Fonds (NE). «La parte tecnica costituisce forse il 5% del nostro lavoro. Naturalmente investiamo massicciamente in sicurezza dei dati e cyber-difesa, ma il 95% consiste nell'accompagnare lo sport a lungo termine, seguire eventi di test e sviluppare discipline». Tale profondità di relazione, afferma, è insostituibile: «Questo nessuna azienda tech può rimpiazzarlo, indipendentemente dall'intelligenza artificiale o dalla potenza di calcolo. La nostra forza risiede nella connessione tra precisione e passione. Per questo i nostri contratti sono a lungo termine, perché si tratta di più che di dati».
Come ambasciatore della Svizzera, Omega sente il peso della responsabilità. «Sì, questa pressione la sentiamo. Omega è l'unico marchio presente in tutti gli stadi e collegato direttamente alla Svizzera. L'errore non è un'opzione: né tecnicamente né simbolicamente». E ancora: «Se lo Swiss made perdesse credibilità, sarebbe fatale. È una delle poche etichette di origine spontaneamente positive in tutto il mondo, a causa dell'artigianalità, dell'efficienza e dell'innovazione».
Guardando al futuro, Aeschlimann è certo del ruolo di Omega nello spazio. «Sì, al 100%. Omega è l'unico marchio di orologi i cui modelli sono accreditati ufficialmente dalla Nasa come equipaggiamento. Ogni astronauta riceve una 'Speedmaster Moonwatch'».
E riguardo agli affari, malgrado le incertezze geopolitiche e valutarie l'ottimismo prevale: «Per noi decide il cliente. Negli USA abbiamo avuto un anno da record nonostante gli aumenti di prezzo. I clienti non si sono lasciati scoraggiare né da dazi né da tassi di cambio. Questo dimostra che un prodotto forte e la vicinanza al cliente sono più importanti dei dibattiti politici o economici», conclude.