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Ora ALVAD riscuote il prelievo: «Ma la misura resta iniqua»

Cinque mesi dopo l’introduzione della partecipazione ai costi delle cure a domicilio da parte dei pazienti, il presidente dell’associazione Stefano Gilardi torna sulla criticità: «Comporta un carico burocratico non indifferente»
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
02.09.2026 06:00

A cinque mesi dall’entrata in vigore del prelievo cantonale per le cure a domicilio, anche ALVAD Spitex ha iniziato a riscuoterlo. L’associazione, che nei mesi scorsi aveva sospeso il prelievo in attesa di chiarimenti sulla misura, ha infine deciso di adeguarsi alle disposizioni cantonali.

«Effettivamente abbiamo iniziato a riscuoterla, ma personalmente non ho cambiato idea sulla sua opportunità», spiega al Corriere del Ticino il presidente Stefano Gilardi. «Ci siamo adeguati perché siamo un’istituzione. L’esperienza di questi mesi, però, ha confermato le nostre perplessità: ritengo che la tassa sia iniqua e inopportuna e che il meccanismo che la accompagna comporti un carico burocratico significativo».

Non tutti la applicano?

La misura – che prevede un contributo a carico dei pazienti di 50 centesimi ogni 5 minuti di cure ricevute, con un tetto massimo di 15 franchi al giorno – secondo Gilardi è innanzitutto iniqua: «È un’affermazione forte. Me ne rendo conto, ma è fattuale». Secondo il presidente di ALVAD, infatti, non tutti i cittadini e non tutti gli operatori sono sottoposti allo stesso meccanismo. «Chi vive in una zona dove opera esclusivamente un servizio pubblico o parapubblico è tenuto a pagarla, mentre chi può rivolgersi a determinati operatori privati può sottrarsi al prelievo». In altre parole, non tutti hanno la possibilità di scegliere: chi abita in periferia, dove magari non ci sono alternative private, si trova di fatto senza scelta. «E se una tassa cantonale non può essere applicata a tutti e non ci sono i mezzi per controllare che venga riscossa correttamente da tutti, allora c’è un problema di equità», aggiunge Gilardi. Il quale ricorda come il Consiglio di Stato stesso ha sostenuto che la misura si applica unicamente agli enti contrattualizzati con il Cantone. Insomma, il prelievo non ricade uniformemente su tutti gli utenti.

Realmente efficace?

Secondo Gilardi, però, la misura non è solo «iniqua», ma è anche «inopportuna». Il ragionamento parte da un dato concreto: secondo il presidente di ALVAD, circa un terzo degli utenti delle cure a domicilio beneficia delle prestazioni complementari e non è in grado di sostenere il prelievo. In questi casi interviene la complementare, finanziata con risorse pubbliche. Il che significa che il costo ricade sui Comuni e, in ultima istanza, sui contribuenti.

«Si introduce una tassa per responsabilizzare l’utente, ma alla fine il costo è finanziato in buona parte con le imposte», osserva Gilardi. Una contraddizione che lo porta a sollevare una domanda diretta: «Quanto è realmente efficace una misura nata come tassa ma pagata, per una quota rilevante, attraverso la fiscalità pubblica?»

A questo si aggiunge un secondo nodo. Il presidente di ALVAD non è contrario in linea di principio all’idea che il settore sociosanitario abbia un costo per l’utente: «Sono dell’opinione che non tutto debba essere gratuito. Una tassa responsabilizza». Ma la responsabilizzazione, argomenta, presuppone una scelta. E per chi si trova in una condizione di precarietà assoluta — anziani non più cognitivamente autonomi, persone che non possono ridurre né modificare la propria domanda di cure — quella scelta non esiste. «Come posso responsabilizzare chi vive una situazione di necessità?» chiede Gilardi. La risposta, nel suo ragionamento, è implicita: non si può. E se cade l’obiettivo della responsabilizzazione, cade con esso uno degli argomenti principali a sostegno della misura. Sempre in ambito finanziario, Gilardi ricorda come la riscossione della tassa produce costi burocratici, sia per gli operatori, sia per i Comuni che devono intervenire laddove l’utente non può sostenere le spese: «Una parte del capitale prelevato viene eroso dalla burocrazia. Una parte è sostenuto con le finanze pubbliche. Il gettito di 10 milioni che il Cantone stimava di poter recuperare rischia di essere neutralizzato da spese aggiuntive».

Mantenimento domiciliare

Infine, c’è un argomento più politico, che Gilardi cita per ultimo e con una certa cautela. La misura, a suo avviso, va nella direzione opposta rispetto a uno degli obiettivi dichiarati della politica sociosanitaria cantonale: favorire il mantenimento degli anziani a domicilio». Gilardi è però il primo ad ammettere che, per ora, l’effetto concreto è limitato: «ALVAD ha registrato solo pochi casi di persone che hanno rinunciato o ridotto la richiesta di aiuto per ragioni economiche legate alla tassa. Fortunatamente non è ancora decisiva», dice.