Pacchetto-UE, accesi i motori per la doppia maggioranza

A quale tipo di referendum dovrà essere sottoposto il nuovo pacchetto di accordi con l’Unione europea? Facoltativo, in cui conta la sola maggioranza popolare? Oppure obbligatorio, con l’approvazione di popolo e Cantoni? Il Consiglio federale ha proposto la prima soluzione, ritenendo che non esistano i presupposti giuridici per la doppia maggioranza, prevista solo in caso di adesione a una comunità sovranazionale (come l’UE) o a un’organizzazione di sicurezza collettiva (come la NATO). Ma il Parlamento, al quale spetta l’ultima parola, si sta spingendo in direzione opposta. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha accolto un’iniziativa, proposta dal liberale appenzellese Andrea Caroni, secondo cui l’approvazione del pacchetto di accordi con l’Unione andrebbe inserita nella Costituzione federale mediante una disposizione transitoria. Trattandosi di una modifica costituzionale, alle urne sarà necessaria la doppia maggioranza. In sostanza, questo significa che la soglia di difficoltà si alza, perché per avere anche la maggioranza dei Cantoni servirebbe come minimo il consenso (così si stima) del 55% dei votanti. La proposta ha letteralmente spaccato in due la commissione, con 6 favorevoli e 6 contrari. Decisivo è stato il voto della presidente, la «senatrice» di Uri Heidi Z’graggen.
Evitare contraddizioni
Il dibattito sul tipo di referendum accompagna da parecchi mesi quello sui contenuti. È stata presentata anche un’iniziativa popolare denominata «Bussola», che chiede il referendum obbligatorio. Il PLR nazionale si era espresso in autunno sia per il pacchetto-UE sia per la maggioranza semplice, come proposto da Ignazio Cassis. Secondo Caroni, tuttavia, si tratta di eliminare le incertezze relative alla costituzionalità della modifica dell’accordo sulla libera circolazione delle persone. Ci sarebbe, infatti, una contraddizione tra l’estensione della libera circolazione, in particolare a livello di ricongiungimento familiare e di diritti di soggiorno, e l’articolo della Costituzione relativo alla gestione autonoma dell’immigrazione (articolo 121a, approvato nel 2014). In altri termini, per motivi di chiarezza giuridica si vuole mettere nero su bianco che queste regole sull’immigrazione non si applicano agli accordi con Bruxelles.
Prima la legge svizzera
Il testo dell’iniziativa precisa anche che, in caso di contraddizione tra il pacchetto di accordi da un lato e la Costituzione o una legge federale dall’altro, si applicherebbe il diritto elvetico qualora il legislatore si sia consapevolmente discostato da tali accordi. Secondo la commissione, a livello nazionale deve esserci un margine di manovra sufficiente per poter, se necessario, agire in tal senso e assumersene le conseguenze sul piano del diritto internazionale. In particolare, si tratta di garantire l’applicazione della cosiddetta «prassi Schubert», secondo cui una legge federale interna prevale su un trattato internazionale precedente se il Parlamento svizzero ha deciso di derogarvi consapevolmente.
Tocca subito al Nazionale
La procedura ora dovrebbe essere abbastanza celere. Per non ritardare l’esame del pacchetto, la commissione degli Stati ha chiesto a quella del Nazionale di pronunciarsi entro fine maggio. Visti i rapporti di forza, è probabile un voto affermativo. In tal caso, si potrà preparare l’emendamento costituzionale e discuterlo già in settembre.
Tre deputati ticinesi a favore
Nella Commissione delle istituzioni del Nazionale siedono quattro deputati ticinesi. Tre hanno accolto favorevolmente la decisione di ieri dei loro colleghi «senatori». Per Simone Gianini, recentemente nominato nella commissione e che già si era espresso a favore di un voto con doppia maggioranza all’assemblea dei delegati del PLR lo scorso autunno, «questo atto parlamentare contribuirebbe a fare la necessaria chiarezza all’interno della Costituzione federale su un tema – quello dell’aggiornamento degli accordi bilaterali con l’Unione europea – che è troppo importante per avere delle zone d’ombra. Se accolto dal Parlamento, avrà come conseguenza anche la necessità della doppia maggioranza di Popolo e Cantoni, ciò che valuto positivamente, così come accoglierei con favore l’iscrizione del principio – già conosciuto nella prassi – in base al quale il nostro diritto interno prevale sui trattati internazionali, se promulgato con la consapevolezza di derogarvi e delle relative conseguenze».
Secondo il democentrista Piero Marchesi, «la pressione dell’UDC sta finalmente riportando alla ragione i partiti di centro. Accolgo questa decisione con soddisfazione», dice: «Su un accordo che vuole mettere la Svizzera sotto tutela dell’UE, la doppia maggioranza è sacrosanta. Non possiamo accettare che Bruxelles detti le nostre leggi e giudici stranieri decidano al posto del popolo sovrano. L’UDC combatterà questo accordo di sottomissione, ma l’ultima parola spetta, giustamente, a popolo e Cantoni».
Anche Giorgio Fonio (Centro) sostiene l’iniziativa commissionale. «Si tratta di chiarire questioni importanti, come il rapporto tra gli Accordi bilaterali III e la disposizione costituzionale relativa all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, nonché l’applicazione della prassi Schubert del Tribunale federale in relazione all’Accordo sulla libera circolazione delle persone. Che per questo sia necessario il consenso della maggioranza dei Cantoni è corretto ed è anche adeguato alla portata dell’oggetto».
Un no da sinistra
In completo dissenso, invece, Grety Gysin (Verdi), che parla di «decisione pericolosa per il nostro sistema politico e il nostro Stato di diritto, basati su una Costituzione e su leggi che vanno applicate. Adesso, invece, si cerca di modificarle per influenzare una decisione in un caso specifico. La Costituzione definisce chiaramente quando ci vuole il referendum obbligatorio e quando quello facoltativo. Entrambi sono perfettamente democratici. È assurdo dire che la doppia maggioranza è più democratica di quella semplice. Questi metodi gettano un’ombra su PLR e Centro che si stanno facendo mettere sotto pressione dall’UDC. Contrari e scettici stanno ricorrendo a qualsiasi mezzo per sabotare gli accordi».
