Ora il sentiero della crescita appare un po' più accidentato

L’economia svizzera sta rallentando. Non si è ancora fermata, ma le prospettive dei principali istituti di previsione stanno peggiorando anche se nessuno ancora pronostica una diminuzione del Prodotto interno lordo (PIL) per quest’anno: si va dall’ottimistico +0,9% del KOF, il Centro di ricerca congiunturale del politecnico di Zurigo che aggiorna al rialzo di 0,1 punti percentuali la sua previsione di marzo scorso, al +0,8% della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), arrivando al debole +0,3% del BAK Economics. Per il prossimo anno invece tutti e tre gli istituti prevedono aumenti del PIL più sostanziosi: dal +1,5% del BAK Economics, al +1,8% della SECO fino al +2,1% del KOF. Ricordiamo che sono stime di previsione soggette a revisione e non dati certi.
Secondo BAK Economics i dati di espansione economica relativamente buoni del primo trimestre non vanno presi come il segnale di una ripresa. «Piuttosto indicano una flessione», ha affermato l’analista di BAK Economics Alexis Bill-Körber durante un seminario online. L’esperto teme in particolare addirittura un calo del PIL reale nel corrente secondo trimestre. A pesare - secondo l’economista - è lo sviluppo debole dell’industria, influenzato dal cattivo andamento dell’economia globale. Anche gli attuali dati sulle esportazioni non sono incoraggianti. E il comparto delle costruzioni rimane problematico.
Pure l’inflazione sta avendo un impatto: «La perdita del potere d’acquisto sta lentamente lasciando il segno», si dice convinto lo specialista. Per l’anno in corso BAK Economics prevede un’inflazione media del 2,4%, che dovrebbe poi scendere all’1,5% nel 2024. Secondo Bill-Körber il pronostico del 2023 risente fra l’altro anche dell’incombente aumento degli affitti.
Il mercato del lavoro è in forma
L’economia svizzera è attualmente stabile, affermano invece gli esperti del KOF. Lo sviluppo solo moderato a livello globale rende però meno dinamica anche la congiuntura nella Confederazione. Il mercato del lavoro viene per contro ritenuto in ottima forma, con un’occupazione che aumenta più del previsto. Anche i consumi privati sostengono la crescita. Timori invece vengono espressi sul fronte degli affitti a causa della recente progressione del tasso di riferimento ipotecario. Poiché le pigioni hanno attualmente un peso del 19% nell’indice nazionale dei prezzi al consumo questa evoluzione contribuirà in modo significativo all’andamento dell’inflazione. Il KOF ipotizza che circa la metà del rincaro del 2024 sarà causata dagli aumenti degli affitti: gli specialisti del Politecnico federale si aspettano un aumento generale dei prezzi del 2,2% nel 2023 e dell’1,5% l’anno prossimo.
Espansione inferiore alla media
La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) conferma le sue previsioni di crescita per la Svizzera nel 2023, orientate a un’espansione economica che sarà inferiore alla media e che sarà accompagnata da un’inflazione chiaramente superiore al 2%. Stando ai dati diffusi ieri gli economisti della Confederazione si attendono che il prodotto interno lordo (PIL) aumenterà del +0,8%, lo stesso valore stimato in marzo, quando era stato effettuato un piccolissimo ritocco al rialzo (+0,1 punti). Viene anche confermato al +1,8% il pronostico per il 2024, che tre mesi fa era stato abbassato di 0,1 punti.
Corretto dall’impatto degli eventi sportivi, che possono incidere sensibilmente perché in Svizzera hanno sede le ricchissime federazioni internazionali che incamerano miliardi con i diritti di diffusione di tornei, la progressione sarà del +1,1% quest’anno e del +1,5% nei dodici mesi successivi. Da parte loro i prezzi al consumo dovrebbero fare un balzo del 2,3% nel 2023 a fronte della previsione precedente di +2,4%. Il rincaro dovrebbe poi un po’ decelerare nel 2024, ma solo all’1,5% (stima invariata).
Secondo la SECO se nel primo trimestre il PIL svizzero è cresciuto in modo sostanziale, per il periodo aprile-giugno è lecito attendersi uno sviluppo più fiacco dell’economia. Attualmente la situazione economica mondiale appare un po’ più positiva di quanto ipotizzato nelle previsioni di marzo. Il calo congiunturale nell’Eurozona è in contrasto con l’andamento positivo di Cina e Stati Uniti. Inoltre, i prezzi dell’energia non hanno smesso di diminuire negli ultimi mesi, attenuando l’inflazione. Il rincaro di fondo nei principali Paesi industrializzati ha però di recente mostrato un andamento meno favorevole: di conseguenza bisogna aspettarsi di nuovo un orientamento più restrittivo della politica monetaria internazionale, con effetti frenanti sulla domanda globale.
Sul fronte interno, il costo dell’energia è in calo, mentre altri settori fanno registrare una pressione persistente sui prezzi. Ciò nonostante i consumi privati, sostenuti dalla buona situazione del mercato del lavoro, dovrebbero aumentare ancora nei prossimi trimestri. Una certa crescita, seppur inferiore alla media, è prevista anche per gli investimenti. Nel complesso, la domanda interna costituirà quindi il principale pilastro della crescita.
Entro la fine del 2024 i tassi di inflazione a livello internazionale dovrebbero gradualmente diminuire: a quel punto la domanda mondiale inizierà probabilmente a riprendersi. La situazione congiunturale planetaria viene però ritenuta fragile e i rischi sono considerati notevoli: l’inflazione potrebbe rivelarsi ancora più persistente e rendere necessaria una politica monetaria più restrittiva, con effetti a cascata sulla domanda globale e sull’indebitamento.
