Papa Leone XIV esorta i francesi: «Non perdiamo la nostra umanità»

In dodici anni di pontificato, Francesco era atterrato tre volte in Francia: a Strasburgo, Marsiglia e Ajaccio. Mai a Parigi. Il Papa argentino era interessato alle “periferie”, e non soltanto quelle dei grandi Paesi cattolici. E aveva sempre declinato l’invito dell’Eliseo. Addirittura, sembra che in occasione della riapertura di Notre Dame, restaurata dopo il devastante incendio dell’aprile 2019, avesse detto ai suoi collaboratori: «Non voglio andare a fare da chierichetto al presidente» Emmanuel Macron.
Leone XIV, pur non allontanandosi mai troppo dalla linea pastorale tracciata dal predecessore, ha fatto una scelta diversa. Così, dopo Madrid, capitale di una delle grandi nazioni cattoliche europee, ieri è sbarcato a Orly. Per cogliere da vicino la «sete di spiritualità» evocata dal cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo metropolita di Marsiglia e presidente della Conferenza Episcopale transalpina. E per ribadire la necessità della presenza cattolica nella nazione che ha fatto della laicità il proprio destino.
«Il Papa americano, a differenza di Francesco, considera la Francia una priorità per la Chiesa», ha scritto ieri Le Figaro. Discepolo di Sant’Agostino, giurista, Leone XIV non è mai ambiguo sulla questione secolare. Aveva infatti spiegato chiaramente la sua visione delle relazioni tra Chiesa e Stato il 9 gennaio di quest’anno ricevendo per la prima volta il corpo diplomatico. «Agostino - aveva detto il Papa - interpreta gli eventi e la realtà storica secondo il modello delle due Città: la Città di Dio, che è eterna e caratterizzata dall’amore incondizionato di Dio (Amor Dei), a cui è legato l’amore del prossimo, specialmente dei poveri; e la Città terrena, che è un luogo di residenza temporanea e comprende tutte le istituzioni sociali e politiche, dalla famiglia allo Stato nazionale e alle organizzazioni internazionali». La Città di Dio di Leone XIV non propone un programma politico - ne sa qualcosa Donald Trump, che è incappato in una solenne lezione sulla separazione dei ruoli - ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica.
E in effetti, sia il discorso pronunciato in mattinata all’Eliseo davanti alla Francia istituzionale, sia quello rivolto alla platea dell’UNESCO nel primo pomeriggio, sono stati l’occasione per ribadire i concetti chiave di questo inizio di pontificato: salvaguardia della dignità umana, pace disarmata e disarmante, riaffermazione della centralità dell’essere umano nel mondo dominato dagli algoritmi, protezione delle diversità, promozione del dialogo.
Un Paese totalmente cambiato
La Francia che ha accolto ieri il pontefice è un Paese nel quale il numero di cattolici è in caduta libera da almeno 50 anni. Otto francesi su 10 si dichiaravano cattolici all’inizio degli anni ‘50, una percentuale che oggi si è ridotta a 4 su 10. Il declino è stato ancora più vertiginoso tra i praticanti - i messalisants, coloro che vanno a messa ogni domenica: rappresentavano oltre un terzo (35%) della popolazione francese nel 1961. Erano scesi al 19% nel 1976. Sono meno del 5% oggi.
Come ha scritto Jean-Pierre Denis, giornalista e scrittore, direttore editoriale del mensile Prier e già presidente dell’Associazione francese dei giornalisti di informazione religiosa, «il passaggio di un Papa segna il suo posto e il suo tempo». Mezzo secolo fa, Giovanni Paolo II chiese ai francesi dove fosse finito il loro essere cattolici e cristiani; mentre, nel 2008, Benedetto XVI invitò i fedeli a interiorizzare il proprio status di minoranza. «Papa Francesco chiese loro invece di uscire da una certa introspezione per vivere e proclamare il messaggio delle Beatitudini - “Beati i poveri”». A questi diversi accenti - carismatico con Wojtyla, teologico con Ratzinger, evangelico con Bergoglio - si somma adesso l’esortazione di Leone XIV a essere cattolici dentro una società plurale, scegliendo sempre il dialogo. «Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici - ha detto ieri il Papa all’Eliseo - ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione».
«Nella mente delle élite morenti - scrive ancora Jean-Pierre Denis - Dio è diventato l’unico argomento tabù». Ma con Leone XIV la Chiesa lavora per diventare «un luogo di libertà e di speranza. Una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale».
No all’eutanasia
Ciò detto, il Papa non ha rinunciato a essere sé stesso. Ha ribadito «con forza» il no all’aborto - «la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», ha detto; e ha ripetuto la totale contrarietà all’eutanasia e all’ingegneria genetica, sottolineando «con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata». Un discorso che affianca la questione del «rispetto della dignità umana e dei diritti e delle libertà fondamentali che derivano dalla natura umana» e, in particolare, il ruolo degli uomini e delle donne «in mezzo al “paradiso delle macchine”», espressione coniata nel 1946 da Georges Bernanos in La France contre les robots.
Riprendendo quanto scritto nella Lettera enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV ha ricordato che di fronte a una tecnologia che «invade e condiziona la nostra vita quotidiana, è urgente formare le menti a un discernimento etico, capace di riconoscere ciò che è moralmente buono».
Lo sviluppo tecnologico «ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene». Il progresso scientifico, «quando separato dalla saggezza, può trasformarsi in un’arma di distruzione», ha concluso il pontefice.
