Il dibattito

«Palazzo di Giustizia è arrivato al limite»

Damiano Stefani torna sulle parole di Norman Gobbi sulla logistica del settore - Il presidente del Consiglio della Magistratura chiede un intervento urgente - La Commissione: «Ora ci dicano le priorità»
©Chiara Zocchetti
Nico Nonella
Giona Carcano
13.10.2026 06:00

Il dossier della logistica della Giustizia è tornato d’attualità nell’agenda del Dipartimento delle istituzioni. Anzi, è «prioritario». A dirlo, su queste colonne, è stato il «nuovo» responsabile politico del Terzo potere dello Stato, Norman Gobbi. E proprio questa settimana è previsto un incontro tra i vertici del DI e quelli della Giustizia. «Fa piacere che per il consigliere di Stato Gobbi il tema sia prioritario», dice al Corriere del Ticino il giudice Damiano Stefani, presidente del Consiglio della Magistratura, organo che negli scorsi anni ha più volte rimarcato la necessità di trovare una soluzione. Anche perché «a Palazzo di Giustizia siamo al limite». Dopo il trasferimento nel piano interrato dei sostituti procuratori generali, «non abbiamo più margini».

A maggior ragione dopo due anni «sostanzialmente persi, la logistica della Giustizia è fondamentale», prosegue Stefani. «Non pretendiamo una soluzione lussuosa, ma un luogo che ci consenta di lavorare in tranquillità. L’importante è che si riparta dopo questa impasse, guardando avanti e facendo tesoro di quanto accaduto». Un’ipotesi potrebbe essere la ristrutturazione per fasi e per blocchi di Palazzo di Giustizia: «In mancanza di alternative, ritengo sia una via percorribile o comunque da non escludere a priori; è stato fatto e sarà fatto per l’Ospedale Civico e per il San Giovanni dove la situazione di convivenza con i lavori è ancora più delicata». La struttura di via Pretorio è da tempo sotto i ferri ma come già rilevato, servirebbe un restyling totale. E alla vetustà dell’edificio si è aggiunto anche un altro problema: a causa del sovraffollamento del carcere giudiziario della Farera, può capitare che vengano impiegate le celle di Polizia, con i detenuti che utilizzano il cortile interno per l’ora d’aria. Insomma, si è arrivati al limite.

Dopo i vari passaggi di consegne alla conduzione politica del Terzo potere dello Stato, «ora serve continuità», dice ancora Stefani. «La vera ripartenza ci sarà in aprile (con l’attribuzione dei Dipartimenti dopo le elezioni del 2027, ndr), adesso è importante gettare qualche base per garantirla, questa continuità». Quanto all’affermazione che Lugano rimane prioritaria per la sede della Giustizia, il presidente dell’organo di vigilanza ribadisce che sì, «il Tribunale di appello deve restare in città. È fondamentale per l’immagine della Magistratura».

Il sistema di nomina

Passiamo nel campo della politica. La Commissione giustizia e diritti, preso atto del riassetto del Dipartimento delle istituzioni, intende discutere con il «nuovo» responsabile le priorità della Giustizia. Al netto della situazione logistica, infatti, il settore chiede da tempo delle riforme. In primis sulle nomine in magistratura. Claudio Zali, durante il suo anno come titolare, aveva fin da subito battuto il chiodo su questo tema, annunciando durante la «famosa» inaugurazione dell’anno giudiziario nel giugno del 2025, la volontà di metterci mano. L’intenzione dell’ex «ministro» era quella di «spoliticizzare» il sistema e una possibile soluzione sarebbe dovuta arrivare entro fine anno. Tuttavia, il caos istituzionale di quest’estate ha evidentemente impedito al dossier di fare passi avanti. È per questo che, negli scorsi giorni, la Commissione ha scritto una lettera al Consiglio di Stato per capire a che punto è lo studio voluto da Zali. «Al momento, non abbiamo ancora avuto risposta», ci spiega la presidente Cristina Maderni (PLR). Per questo motivo, ieri mattina è stato deciso di mettere in calendario un’audizione con Norman Gobbi. La Commissione chiederà al direttore del DI che cosa intende fare sulla revisione del sistema di nomina. Ma non solo: sul tavolo, infatti, ci sono altre questioni importanti che riguardano il settore. «Per noi le priorità sono chiare: arrivare in fondo con la legge ARP e la riforma delle giudicature di pace», sottolinea Maderni. La Commissione intende altresì capire se Gobbi vorrà portare avanti (e in quale forma) il progetto di Polizia unica. Insomma, la carne al fuoco è molta.

Il nodo dei costi

Tornando alla riorganizzazione logistica della Giustizia, un ruolo fondamentale lo giocherà l’aspetto economico, considerata anche la delicata situazione delle finanze cantonali. Il progetto pensato dall’ex consigliere di Stato Claudio Zali non sarebbe per esempio costato meno del «Piano A» del Governo del 2019, con al centro di tutto lo stabile EFG in viale Franscini (per l’acquisto ci sarebbero voluti circa 80 milioni di franchi) bocciato in votazione popolare nel 2024. Lo aveva comunicato negli scorsi mesi lo stesso ministro in Commissione.

Gobbi torna a motivare le truppe

2 giugno 2025: di fronte al Terzo potere dello Stato, Norman Gobbi e Claudio Zali «celebrano» la volontà di scambiarsi i dipartimenti. È l’inizio del cosiddetto «arrocco», anticipato il giorno precedente dal Mattino della domenica. Passano poche ore e lo stesso Gobbi conferma in una e-mail inviata ai propri collaboratori al Dipartimento delle istituzioni l’intenzione di passare al Territorio. «Dopo quattordici anni alla guida del Dipartimento delle istituzioni, insieme al collega Claudio Zali abbiamo informato il Consiglio di Stato della nostra intenzione di scambiarci i Dipartimenti», aveva scritto Gobbi in una mail che il CdT aveva potuto visionare. Quindi, il punto centrale: «La decisione del Governo non è ancora stata presa».

Detto, fatto. Prima, l’arrocco è diventato arrocchino. Poi è stato «travolto» dalle recenti dimissioni di Zali e dalla conseguente ripartizione dei dipartimenti, con il Territorio andato a Piero Marchesi. Gobbi, settimana scorsa, è quindi tornato ad avere la responsabilità completa delle Istituzioni. Ed è con questo spirito che, in una nuova e-mail inviata poco dopo la ridistribuzione dei compiti che il CdT ha potuto visionare, è tornato a «motivare le truppe». «(...) Continuerò a dirigere il Dipartimento delle Istituzioni, che ritrova il suo assetto originario», scrive il «ministro». «(...) Nel 2011, assumendo la guida del Dipartimento, vi avevo chiesto di essere una squadra. Quindici anni dopo questa squadra dimostra sul campo il proprio valore: garantisce ogni giorno il buon funzionamento dello Stato e oggi è di nuovo al completo, unita dagli stessi obiettivi. (...) Da quindici anni so di poter contare su di voi. Oggi, come allora, vi chiedo di lavorare con la stessa determinazione e con la consapevolezza che il nostro impegno ha un valore concreto per il Ticino e i suoi cittadini. Da parte mia, continuerò a garantire una guida solida e presente, disponibile all’ascolto e aperta al dialogo».